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Renzi: “Accordi coi 5s? Salvini mi teme”. Zingaretti regista, pronto Gentiloni

Secondo alcune voci, smentite, la parte renziana del Pd starebbe valutando un governo di transizione col M5s. E per la leadership sembra pronto Gentiloni

Il Pd prova a organizzarsi in vista della crisi di governo e delle possibili elezioni. Secondo alcune voci, descritte da Repubblica e il Fatto Quotidiano, la parte renziana del Pd starebbe in realtà valutando la possibilità di un accordo per un governo di transizione con il M5s per portare a termine la manovra, mantenere il reddito di cittadinanza, tagliare i parlamentari (come proposto dallo stesso Renzi nel suo referendum costituzionale poi bocciato) e alzare il deficit al 2,9% per tre anni. Ma per ora piovono solo smentite, compresa qauella molto secca di Matteo Renzi in persona.

Per quanto riguarda la leadership invece, sembra che Zingaretti si sia deciso a ritagliarsi un ruolo da regista con Paolo Gentiloni primo attore nella corsa, complicata più che mai, al ruolo di premier. 

Renzi,non faccio accordicchi segreti con M5s o Fico

“Oggi i giornali sono pieni di retroscena su accordi segreti tra noi e i Cinque Stelle. Qualcuno gia’ ipotizza che io possa votare la fiducia a Fico premier. E perche’ non Toninelli premier allora? O Di Battista? Sono ragazzi cosi’ preparati e competenti. Dai, ragazzi, non scherziamo”. Lo scrive su Facebook il senatore Pd Matteo Renzi. “La crisi del peggior Governo della Repubblica andra’ in Parlamento nei prossimi giorni, seguendo le regole costituzionali: in quella sede, e anche sui giornali, sui social, nelle piazze io diro’ quello che penso sull’aumento dell’Iva, sulla riduzione del numero dei parlamentari, sul chi deve gestire le elezioni dal Viminale e da Chigi. Io non faccio accordicchi segreti, io parlo con interviste, con interventi, con post”, aggiunge. 

PISAPIA, ‘TRAGHETTATORE PER MANOVRA E POI SUBITO URNE’

La manovra finanziaria andrebbe fatta da “un governo di transizione che prepari le elezioni e s’incarichi di raddrizzare la barra economica salvandoci dal baratro”. A sostenerlo, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, è Giuliano Pisapia, eletto a Strasburgo con il Pd. Il profilo di questo possibile traghettatore ? “Una figura capace di rappresentare al meglio l’Italia, ma senza smargiassate e pugni sul tavolo. Qualcuno in grado di dialogare ma che sia autorevole e garantisca gli italiani e i partner europei. I quali, giustamente, ora ci guardano con preoccupazione. E poi, ministri competenti che rinuncino a candidarsi alle imminenti elezioni”, sottolinea Pisapia. “È il profilo di un governo che deve rimanere in carica solo pochi mesi per lavorare su due o tre punti qualificanti. Mi viene in mente l’esperienza del governo di Lamberto Dini dopo la caduta del primo Berlusconi nel 1995”, sottolinea Pisapia. Su chi potrebbe sostenere questo governo, Pisapia spiega che “si troverebbero le formule in Parlamento. Nel pieno rispetto della Costituzione, dopo aver ottenuto la fiducia, potrebbe anche essere un esecutivo di minoranza”.