Val di Susa: cantieri assaltati, mezzi incendiati, 60 agenti feriti. Le reazioni della politica
Arrivano le prime e dure reazioni dopo quanto accaduto ieri in Val di Susa, in Piemonte, dove un corteo No Tav si è trasformato in una giornata di violenti scontri con la polizia. Un gruppo di circa 500 attivisti legati al movimento che da anni si oppone alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione si è scontrato con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa ai cantieri di San Didero e, soprattutto, di Chiomonte. Qui i manifestanti sono riusciti a entrare tagliando le reti di protezione e hanno incendiato alcune strutture, lanciando bombe carta e pietre contro gli agenti. Due camionette dei carabinieri e due mezzi della guardia di finanza sono stati dati alle fiamme. La polizia ha risposto con lanci di lacrimogeni e getti d’acqua dagli idranti.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sentito telefonicamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esprimere alle forze dell’ordine “solidarietà e il suo ringraziamento per la loro azione al servizio della comunità nazionale”, manifestando anche vicinanza agli agenti rimasti feriti negli scontri. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta, sostenendo che chi lancia ordigni, incendia mezzi pubblici e aggredisce le forze dell’ordine non difende un’idea ma attacca lo Stato, ed esprimendo la propria vicinanza e quella del governo agli agenti coinvolti negli scontri. La premier ha richiamato anche gli episodi di violenza avvenuti nei giorni precedenti a Bologna, ribadendo che “la violenza non piegherà lo Stato”.
Anche il capo della Polizia Vittorio Pisani ha contattato telefonicamente il questore di Torino Massimo Gambino per ringraziare il personale di polizia, carabinieri e guardia di finanza impegnato in un servizio complesso e rischioso, esprimendo vicinanza ai numerosi feriti. “Oggi abbiamo assistito alle ennesime scene di violenza contro le Forze dell’ordine, dopo quelle registrate nei giorni scorsi. È la conferma di una volontà, da parte di qualcuno, di dare luogo ad un’escalation che richiede la massima attenzione”, ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Per il ministro “serve una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Isolare chi alimenta la violenza deve essere un dovere condiviso, al di là di ogni appartenenza. Diversamente, questi delinquenti si convinceranno di poter fruire di compiacimento e condivisione della loro violenza eversiva”.
Lo scontro politico
I fatti di Chiomonte hanno riacceso rapidamente il confronto politico. Il vicepremier Antonio Tajani ha accusato la sinistra di mostrarsi “sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti”, richiamando sia i disordini di Bologna sia quelli in Val di Susa. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, secondo cui gli episodi di violenza sarebbero “frutti avvelenati e violenti di una sinistra che alimenta odio” e delegittimazione delle forze dell’ordine. Duro anche il commento di Matteo Renzi, secondo cui i manifestanti che hanno assaltato i cantieri “sono dei criminali che devono pagare”.
Non sono mancate le condanne anche dal fronte del Partito Democratico: il responsabile sicurezza del partito, Matteo Mauri, ha dichiarato che “la violenza non è mai accettabile, solidarietà alle forze dell’ordine aggredite”. Sulla stessa linea il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, secondo cui “le gravissime violenze meritano una condanna ferma e senza alcuna ambiguità”, pur sottolineando come il diritto al dissenso debba comunque restare pienamente tutelato.
Il bilancio dei feriti
Secondo il sindacato di polizia Coisp, sarebbero almeno 60 gli agenti rimasti feriti negli scontri; la guardia di finanza ne ha segnalati 16, i carabinieri 7. Sul fronte dei manifestanti si parla di una cinquantina di feriti, cifra non confermata: almeno due sarebbero stati portati via dai soccorritori. Al momento non risultano feriti gravi tra nessuna delle parti coinvolte.
La marcia da cui sono scaturiti i disordini era partita intorno alle 14 dal borgo di Venaus, nell’ambito del Festival Alta Felicità, la rassegna annuale che si tiene tra il 24 e il 26 luglio. Gli organizzatori hanno parlato di circa 20mila persone in corteo. Il gruppo si è diviso rapidamente in due tronconi, uno diretto verso San Didero e l’altro verso Chiomonte: le prime tensioni sono scoppiate proprio a San Didero, dove la polizia aveva bloccato la strada, per poi proseguire con maggiore intensità a Chiomonte. Un altro gruppo di manifestanti si è inoltre diretto verso Salbertrand, a ovest di Chiomonte, tentando di entrare anche in quel cantiere.
A causa degli scontri, Sitaf, la società che gestisce l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, ha disposto la chiusura del tratto tra Oulx e il casello di Susa Est per motivi di ordine pubblico. Rete Ferroviaria Italiana ha sospeso per alcune ore anche la circolazione sulla linea Torino-Modane, nella tratta tra Bardonecchia e Salbertrand, per la presenza di persone sui binari. Il traffico ferroviario è ripreso intorno alle 19, con diversi ritardi e treni cancellati. Non è la prima volta che la manifestazione di fine luglio si trasforma in scontro: anche lo scorso anno si erano registrati disordini, con i manifestanti che avevano divelto la recinzione tra i cantieri e l’autostrada, occupandola con reti, assi di legno e cumuli d’erba secca dati alle fiamme.

