Le casse del partito sono vuote e l’ex presidente del Consiglio e’ intenzionato a correre ai ripari. Oltre ai debiti pregressi che ammontano a circa 87 milioni, ne mancano all’appello circa 7 per fronteggiare le spese correnti e il leader azzurro ha spiegato piu’ volte di non voler piu’ aprire i cordoni della borsa. Ora e’ stato fatto un passo ulteriore: tra le ‘cure’ sul tavolo – riferiscono fonti azzurre – c’e’ quella di chiedere una fidejussione bancaria ai deputati e ai senatori per garantire un prestito e ‘coprire’ la somma mancante, necessaria per mandare avanti la macchina di FI. I parlamentari, la maggior parte dei quali al secondo mandato, saranno chiamati ad impegnare la liquidazione. Piu’ o meno, facendo calcoli approssimativi, ogni parlamentare dovrebbe garantire circa 50mila euro. Ipotesi che ha gia’ messo in fibrillazione molti azzurri. “Piuttosto passo al gruppo Misto…”, protesta un deputato. Un’altra ipotesi e’ quella di chiedere un contributo ‘una tantum’.
Al momento non sono previste sanzioni per chi non accogliera’ il ‘piano d’emergenza’. Ma pesa anche il rifiuto di molti parlamentari di versare la somma mensile che dovrebbe essere destinata al partito. La ‘grana’ fondi potrebbe anche essere affrontata oggi alla riunione sulle riforme. Anche per trovare risorse partira’ la campagna tesseramento. Chi si iscrive a FI dovra’ versare 50 euro, 25 la quota per i giovani e gli anziani. L’obiettivo e’ quello di arrivare almeno a 300mila iscritti.

