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Politica

di Massimo Gargiulo

In virtù del premio assegnato alla Camera dalla legge elettorale italiana alla coalizione vincente, il centro sinistra guidata da Pierluigi Bersani, leader dei DS, dispone di una maggioranza di 340 seggi, sui 630 seggi posti in palio, pur avendo ottenuto soltanto poco più di 10milioni di voti dai quasi 35 milioni di elettori che si sono recati alle urne, pari al 71,19% dei 47milioni di elettori italiani, e soltanto circa 125mila voti in più della coalizione di centro destra guidata da Silvio Berlusconi, alla quale vengono assegnati 124 seggi.
La lista 5Stelle di Beppe Grillo, la vera rivelazione delle elezioni, con poco meno di 8milioni e 700mila voti, pari al 25,5% dei voti è il primo partito alla Camera superando di circa 54mila voti il PD e ottiene 108 seggi. Alla coalizione guidata da Mario Monti, che ottiene poco più del 10% dei voti, vanno 45 seggi. (Mancano i 12 seggi degli italiani all’estero)
 
Al Senato, invece, dove gli elettori (con più di 25 anni di età) erano poco più di 42milioni, i votanti circa 31milioni e 750mila (pari al 75,11%) e il premio di maggioranza viene assegnato a livello regionale, al momento nessuna maggioranza sembra possibile. La coalizione di centro sinistra guidata da Bersani, pur avendo ottenuto quasi 9miloni e 700 voti, circa 300mila voti in più della coalizione di centro destra guidata da Berlusconi, dispone di soli 113 seggi, 3 in meno di quella di centro destra, che ne ottiene 116 avendo vinto nelle regioni più popolose. Numeri entrambi ben lontani dalla maggioranza assoluta che è di 158 seggi.
Completano il Senato la lista 5Stelle di Grillo con 54 seggi e la coalizione di Monti con 18 seggi.  (Mancano i 6 seggi degli italiani all’estero)
 
Nella prospettiva di un governo di “responsabilità nazionale”, l’unica che possa scongiurare un immediato ritorno alle urne, anche la situazione della Camera si complica. Nella coalizione di Bersani la lista Sinistra e Libertà di Niki Vendola, che pur non essendo in Parlamento si opponeva al governo Monti, dispone di 37 seggi alla Camera (e 7 al Senato): una eventuale rottura di Sinistra e Libertà con la coalizione di centro sinistra porterebbe quest’ultima a disporre di 303 seggi scendendo alla Camera al di sotto della maggioranza.
 
La prospettiva di un governo di “responsabilità nazionale” potrebbe fondarsi, a mio avviso, su un accordo che veda da una parte tutte le forze presenti in Parlamento, (eventualmente con l’esclusione di Lega Nord  - che dispone di 17 seggi al Senato e 18 alla Camera - sul fronte del centro destra e Sinistra e Libertà su quello del centro sinistra) convergere su un percorso di riforme istituzionali: riduzione del numero dei parlamentari, Senato delle regioni, riforma del Titolo V della Costituzione, legge elettorale, dall’altra la convergenza di Bersani, Berlusconi e Monti (e i loro alleati ad esclusione di Lega Nord e Sinistra e Libertà) e l’astensione di Grillo su di una maggioranza  di governo, con disponibilità a votare di volta in volta su provvedimenti concordati. Se così fosse, finita la stagione super partes di Monti, si aprirebbe la questione di chi sia titolato a guidare il governo.

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