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Politica
Graziella De Palo, Meloni alla madre: "Al suo fianco per trovare la verità"

La presidente Giorgia Meloni ha scritto una lettera, pubblicata dal Corriere della Sera, alla madre della giornalista Graziella De Palo

Giorgia Meloni risponde con una lettera all’appello di Renata Capotorti, mamma di Graziella De Palo, una giornalista di 24 anni che il 2 settembre del 1980 è scomparsa a Beirut. Insieme a Italo Toni, suo collega, sarebbe dovuta partire verso il sud del Libano ma entrambi sono scomparsi nel nulla.

La lettera di Meloni alla mamma della giornalista scomparsa 

"Cara Renata,

le scrivo da madre a madre ma anche nella mia responsabilità di Presidente del Consiglio, per assicurarle che farò quanto possibile per consentirle di avere quella verità a cui lei giustamente aspira da oltre 40 anni.
Sua figlia Graziella avrebbe potuto essere mia figlia, appassionata del suo lavoro si recò in Libano, allora giovanissima, alla ricerca di notizie utili all’inchiesta che stava realizzando, insieme al collega Italo Toni, pochi giorni dopo la strage di Bologna.

Era il periodo più buio della nostra Repubblica, al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, erano seguiti attentati, omicidi e stragi.
L’Italia era al centro delle tensioni internazionali e nel contempo colpita più di altri Paesi dai gruppi terroristici.
Io in quegli anni ero troppo piccola per capire, ma il mio impegno politico è anche frutto dell'emozione che quegli episodi e poi la successiva morte dei giudici eroi Borsellino e Falcone suscitarono in me.
Ora sento il dovere di madre nei confronti delle madri che hanno perduto i loro figli in quegli anni di violenza e terrore, e certamente nei confronti suoi.

Mi risulta che la sua famiglia abbia preso visione in momenti differenti, dal 2010 in poi, di larga parte degli atti — prima secretati — relativi alla scomparsa di Gabriella e di Italo.
A seguito dell’ottimo lavoro svolto in questa direzione nella passata legislatura dal Copasir con una propria indagine conoscitiva, ho dato disposizione al sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha la delega ai Servizi, di far completare la desecretazione dei documenti restanti, pur se non direttamente collegati alla scomparsa medesima: essi costituiscono la cornice in cui la vicenda si inserisce, con particolare riferimento ai rapporti intrattenuti all’epoca fra Italia e Olp.

Si tratta comunque di atti già a disposizione dell’autorità giudiziaria, che dal 2019 ha ripreso le indagini sul caso.
Sono trascorsi 42 anni: un tempo sufficiente per guardare al passato con più equilibrio e serenità, provando a costruire una coesione istituzionale su temi complessi ma ineludibili.
Quell’estate del 1980 la Sua Graziella aveva solo 24 anni.
Una giovane giornalista con la passione per la verità.
Per Lei e per i Suoi familiari, per la nostra stessa comunità, dovremmo coltivare quella stessa passione".

La storia di Graziella De Palo e Italo Toni

Italo Toni era un giornalista famoso di 50 anni. Si era fatto un nome perchè nel 1968 aveva rivelato al mondo per primo su Paris Match l’esistenza di campi di addestramento per guerriglieri palestinesi.
Graziella De Palo aveva lavorato per l’agenzia di stampa del Partito Radicale e per l’Astrolabio, la storica rivista degli indipendenti del Pci e scriveva per Paese Sera, con il direttore Giuseppe Fiori che era ben lieto di pubblicare i suoi pezzi che scavavano nel mondo dei servizi segreti. 

Graziella e Italo, alla fine dell’estate del 1980, erano partiti per il Libano per indagare sul traffico di armi tra il Medio Oriente e l’Italia, nell'ambito del “Lodo Moro”, il patto informale di non belligeranza tra la Repubblica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina che permetteva ai palestinesi di usare l'Italia come base per armi e guerriglieri in cambio della garanzia di evitare al paese attentati.

Il giorno prima di sparire, Toni e De Palo erano andati all’ambasciata italiana di Beirut per comunicare la loro intenzione di andare verso sud, in casa dell’Olp, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, un'organizzazione politica palestinese, considerata dalla Lega araba a partire dal 1974 la legittima "rappresentante del popolo palestinese". Il viaggio era stato organizzato, i contatti erano stabili e noti, una jeep era pronta per loro. Da questo punto in poi di loro non si sa più nulla. 

Quello che sappiamo è che l'ambasciata italiana comincia a muoversi per cercarli due settimane dopo la loro scomparsa e che il ministero degli Esteri a Roma apre un fascicolo su di loro a ottobre, affidato al colonnello Stefano Giovannone, capo del Sismi (il Servizio informazioni e sicurezza militare, è stato un servizio segreto italiano, di natura militare con competenza sulla sicurezza internazionale, attivo dal 1978 al 2007) a Beirut e non all’ambasciatore Stefano d’Andrea.

Giovannone è contraddittorio: prima racconta che Graziella è in una località segreta con donne arabe a farle la guardia, poi cambia versione e dice che non c’è motivo per ritenerla ancora in vita. Al processo per la scomparsa dei due giornalisti invoca il segreto di Stato sui rapporti tra il Sismi e l’Olp. Graziella De Palo, nei suoi articoli, si era occupata di lui e, senza comunque mai farne il nome, lo aveva descritto come il referente delle industrie italiane di armamenti in Medio Oriente.

Il 18 aprile 1981 la famiglia di Graziella incontra a Damasco il leader palestinese Yasser Arafat: lui sostiene che la giornalista sia nelle mani della milizia cristiano maronita e promette la sua imminente liberazione. Il 14 gennaio del 1982 la procura di Roma apre un’inchiesta.

Nel 1983 i De Palo tornano ancora una volta in Libano accompagnati da alcuni giornalisti italiani e incontrano Aby Ayad, il capo dei servizi segreti dell’Olp, che ripete ancora una volta la storia dei rapitori cristiano maroniti, che però smentiscono.

Nel 1985 la procura di Roma dirama un mandato d’arresto internazionale per George Habbash del fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, accusato di aver ucciso Toni e De Palo. Nel 1984, però, l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi aveva ufficialmente apposto il segreto di Stato sulla vicenda.

Insieme al mandato per Habbash, comunque, il giudice titolare dell’inchiesta in Italia aveva anche chiesto il rinvio a giudizio del colonnello Giovannone e del direttore del Sismi Santovito per favoreggiamento.

Il proscioglimento di tutti e tre arriva nel giro di un anno per mancanza di prove. 

Dal allora non si parla più di questa storia fino al 2009, quando Francesco Rutelli, all’epoca senatore, decide di convocare in audizione al Copasir il fratello di Graziella. Qualche mese prima la famiglia De Palo aveva infatti chiesto al premier Silvio Berlusconi di togliere il segreto di Stato messo da Craxi.

Il Copasir si dichiara favorevole e ottiene la desecretazione di oltre mille documenti in possesso dell’Aise (il nuovo nome del Sismi). I documenti disponibili non riguardano direttamente la scomparsa dei due giornalisti né rivelano qualcosa di rilevante sul Lodo Moro.

La stessa cos succede nel 2014, quando il governo Renzi approva la desecretazione di altri documenti: niente di rilevante, niente di risolutivo.

L’ultima traccia è del 2019, quando la procura di Roma apre una nuova inchiesta e, grazie a un testimone anonimo, mette in piedi la tesi che De Palo e Toni stessero indagando sulla Strage di Bologna, avvenuta esattamente un mese prima della loro scomparsa, percorrendo la via della cosiddetta “pista libanese”.

Tra le carte dell’inchiesta emerge il nome di Abu Azeh Saleh, esponente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina fermato a Bologna nel novembre del 1979 perché accusato di essere il garante del trasporto di due missili-terra aria destinati ai guerriglieri palestinesi. Dopo questo, più nulla. 

Ora la madre di Graziella De Palo ha rivolto un appello alla presidente Meloni, che ha risposto con la lettera riportata sopra.  

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