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Frosinone, fuga da Vannacci: Futuro Nazionale perde i suoi vertici

Scaccia e Chiappini escono da Futuro Nazionale, Mastrangeli ricuce la maggioranza e il Comune archivia la crisi. Vannacci, invece, perde un pezzo importante del suo presidio laziale. E per un movimento che punta a radicarsi, non è esattamente un dettaglio.

Frosinone, fuga da Vannacci: Futuro Nazionale perde i suoi vertici

Vicesindaco e Consigliera Comunale lasciano il partito del generale dopo l’aut aut di Mastrangeli. Così il centrodestra ricuce la maggioranza e chiude la crisi al Comune

La scossa arriva da Frosinone e non è di quelle che si assorbono con una nota stampa di circostanza. Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci, perde in un colpo solo il suo gruppo dirigente provinciale. A sfilarsi sono Antonio Scaccia, vicesindaco del capoluogo ciociaro e coordinatore locale del partito, e Francesca Chiappini, consigliera comunale tra le più votate e fino a ieri figura di peso anche nel coordinamento nazionale. Una rottura politica netta, che nasce dentro la crisi amministrativa del Comune e finisce per ridisegnare gli equilibri del centrodestra frusinate.

L’ultimatum del sindaco e la scelta di Scaccia

Il punto di non ritorno è stato l’aut aut del sindaco Riccardo Mastrangeli. Dopo giorni di tensione culminati con l’azzeramento della Giunta e con le dimissioni del primo cittadino, il sindaco ha imposto una linea chiara: chi fa parte della maggioranza deve riconoscersi senza ambiguità nel perimetro politico del centrodestra di governo, nazionale e regionale. Tradotto dal politichese: o dentro fino in fondo, o fuori.

Una richiesta che ha messo all’angolo proprio gli esponenti di Futuro Nazionale, presenti nell’esecutivo con due assessori, tra cui lo stesso Scaccia. Non è bastata la linea difensiva con cui Scaccia e Chiappini hanno provato a distinguere il piano amministrativo da quello partitico, rivendicando il loro radicamento nella storica lista civica “Per Frosinone”. Alla fine la scelta è stata inevitabile: lasciare Vannacci per non far saltare definitivamente la maggioranza e rimettere in carreggiata la macchina comunale.

Scaccia ha spiegato la decisione richiamando la priorità degli interessi della città e la necessità di garantire continuità amministrativa. Una formula istituzionale che, tradotta senza troppi giri di parole, significa che a Frosinone il progetto vannacciano si è scontrato con la vecchia, solidissima regola della politica locale: quando il potere di governo vacilla, le appartenenze ideologiche diventano improvvisamente negoziabili.

Crisi chiusa in Comune, ma Vannacci incassa il colpo

L’uscita di scena dei dirigenti locali ha consentito a Mastrangeli di ricomporre il quadro. Incassate le firme dei capigruppo e poi quelle degli assessori sul documento politico richiesto, il sindaco ha restituito le deleghe e ha riunito di nuovo la Giunta, certificando nei fatti la chiusura della crisi. Sul piano amministrativo, dunque, l’operazione sembra riuscita: la maggioranza regge e il Comune riparte.

Sul piano politico, però, il segnale resta pesante. Futuro Nazionale si ritrova senza la sua classe dirigente in provincia di Frosinone, cioè senza quei riferimenti che dovrebbero trasformare un contenitore politico in una presenza reale sul territorio. Ed è proprio qui che si apre la lettura più interessante: se bastano pochi giorni di tempesta a svuotare il partito nel cuore della Ciociaria, forse il radicamento era meno robusto di quanto apparisse.

Durissima, intanto, la replica di Marco Pomarici, responsabile regionale del movimento nel Lazio, che ha liquidato l’addio di Scaccia con parole tutt’altro che concilianti. Secondo Pomarici, il vicesindaco non avrebbe prodotto risultati concreti né sul territorio né nelle istituzioni, e il movimento andrà avanti comunque grazie a iscritti e sostenitori. Insomma, il classico copione del “non ci mancherà”. Formula usata spesso in politica quando, in realtà, il problema c’è eccome e si vede.

Una rottura che pesa oltre Frosinone

La vicenda frusinate racconta molto anche oltre i confini del capoluogo. Da una parte c’è il pragmatismo della politica amministrativa, che impone alleanze stabili e fedeltà verificabili. Dall’altra c’è la difficoltà dei nuovi soggetti politici a trasformare la spinta identitaria in struttura duratura. Frosinone, in questo senso, è un piccolo laboratorio: quando arriva il momento di scegliere tra simbolo e governo, spesso vince il secondo.

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