Parisi e Toti: il derby del centro – destra
Il centro – destra italiano è in confusione ed ancor di più Forza Italia che di quello schieramento politico è il federatore; qualche tempo fa Toti era stato incoronato da Berlusconi come “uomo nuovo” che avrebbe dovuto riportare in auge i destini appannati di FI.
Toti, un moderato di buone intenzioni, ha svolto con diligenza il suo compito ma poi ha forse ceduto alle lusinghe del potere istituzionale divenendo Presidente della Regione Liguria. A questo punto per forza di cose ha dovuto mettere in secondo piano il partito e questo ha provocato un vuoto che l’ex Cavaliere ha provato a colmare prima con Marchini e poi con Parisi, seppur reduce da una sconfitta comunale a Milano.
C’è anche da dire che il pensiero di Berlusconi sul ruolo che Parisi debba ricoprire non è probabilmente chiarissimo neppure a lui stesso e probabilmente oscilla tra quello di un amministratore delegato che debba gestire la “liquidazione” di FI per giungere poi ad un vero coordinatore politico e la possibilità che sia un leader a tutti gli effetti.
Infatti l’idea dell’ex cavaliere è che alla guida ci debba essere un manager e non un politico di professione.
Dunque era del resto prevedibile che la “vecchia guardia” di FI reagisse negativamente alla intrusione dell’ennesimo pretendente al trono ed ecco quindi che lo stesso Toti, Brunetta, Romani (per l’occasione di nuovo uniti), Matteoli e la Santanchè guidano la fronda all’interno di FI; parimenti hanno utilizzato l’occasione per sostenere Parisi –che fa sapere di essere eventualmente disponibile a correre per le primarie- la Prestigiacomo e Miccichè al sud, mentre la Carfagna tiene una prudente linea neutrale sulla vicenda.
Dunque lo scenario geopolitico del centro – destra che si sta disegnando è quello di un fronte del nord che avversa Parisi e un fronte del sud che lo sostiene per motivi tattici.
In tutto questo il tema dominante è il rapporto tra FI con la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia, dopo lo strappo che si è consumato alle comunali romane che non poteva non avere riflessi nazionali.
Salvini, si sa, non ha affatto simpatia per Parisi (a Milano lo ha appoggiato per convenienza).
Parisi ha indetto una convention nel capoluogo lombardo per il 16 e il 17 settembre che è stata accolta con gelo da parte dei dissidenti nordisti.
La partita è aperta ma l’ago della bilancia sarà, come sempre, Berlusconi.


