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Si parla da tempo delle criticità del Sud. A questo proposito, però, la ZES sembra aver aperto nuovi spiragli. Qual è la sua valutazione?
La ZES è stata quell’intuizione politica che ha creato le condizioni per dare certezza a chi vuole investire e la possibilità, a tutti coloro che hanno voglia di creare lavoro e sviluppo, di poterlo fare con tempi certi sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista economico. Detto questo, poi c’è il sostegno fiscale da parte del Governo ma anche il sistema delle banche. È stato veramente un modo per rendere fattibile quello che per tanti anni ci siamo detti parlando della famosa questione meridionale: ci vuole troppo tempo, ci vogliono troppi anni, è difficile realizzare al Sud, è difficile avere le autorizzazioni. Invece non è così. Adesso chi ha voglia di fare, rispettando le norme, lo può fare in tempi certi.
Fare impresa al Sud è stato considerato difficile. È forse ancora più difficile immaginare questo modello a livello nazionale. È anche quello che ha detto la premier nel messaggio inviato qui a La Piazza?
Sì, perché la ZES, così come era stata pensata tantissimi anni fa quando è nata, era a macchia di leopardo. Ne erano otto e di fatto non funzionavano. L’intuizione di Fitto, oggi vicepresidente della Commissione europea, è stata quella di creare invece un’unica area. È chiaro che adesso il sistema amministrativo agevolato può essere esteso a tutta l’Italia. Perché no? Quello che è stato anche chiarito, però, è che gli incentivi dal punto di vista economico devono andare alle aree più svantaggiate, che sono quelle del Sud. Ben venga quindi un sistema amministrativo agevolato, veloce, rapido e di semplificazione per tutta l’Italia. La parte che deve poter godere e usufruire dei finanziamenti pubblici è invece quella legata alle aree più svantaggiate, e noi siamo ancora quelli del Sud.
Questo può creare opportunità anche per i giovani?
Sicuramente sì, perché creare le condizioni affinché un giovane non sia costretto ad andare via, ma possa scegliere liberamente se andar via oppure restare qui, diventa fondamentale. Laddove ci dovessero essere, ed è quello per cui si sta lavorando, infrastrutture ma soprattutto possibilità di lavoro, nessun giovane sarebbe costretto ad andare via. Anzi, da altre parti del mondo verrebbero qui, perché viviamo nella parte più bella del mondo.


