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E' una palude, i nostri non capirebbero, bisogna farla saltare subito, non deve partire. Cosi' il Cavaliere, a chi lo ha sentito ieri per fargli gli auguri, ha motivato il perché questa soluzione delle commissioni dei saggi escogitata dal Colle non funziona. Per l'ex premier l'istituzione di un doppio tavolo (sulle riforme e sulle misure economiche) e' solo un modo di prendere tempo e di tirar fuori il Pd dalle difficolta' interne, percio' la tentazione di non inviare gli 'ambasciatori' del Pdl e' forte, spiega uno dei 'big' del partito. Non è stata presa alcuna decisione ma in quesate ore potrebbe esserci una riunione in via dell'Umilta' per capire il da farsi. All'una poi si riuniranno i gruppi parlamentari del Pdl per parlare delle strategie politiche e dei lavori parlamentari. La linea resta quella del governo di larghe intese o voto. O un esecutivo politico o le elezioni, ripete da giorni il Cavaliere. Nessuna altra scorciatoia viene messa in conto. Per di piu' molti esponenti del partito ritengono che lo strumento dei saggi - e lo testimonierebbero, questa la tesi, anche i componenti scelti - sia solo un tentativo per dividere Pdl da Lega e creare fratture interne nel partito. Perche', questo il ragionamento, al momento sono tutti compatti su Berlusconi, ma tra qualche settimana ricomincera' il 'martellamento' dei processi che potrebbero 'affondare' il Cavaliere. E, dice sottovoce uno dei 'berluscones' della prima ora, a palazzo Madama in futuro potrebbero manifestarsi delle crepe. "Non tutti sono controllati dal partito - sintetizza la stessa fonte -: per esempio in Calabria, Campania, Abruzzo ma anche in altre regioni sono stati eletti alcuni senatori che non e' detto che restino sulla stessa linea anche di fronte a momenti di difficolta'...". E dunque la tentazione e' forte, ovvero quella di delegittimare subito il lavoro dei 'saggi', di ritornare di nuovo ad evocare l'Aventino. Micaela Biancofiore parla di "ammutinamento", altri di vero e proprio 'golpe'. "Dobbiamo far saltare il tavolo subito, altrimenti - spiegano fonti parlamentari - in tre o quattro giorni Violante preparera' dei testi da dare a Monti e a quel punto sara' difficile spegnere il motore della macchina. Inoltre cosi' si rida' ossigeno a Monti che ormai e' delegittimato e ha perso credibilita'". Il Professore resta nel mirino del partito. C'e' del resto chi parla di una possibile mozione di sfiducia al premier uscente.

 I saggi sono stati convocati questa mattina al Colle. La prima riunione ci sara' in mattinata e il Quirinale, dopo aver difeso i saggi, 'scelti con criteri oggettivi', parla di "carattere assolutamente informale", di "un fine puramente ricognitivo" e sottolinea che il lavoro dei componenti dei due tavoli avra' "limiti temporali". Ma da ieri soprattutto dal Pdl e' partito un fuoco di fila contro le commissioni di saggi istituite dal Quirinale. Fabrizio Cicchitto fissa l'asticella: il lavoro dovra' durare al massimo "dieci giorni", Daniela Santanche' parla di "tempo brevissimo", Angelino Alfano chiede che "i saggi riferiscano al piu' presto" e che Napolitano riprenda le consultazioni, ma Berlusconi - spiega chi lo ha sentito in questi giorni - e' ancor piu' perplesso e vorrebbe far saltare subito il tavolo: i nostri non capiscono, e' il ragionamento del Cavaliere. In realta' c'e' anche chi nel partito 'apre' a questa soluzione, soprattutto se verra' individuato un programma concreto, anche perche' - spiega un'altra fonte - sarebbe stato Gianni Letta a garantire il Colle sull'appoggio del Pdl alla decisione di Giorgio Napolitano, suggerendo - di concerto con il Cavaliere - il nome di Gaetano Quagliariello. Per ora la questione che piu' sta a cuore all'ex presidente del Consiglio e' stata accantonata: ufficialmente non si parla del successore di Napolitano, ma dietro le quinte si punta sempre sulla necessita' di trovare un nome che sia condiviso dal Pdl. Qualora il Pd riuscisse ad accordarsi con 'Scelta civica' o addirittura con il Movimento 5 stelle per il nome del prossimo presidente della Repubblica, il partito di via dell'Umilta' griderebbe al golpe, ad uan scelta di un Parlamento ritenuto delegittimato. In realta' le 'colombe' di Pd e Pdl ancora stanno lavorando alla possibilita' di giungere ad un esecutivo di larga coalizione. Un lavoro sottotraccia che potrebbe portare ad un sostegno da parte del Pdl sulla figura di Enrico Letta e all'arrivo al Colle di una personalita' gradita al centrodestra. Per il momento, pero', sembra prevalere il 'muro contro muro' e il Cavaliere continua a ripetere ai suoi che non e' da escludere il voto a giugno. Ma la 'finestra' si sta per chiudere e l'operazione dei 'saggi', si ribadisce nel Pdl, e' solo un tentativo per allontanare le urne e mettere in difficolta' Berlusconi.

NAPOLITANO: IO LASCIATO SOLO DAI PARTITI - "Dopo sette anni sto finendo il mio mandato in un modo surreale, trovandomi oggetto di assurde reazioni di sospetto e dietrologie incomprensibili, tra il geniale e il demente...". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un colloquio con il 'Corriere della Sera' ammette di trovarsi nel "momento peggiore del settennato" e recrimina di sentirsi "lasciato solo dai partiti" dopo le polemiche suscitate dalla scelta di convocare un doppio comitato di specialisti incaricati di "formulare precise proposte programmatiche" in grado di divenire "in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche". Una scelta, riflette il capo dello Stato, che e' stata travisata e criticata in modo ingiusto. Quel giorno - ecco la sua ricostruzione - ha pregato due gruppi di persone, diverse tra loro ma con alcune caratteristiche di competenza o istituzionali, di fare una specie di "quadro sinottico" di problemi da affrontare, tenendo conto delle posizioni che si sono espresse finora o aggiungendovi cio' che vorranno... Aveva in mente, insomma, un lavoro istruttorio che puo' facilitare il successivo compito per la formazione del governo. Anche sulla controversa assenza delle donne tra i consulenti da lui messi insieme "con acrobatiche ricerche", va considerato che il capo dello Stato ha inserito i presidenti delle commissioni speciali che si sono costituite alla Camera e al Senato e che, sebbene certo gli dispiaccia che in quelle commissioni non vi sia una donna, non poteva farci niente. Anche qui, dal suo punto di vista, "si sfiora il ridicolo".

Poi la riflessione affronta il delicato tema delle dimissioni: perche' non le ha date? La risposta, benche' gia' riassunta nella nota che il presidente ha letto sabato al Quirinale, e' la seguente: ha deciso di restare al suo posto per garantire un elemento di continuita'. Se si fosse limitato alle risultanze degli ultimi colloqui che aveva avuto, avrebbe dovuto riconoscere: "Sono conclusioni che fanno disperare della possibilita' di governare questo Paese". In definitiva, le sue dimissioni, che sarebbero state ampiamente motivate dalla paralisi nella quale si venuto a trovare (non poter dare alcun incarico, non poter formare alcun governo, non poter sciogliere) avrebbero contraddetto l'impegno di offrire un impulso di "tranquillita'". Di dare la sensazione che "lo sforzo continua". Di confermare l'impianto del suo settennato, ispirato a "dare agli italiani un senso di comunita' e di unita'".

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