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Politica

 

"Penso che il Pd non possa che prender atto della sentenza e votare per la decadenza" di Berlusconi. "Politicamente non c'e' altra soluzione". E' quanto ha affermato il ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio, nel corso di una conferenza stampa al meeting di Comunione e Liberazione. Il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio, non e' d'accordo per la cancellazione completa dell'Imu perche' "in momenti come questi non si puo' rinunciare a 1,5 miliardi". Il ministro si riferisce al gettito da quei proprietari che "possono pagare qualche centinaio di euro l'anno per avere strade a posto, verde pubblico curato e servizi efficienti". "C'e' in piedi il compromesso sulla service tax - ha spiegato - che si paga in tutti i Paesi sviluppati. Mentre non abbiamo ancora raggiunto l'accordo sulla copertura, ovvero se essere completa o al 70%"

"Diranno che e colpa mia se i ministri del Pdl valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l'altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?". Silvio Berlusconi, intervistato dal settimanale Tempi, si lancia nelle metafore per dare la responsabilità di un'eventuale crisi di governo tutta sul Pd. E sulla scelta che i Democratici faranno votando o meno la decadenza in Giunta al Senato. Insomma il Pd, secondo il diktat berlusconiano, dovrebbe salvare lui, e garantargli un'agibilità politica persa perché colpevole secondo la Cassazione di frode fiscale, e incandidabile secondo la legge Severino. Tutto questo per salvare il governo Letta.

Berlusconi ha poi continuato, parlando della sentenza come di "una sentenza infondata, ingiusta, addirittura incredibile". Le soluzioni, secondo il Cavaliere, ci sono: "La Costituzione della Repubblica e il buon senso offrono molte strade. Se avessi voglia di sorridere, potrei dirle che 'non possono non saperlo': vale per tutti gli attori politici e istituzionali". E rivendicando tutto quello che pure in caso di dimissioni o decadenza non gli può essere tolto, aggiunge: "Possono farmi tutto, ma non possono togliermi tre cose. Non possono togliermi il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana. Non possono togliermi il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato. Non possono togliermi il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani, finché questi cittadini liberamente lo vorranno".
 

video mediaset berlusconi

Una dichiarazione di intenti che fa slittare ancora una volta il dibattitto sulla successione e mostra il tentativo di restare sulla scena, nonostante tutto. Anche per questo l'ipotesi della candidatura di sua figlia viene ulteriormente da lui smentita: "Mia figlia Marina è stata una leonessa nelle sue uscite pubbliche di questi mesi. Il suo valore di persona, di imprenditrice, di donna, di cittadina, è sotto gli occhi di tutti. Le ho dato alcuni consigli, con amore e credo con lungimiranza e sono assolutamente sicuro che non scenderà in campo al mio posto".

E dopo non aver ottenuto alcuna garanzia di salvacondotto politico dal vertice di ieri con il premier Letta, Angelino Alfano torna a chiedere al Pd "di non dare un voto contra personam", con il loro nemico storico. "Vogliamo che la vicenda della decadenza venga trattata come se riguardasse uno dei loro senatori", dice dal meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

"Il Pd non dia una sentenza politica e rifletta sul 'no' alla decadenza. Il Quirinale e la Corte costituzionale non c'entrano nulla - aggiunge il segretario - è il Pd che deve riflettere sull'opportunità di votare 'no'. Un loro atteggiamento preventivo, indisponibile, ci allarma molto perché significa esprimere un pregiudizio, una sentenza politica su Silvio Berlusconi". Alfano annuncia infine che vedrà Berlusconi "oggi pomeriggio".

Ma i Democratici non ci stanno. E rispediscono al mittente il messaggio: "Il Pd non accetterà ricatti e la responsabilità di far saltare eventualmente il governo per la vicenda di Silvio Berlusconi sarebbe del Pdl", ha dichiarato in una nota Davide Zoggia, responsabile organizzativo del Pd. "Bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito".

FRANCESCHINI - Dario Franceschini ha respinto le "minacce" di far cadere il governo se sara' votata la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. "Alle minacce e agli ultimatum basta rispondere con un principio molto semplice: non si barattano legalita' e rispetto delle regole con la durata di un governo. Mai", ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il parlamento.


BRUNETTA - Lo accusa di puntare ai gradi di "bravo comandante della Volante Rossa che ha eliminato il nemico", ispirato al principio per cui "la ghigliottina si deve far funzionare sul collo dell'avversario politico prima che qualsiasi evento lo impedisca". Renato Brunetta mette nel mirino Felice Casson e afferma che il senatore Pd "ha ragione su un punto: sulla volonta' propria, e di speriamo non molti dei suoi compagni, di essere gli eliminatori di Berlusconi, a qualsiasi costo, e il prima possibile. Una medaglia da appuntarsi sul petto per garantirsi - prosegue - un futuro prospero da bravo comandante della Volante Rossa che ha eliminato il nemico". "Se invece di Berlusconi ci fosse uno dei loro, siamone ben certi, come abbiamo visto molte volte anche nel recente passato, nella medesima situazione - osserva ancora il capogruppo Pdl alla Camera - si scoprirebbero garantisti e sostenitori del necessario ricorso alla Consulta".

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