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I 5S (terrorizzati) si piegano al Pd. “Legge elettorale, rispettiamo i patti”

Vito Crimi esce allo scoperto per recuperare il sì dei Dem (la rimonta del no fa paura)

I 5S (terrorizzati) si piegano al Pd. “Legge elettorale, rispettiamo i patti”
zangaretti crimi
Il possibile no del Partito Democratico al referendum confermativa sul taglio dei parlamentari terrorizza il Movimento 5 Stelle. Tanto che Vito Crimi esce allo scoperto all’ora di pranzo con una nota ufficiale per dichiarare che “l’avvicinarsi della data del referendum sul taglio…

Il possibile no del Partito Democratico al referendum confermativa sul taglio dei parlamentari terrorizza il Movimento 5 Stelle. Tanto che Vito Crimi esce allo scoperto all’ora di pranzo con una nota ufficiale per dichiarare che “l’avvicinarsi della data del referendum sul taglio dei parlamentari ripropone contestualmente quello della legge elettorale. Su questo tema centrale il Movimento 5 Stelle si è già espresso chiaramente, più volte e a più voci: i patti li rispettiamo e siamo disponibili a dare il nostro contributo in qualunque momento“.

Si tratta di una palese mossa del leader pentastellato per cercare di rassicurare i Dem i quali, in base agli accordi stipulati in occasione della nascita del Conte 2, pretendono il via libera almeno da parte di un ramo del Parlamento della riforma elettorale prima che si aprano le urne il 20-21 settembre. Ed ecco che i grillini, dopo aver tergiversato e perso tempo per settimane, ora che i Dem sono indecisi e divisi (settimana prossima una direzione nazionale del partito deciderà la linea ufficiale sul referendum) corrono ai ripari tentando di placare l’ira di molti alleati di governo.

Ma il cammino della nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento al 5% non è solo tortuoso ma è quasi sicuramente già finito su un binario morto. Alla Camera 5 Stelle e Pd hanno la maggioranza per approvare il testo di riforma da soli, e infatti – guarda caso – l’iter inizia proprio a Montecitorio – ma al Senato i numeri non ci sono. Da un lato i renziani di Italia Viva hanno stracciato l’intesa nella maggioranza per optare per il sistema maggioritario sul modello dei sindaci e dall’altro Liberi e Uguali insiste nel no allo sbarramento (per ovvi motivi di sopravvivenza).

Insomma, l’uscita di Crimi è tattica: il M5S, che vede il forte recupero nei sondaggi del no – anche perché molti leghisti e simpatizzanti di Fratelli d’Italia non obbediranno al sì di Matteo Salvini e Giorgia Meloni – si piega al Pd per recuperare il sostegno del partito di Nicola Zingaretti. Ma tutti sanno che quella riforma che voterà la Camera per cercare di salvare la riduzione dei parlamentari quasi certamente non diventerà mai legge dello Stato.