E comprensibile l’amarezza del giornalista toscano, lombardiano nel PSI e poi vice-direttore del “Messaggero”. Il senatore di Firenze si è sentito escluso dal nuovo “cerchio magico” di Berlusconi, formato dalla influente “badante”, la senatrice Maria Rosaria Rossi, dall’ambiziosa e rampante compagna partenopea, Francesca Pascale, ex valletta di “Tele Cafone”, e dal barboncino Dudù.
Opportunamente, il figlio di Craxi, Bobo, ha invitato a non paragonare il “salto della quaglia” di Bonaiuti al sofferto “tradimento” di Martelli, eterno delfino di Bettino, che giocò in proprio le sue carte, nell’ultima, drammatica fase del socialismo italiano.
Claudio è stato un dirigente politico acuto, ha presentato, nel dibattito politico, idee originali, come la proposta sull’alleanza tra i meriti e i bisogni, per rinnovare il Paese.
Paolino Bonaiuti, persona perbene, è stato, sempre, un ossequioso esecutore degli ordini di Berlusconi, mai autonomo. Come Gianni Letta, non ha voluto, né potuto, convincere l’allora Cavaliere a mettere alla porta i tanti nani e, soprattutto, le numerose, procaci ballerine, non proprio delle Marie Goretti, che bussavano ai portoni di Palazzo Grazioli, alla caccia dell’attenzione e, soprattutto, dell’ “argent de poche” del Capo e del rag.Spinelli.
E, in RAI, molti personaggi, nominati dal suo portavoce, su indicazione del leader forzista, si sono rivelati modesti e inadeguati, da Minzolini a Saccà, da Preziosi a, soprattutto, Masi, il vanitoso direttore generale di viale Mazzini, che Michele Santoro mandò, in diretta su RAI2, “affanbicchiere”….
Ad Angelino Alfano Bonaiuti porta la sua esperienza nei Palazzi della politica romana, ma non certo caterve di voti.
E’ deprimente che, nel momento dell’addio del settantaduenne parlamentare , su Twitter, uno dei promossi, Augusto Minzolini, catapultato da retroscenista politico de “La Stampa” alla direzione del TG1, e poi nominato da Silvio senatore silenzioso di FI, non dimostri neppure un pizzico di gratitudine nei confronti dell’ex collega.
Purtroppo, anche questa è la politica, in Italia, nel 2014. Una squallida pagina di brutta politica.
Pietro Mancini
