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Politica
Riforme/ Concluso l'esame di tutti articoli del ddl Boschi

L'esame degli emendamenti e il voto dell'ultimo articolo del ddl Boschi, il 40, si è concluso poco dopo le 19,30. Il presidente dell'Aula Pietro Grasso annuncia che le dichiarazioni di voto sulla riforma avranno inizio domattina dalle 9,30, a seguire il voto finale. Rispettata, dunque, la tabella di marcia che prevedeva il voto sul ddl Boschi per l'8 agosto, ultimo giorno utile. Grazie soprattutto al forcing degli ultimi giorni - complice anche l'Aventino dei Cinque Stelle, che non hanno partecipato ai lavori dell'Aula per protesta - che ha permesso di approvare gran parte degli articoli, con pochi emendamenti dei relatori e un paio di passi falsi della maggioranza per le riforme, ma non sui pilastri della riforma.

Seduta ad oltranza, voto finale domani. La conferenza dei capigruppo, convocata dal presidente Grasso in apertura dei lavori, ha deciso che si andrà avanti a oltranza fino al voto finale, salvo pause tecniche, fino all'esaurimento di tutti gli emendamenti per arrivare alle dichiarazioni dei gruppi e al voto finale sul provvedimento domani. Il premier Matteo Renzi potrebbe anche essere in aula oggi, ma valuterà al momento sulla base dell'andamento dei lavori. Restano le incognite, come l'ipotesi - data per più che probabile - che al momento delle dichiarazioni di voto finali i 'frondisti' di Forza Italia che fanno capo a Raffaele Fitto dichiarino il proprio 'distacco' dal voto del gruppo. E su tutto potrebbe anche aleggiare l'ombra dei dati sul Pil snocciolati dall'Istat: il presidente Pietro Grasso, replicando a una lettera del M5S, ha spiegato che sono in corso contatti con il ministro dell'Economia Padoan per verificare la sua disponibilità a intervenire in Aula.

Bagarre in Aula, espulso senatore Cinque Stelle. L'Aula di Palazzo Madama prosegue spedita verso l'approvazione definitiva del ddl Boschi. Anche se non mancano momenti di tensione. I Cinque Stelle, che non partecipano alle votazioni, continuano a protestare contro la riforma. Il presidente Pietro Grasso ha espulso dall'Aula il senatore del M5S Stefano Lucidi per intemperanze ed ha sospeso l'Aula. "Visto che è imbavagliato, si accomodi fuori", ha detto Grasso. Le proteste sono nate sui tempi per presentare sub emendamenti alle modifiche apportate dai relatori. Il parlamentare Cinque Stelle prima si è aggrappato ai banchi, poi ha alzato le mani opponendo resistenza ai commessi che lo trascinavano fuori tra le urla e le proteste dei colleghi.

Dal M5s dure accuse al presidente Grasso, accusato di "atteggiamenti di servilismo verso maggioranza e governo e atteggiamenti inaccettabili nei confronti dell'opposizione", secondo quanto dichiarato dal capogruppo pentastellato Vito Petrocelli. "Da ora in poi chi interrompe i lavori sarà fuori. Questo è chiaro" ha replicato il presidente del Senato.

Referendum propositivi entrano in Costituzione. Prima della bagarre numerosi articoli avevano avuto il via libera di Palazzo Madama. Approvato l'art.10 del ddl che riscrive l'iter di formazione delle leggi previsto dalla Costituzione. Il nuovo testo affida prioritariamente il compito di legiferare alla Camera dei deputati, mentre all'Aula di Palazzo Madama vengono attribuite competenze su leggi specifiche, come quelle costituzionali.

Inoltre è passato, con parere favorevole di relatori e governo, un emendamento che prevede l'inserimento in Costituzione dei referendum propositivi e di indirizzo, al momento non previsti dalla Carta. Saranno le Camere ad approvare una legge che disponga le modalità di attuazione. In mattinata approvato un emendamento, a prima firma Gaetano Quagliariello di Ncd, con parere favorevole di relatori e governo, che attribuisce alla Camera l'ultima parola sulle leggi di bilancio.

E passano da 250 a 150mila le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare. Si tratta comunque di un'innalzamento rispetto al testo originario della Costituzione che prevede 50mila firme, ma nella riforma si introduce anche una garanzia sull'esame di queste leggi popolari. Restano necessarie 500mila firme per indire un referendum abrogativo, ferma restando l'opzione di un quorum più basso, basato sul numero di elettori delle politiche, se ne vengono raccolte 800mila.

L'Aula sta esaminando anche gli articoli che modificano il Titolo V della Carta. E' passato un emendamento Ncd che stabilisce che Regioni e Comuni e Città metropolitane, se in dissesto di bilancio, possono essere commissariate dal governo.

Con l'approvazione dell'art. 34 del ddl riforme viene modificato l'art. 122 della Costituzione al fine di porre un limite agli emolumenti dei componenti degli organi regionali - compreso il Presidente - di modo che non possano superare l'importo di quelli spettanti ai sindaci dei comuni capoluogo di regione.

Cambiano anche le modalità di elezioni della Consulta, che con la riforma sarà formata per un terzo da componenti nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica.

In extremis è arrivato un emendamento del relatore Roberto Calderoli all'art.40 del testo, che subordinava l'entrava in vigore della riforma alla prima conclusione naturale della legislatura di entrambe le Camere. Un emendamento non ammesso dal presidente Grasso, poiché in quel modo si legherebbe la riforma "a un evento incerto, che potrebbe anche non vericarsi mai". L'ex ministro ha riformulato l'emendamento, proponendo che la riforma entri in vigore "comunque non prima del 18 novembre 2016". La seduta è stata sospesa dopo la bagarre costata al senatore M5S Stefano Lucidi l'espulsione dall'Aula.

Alla ripresa dei lavori, via libera all'articolo 39 del ddl riforme che impartisce le disposizioni finali. Tra le modifiche, quella che garantisce agli ex capi di Stato il seggio in Senato, emendamento firmato da uno solo dei relatori, Anna Finocchiaro. Secondo il testo uscito dalla commissione (articolo 39 disposizioni finali) i senatori di nomina presidenziale non avrebbero dovuto superare il numero di cinque, compresi i senatori a vita già nominati e quelli di diritto già presenti. A Palazzo Madama oggi i cinque posti erano già tutti 'occupati', essendoci l'ex presidente Ciampi e i senatori a vita nominati da Napolitano: Rubbia, Cattaneo, Piano e Monti. Con la modifica si sancisce che i cinque senatori di nomina presidenziale terranno conto della presenza dei senatori a vita già nominati ma dal computo saranno esclusi gli ex capi dello Stato.

Approvato anche un emendamento Pd all'art. 38 che mantiene ai senatori a vita l'indennità di cui godono attualmente. Adesso, attesa per la votazione dell'emendamento all'art.40 presentato da Calderoli. Che alla ripresa della seduta viene trasformato in ordine del giorno, accolto dal relatore di maggioranza Finocchiaro e dal governo, che impegna il governo a compiere tutti gli atti coerenti con l'esigenza di non interrompere il percorso della riforma stessa. Calderoli chiede comunque un voto elettronico dell'Aula. Il Senato approva con 161 sì, 31 no e 23 astenuti. l Movimento Cinque Stelle non ha partecipato al voto, Mario Mauro si è detto contrario e così Pier Ferdinando Casini, spiegando che sostanzialmente è un odg con il quale "ci facciamo ridere dietro".

Grasso: domani dichiarazioni di voto e voto finale del ddl. Chiuso il voto sugli emendamenti, il Senato approva l'art. 40, l'ultimo del ddl Boschi. L'Aula prosegue con l'esame del decreto competitività, mentre Grasso annuncia per domani, dalle 9,30, le dichiarazioni di voto e il voto finale del Senato sulla riforma.

M5s denuncia i "pianisti". Polemica da parte del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Vito Petrocelli, che ha segnalato il fenomeno dei "pianisti". Il senatore pentastellato  ha affermato di aver visto "delle palline inserite" per far risultare il voto anche in assenza del senatore, "nei banchi di Forza Italia" e per questo chiede "l'annullamento di tutte le votazioni fatte sinora". Grasso, però, pur stigmatizzando l'accaduto, ha spiegato che i voti si sono svolti in modo regolare. Secondo il senatore Cinque Stelle Ciampolillo "la pianista" sarebbe stata la senatrice forzista Manuela Repetti. Ciampolillo è stato poi oggetto del lancio delle stesse palline da parte di altri senatori, tra cui l'azzurro Aracri.

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