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Politica
Governo, fra pandemia e Recovery plan. Il “realismo” di Draghi
(fonte Lapresse ) Mario Draghi Senato

Così si scopre, si fa per dire, che la fiducia degli italiani nel premier Draghi crolla sotto il 50%, quasi cinque punti in meno nell’ultima settimana. Evidentemente c’è delusione e contrarietà verso il programma di riaperture e il mantenimento del coprifuoco alle 22 (più in generale fino al 31 luglio, salvo ripensamenti) annunciato dal governo e contestato dall’interno dell’esecutivo dalla Lega che tenta di differenziarsi comunqueper questioni di bottega dato che scivola nei sondaggi e teme l’avanzata da destra di FdI avendo Giorgia Meloni, dall’opposizione, le mani libere.

Nella Lega c’è chi (Giorgetti) intende sostenere comunque il governo e chi (la base) cerca l’incidente di percorso per rompere. Salvini non vuole e non può uscire oggi dal governo perché ne pagherebbe pesantemente le conseguenze politiche ed elettorali ma si illude chi pensa che il leader leghista molli l’osso: la sua strategia punta a tenere Draghi e l’esecutivo in tensione permanente, a voler dimostrare di “averli in mano”, in particolare stressando il Pd e il M5S in tutt’altre faccende affaccendati.  Dato il permanere di una pesante, pesantissima, situazione sanitaria-economica, l’insoddisfazione degli italiani, specie di quelli più colpiti, è pesante e legittima. Resta il fatto che Draghi, pur muovendosi come esperto acrobata su una corda tesa e sfilacciata, sta riportando l’Italia nel giocoeuropeo e internazionale, tanto più significativo alla vigilia del varo e poi della gestione del Recovery Plain, l’ultimo treno riformatore per non far sprofondare il Paese e dargli un futuro.

Al di là delle apparenze e dei meeting istituzionali obbligatori come le riunioni del consiglio dei ministri è evidente che Draghi, in buona sostanza, “agisce e decide”  da solo, è questo per ora è un bene visto lo stato della fiera dei partiti e delle loro leadership, protesi a non sprofondare nelle rispettive sabbie mobili, a ricavare spazi politici, elettorali e personali anche in vista degli appuntamenti assai importanti quali l’elezione del nuovo capo dello Stato, le elezioni amministrative e più avanti quelle politiche, che prima o poi arriveranno. Il governo, è vero, causa la pandemia, ha spesso agito d’urgenza aggirando il potere del Parlamento anche se qualche decreto legge poi lì c’è arrivato. Caso mai c’è da chiedersi quanti “governatori” hanno sottoposto ai loro consigli regionali le tante stramberie avanzate nella Conferenza nazionale delle Regioni. Ecco un nodo, quello dei “cacicchi” regionali che va sciolto, revisionando tutta la materia, a cominciare dall’elezione diretta dei presidenti.

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