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Politica

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

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Il risultato elettorale ha lasciato tramortito il centro di Monti. Il premier era certo che la sua creatura avrebbe toccato il 15 per cento, e invece si è dovuto accontentare di un più modesto 10. Ma superato lo choc iniziale il Professore ha radunato le truppe per affrontare i prossimi mesi che, viste le premesse, saranno tutt'altro che tranquilli. Il primo punto all'ordine del giorno dell'incontro avvenuto nei giorni scorsi tra Monti e Pierferdinando Casini sono stati i gruppi parlamentari. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it la scelta è obbligata: si va verso gruppi unitari. Questo per una semplice questione di numeri. Al Senato Udc, Fli e Monti sono andati uniti e non si può non creare un soggetto unico. Mentre alla Camera l'Udc è riuscita a piazzare solo sette dei suoi, un numero troppo esiguo per formare un gruppo autonomo.
 
La vera questione adesso è capire chi sarà a dirigere i giochi, perché a seconda delle persone che verranno elette capogruppo sarà facile capire quale 'corrente' comanderà. Alla Camera, avendo Monti la stragrande maggioranza dei seggi (38 su 45), il nome, secondo quanto può riferire Affari, dovrebbe cadere sul ministro della Salute Renato Balduzzi, capolista in Piemonte. O al massimo sul presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai, che è stato uno dei promotori dell'iniziativa di Monti. I montezemoliani vorrebbero vedere Irene Tinagli, economista di fama indiscussa, a capo della squadra di Montecitorio, ma il suo nome sarebbe stato scartato per ragioni tecniche. La professoressa infatti sarebbe poco avvezza ai meccanismi della politica e rischierebbe di non saper guidare i suoi uomini nel day by day parlamentare.
 
Al Senato gli equilibri sono più incerti. Il fatto di essere andati uniti non ha reso possibile pesare in maniera evidente le varie componenti. Ma per la statura personale e per la rete di relazioni dovrebbe farcela Andrea Olivero, ex presidente delle Acli, uno dei fondatori della Lista. Ma anche Mario Mauro ha delle buone carte da giocare. L'ex europarlamentare, che è stato uno dei primi a rompere con Berlusconi nel novembre scorso, potrebbe trovare il favore di una parte dei neosenatori. Resta il nodo Pierferdinando Casini, uno dei pochi sopravvissuti del suo partito ad essersi guadagnato un posto a Palazzo Madama. Sembra invece escluso Benedetto Della Vedova, uno dei pochi uomini di Fini in Parlamento e Linda Lanzillotta, ex Pd. Già presidente del Senato, proprio per il suo passato illustre e per la sua visibilità mediatica potrebbe essere scelto per rivestire il ruolo di capogruppo.
 
In queste ore poi i fondatori del nuovo soggetto centrista (Monti, Montezemolo e Riccardi) insieme a Casini, stanno discutendo di come affrontare gli scenari futuri. Secondo i centristi il voto è vicino, sei-dieci mesi al massimo, poi tutti alle urne e bisogna pensare come presentarsi. L'idea che circola è quella di creare un unico soggetto che si presenti a Camera e Senato e che cerchi di intercettare il malcontento che già sta crescendo tra gli elettori del Pd e del Pdl che vedono i rispettivi partiti di riferimetno incapaci di trovare un accordo. Monti vorrebbe dare vita ad un 'partito popolare italiano' che si imponga come terzo polo. Ma il problema principale da affrontare sono i leder stessi., tutti pezzi da novanta che non hanno alcuna voglia di vedersi sorpassati dal vicino.
 

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