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Governo Conte-bis: o nasce o muore. Basta “melina”

Di Massimo Falcioni

 Dunque, la palla torna in campo e la partita riprende dopo l’ultimo concitato giorno di agosto, un sabato di incertezze e tensioni, con Conte che prima sale al Colle addirittura non escludendo il getto della spugna e poi incontra a Palazzo Chigi i capigruppo di Camera e Senato di Pd-M5s per una verifica sui dossier con i dem alla fine rasserenati per i “passi avanti fatti” ma con i pentastellati che insistono per il “chiarimento politico”. Come dire, non siamo noi qui oggi che decidiamo,  rilanciando la patata bollente ai vertici dei rispettivi partiti, a Di Maio da una parte e a Zingaretti dall’altra. La parola d’ordine è una sola: resistere! Ma il logoramento personale e politico c’è.Se ancora si pesta l’acqua nel mortaio la fine del tentativo in corso è certa e irreversibile. Senza uno sbocco risolutivo finale, a breve, la carta Conte è bruciata e l’alleanza M5S-Pd diventa espressione di fallimento, un ko per i due partiti e i rispettivi leader, l’imbocco forzato verso le elezioni politiche anticipate. La situazione è in movimento ma niente è scontato.

Mattarella non demorde. Idem Conte. Ma il rischio di avvitarsi su se stessi è reale così come quello di proseguire in un inconcludente gioco dell’oca. Ricucito, dunque, anche l’ultimo strappo dopo l’out-out di Di Maio ieri sui punti programmatici, passati in poche ore da 10 a 20, Conte riattacca le insegne sulla facciata in costruzione, ma la struttura barcolla perché le fondamenta sono deboli e non si capisce bene chi ha interesse a rafforzarle e chi a minarle. Il nodo era e resta politico e le ore e i giorni passano senza che Pd e M5stelle dimostrino la reale volontà di allearsi e dar vita al Conte-bis. Temono l’incomprensione e la rivolta della loro base, che l’alleanza possa tradursi in un boomerang politico ed elettorale. Perciò resta tutto precario, con i protagonisti che volteggiano sul trapezio sperando nell’errore e nella caduta dei compagni-avversari-ex nemici di cordata, con il pubblico spettatore, deluso e stanco, certo di pagare il conto finale di quello che considera una “alleanza-pasticcio” fra partiti cui niente li accomuna: insomma l’ennesimo inciucio del potere per il potere. Non sappiamo, ovvio, che cosa si siano detti veramente nelle segrete stanze Conte e gli esponenti dei due partiti, ma alla fine ognuno, ob torto collo, ha rinfoderato la propria sciabola.Da qui le dichiarazioni aperte a un filo di ottimismo. Per ora non c’è nessun accordo e quel poco che c’è è scritto sull’acqua: solo dichiarazioni di intenti, quindi “bla-bla.

Va ribadito che il ripetuto “stop and go” di queste ore non deriva solo da questioni di lana caprina legate alle bizze di leadership inconsistenti e pressate dai giochi correntizi interni. Non ci si schioda dalla palude soprattutto per la diversità ideale e politica fra M5S e Partito democratico, per l’inconsistenza e la non credibilità del progetto politico-programmatico. Inutile girarci attorno: quel che sta accadendo è la cartina del tornasole di una crisi politica e istituzionale profonde, crisi peggiorata dopo la fine dell’esecutivo Conte, cioè dopo il fallimento dell’alleanza proprio fra quei due partiti che volevano fare “piazza pulita” dell’ancien regime quando oggi uno di questi (il M5S) prova a dar vita a una maggioranza di governo con il Partito democratico, cioè il partito considerato espressione del Palazzo, ex nemico, quello più malato di “governismo”.Se il gioco politico è arrivato qui ci si deve chiedere a che punto è la nostra democrazia. Cosa sono e chi rappresentano i partiti ridotti per lo più a macchine elettorali che occupano completamente le istituzioni a tutti i livelli. Invece di andare alla radice della “questione democratica”, da anni si è proceduto con una semplificazione delle procedure (dalle elezioni dirette dei sindaci a quella di fatto del premier) puntando sul rapporto massmediatico virtuale “diretto” leader-cittadini, un neo populismo demagogico incentrato sull’antipolitica, tesa a concentrare il potere. Alla fine, anche per le pressioni – vere e proprie ingerenze  internazionali – il Conte-bis nascerà. Chiamando le cose per nome, quella fra 5Stelle e Pd è una unione d’interesse. Infatti il M5S teme le urne perché potrebbe subire nuovi tracolli.

Pure il Pd le teme per se stesso oltre che per l’incubo di una destra tsunami, a trazione Lega-Salvini. Il Conte-bis non avrà comunque vita facile, a cominciare dalla fiducia in Parlamento, dati i voti assai risicati in Senato, proseguendo con le beghe interne ai due partiti: in primis nel Pd, con Renzi deciso a sfruttare la straordinaria opportunità pro domo sua, staccando la spina dell’esecutivo a tempo debito. Poi fra poche settimane la tagliola delle elezioni in regioni di gran peso a cominciare dall’Emilia Romagna, Umbria, Calabria, e infine la manovra finanziaria. Il tutto con l’Italia in stagnazione, dove il Pil peggiora. – 0,1% nel secondo trimestre e la disoccupazione risale, luglio al 9,9%. E con la pazienza degli italiani terminata. Italiani delusi e sfiduciati, aperti alle sirene della protesta di piazza che si accenderà da subito e pronti a incrementare, quando al voto si andrà, l’astensionismo. Povero Conte? Povera Italia! Lunedì si ricomincia. In zona Cesarini.