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Politica
Il drago Draghi agita il centrodestra

Un primo prevedibile effetto della crisi di governo innescata da Matteo Renzi è di sicuro la spaccatura all’interno delle forze politiche. Di maggioranza come di opposizione. E che il centrodestra sia sotto pressione in questo momento è palpabile. Mentre è in corso il vertice di tutta la compagine alla Camera e l’ex presidente della Bce Mario Draghi ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo dal presidente della Repubblica, l’agitazione sale di livello. Tenere insieme da un lato Giovanni Toti, che definisce Draghi l’uomo giusto – “Non è la riedizione di Monti” -  e, dall'altro Giorgia Meloni, che invece rimane ferma sulla linea del voto, non è un’impresa facile per il nuovo federatore del centrodestra Matteo Salvini. Senza contare, inoltre, la linea di Forza Italia. E’ risaputo, infatti, che Silvio Berlusconi stimi l’ex presidente della Bce. Non solo, ma nei mesi scorsi, proprio in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa aveva sostenuto apertis verbis che “nella prospettiva di arrivare a elezioni” avrebbe accettato “l'ipotesi di un governo tecnico con Draghi”. E una parte del suo partito la pensa proprio come lui. Al punto che il deputato azzurro Osvaldo Napoli stamani su Rainews 24 ha detto chiaramente di essere per il sì a Draghi, aggiungendo di credere che in FI “siano in tanti” su questa posizione.

E, poi, c’è la stessa Lega, dove pure le spinte contrapposte non mancano. Con Alberto Bagnai e Claudio Borghi, mai teneri con Draghi, e il numero due del partito Giancarlo Giorgetti, al quale, invece, non dispiacerebbe affatto un governo di unità nazionale guidato dall'ex numero della Bce per poi andare al voto nel 2022, dopo l’elezione del presidente della Repubblica. Il governatore del Veneto Luca Zaia, per fare un altro esempio, in queste ore, si tiene su una linea attendista, ma non di chiusura: "Noi siamo responsabili, ma non folli da andare sul crinale del burrone. Dipenderà da cosa il professor Draghi dirà alle forze politiche. E immagino che il nostro segretario approfondirà quanto gli sarà detto". Insomma, la matassa non è facile da sbrogliare. E che sia un rebus complesso da sciogliere lo si capisce pure dalle parole usate dal segretario della Lega Salvini che si barcamena dicendo appunto: “Il problema non è il nome della persona”, bensì “cosa vuole fare e con chi”.  

A vertice ancora in corso, comunque, gli scenari in campo sono tre, come racconta ad Affaritaliani.it una fonte parlamentare leghista. “Ma una cosa è certa, il nostro partito è un po’ come una caserma. Per cui se nel Movimento cinque stelle è ipotizzabile che magari si crei una spaccatura, la Lega non si spacca”. Certo, a complicare il quadro è soprattutto l’asso calato dal Colle più alto. Non è, infatti, un nome qualunque, una persona che si possa rischiare di bruciare a cuor leggero. Ed è proprio tale considerazione a rendere più difficile la decisione. Tra l’ipotesi “più oltranzista” di non seguire Giorgia Meloni e dare l’appoggio a Draghi e quella altrettanto estrema di “rimanere sulla linea del voto, senza alternative”, spiega la fonte, “c’è comunque una 'terza via' che Salvini potrebbe imboccare ed è quella di un governo a tempo”. In questo modo, “si terrebbe insieme tutto il partito. E chissà che questa exit startegy non diventi anche un punto di caduta accettabile per gli altri alleati. E' evidente che l’indicazione di una dead-line per il voto dovrebbe rientrare in un gentlemen's agreement tra le forze politiche, ma intanto sarebbe un buon compromesso”.

Bisognerà vedere, però, se Fratelli d’Italia di fronte alle emergenze del Paese accetterà una soluzione del genere. “E’ anche vero, tuttavia, che se FdI restasse all’opposizione e poi il governo portasse avanti le richieste che stanno a cuore al centrodestra, finirebbe col logorarsi”. Rimane il nodo di come spiegare agli elettori un governo del quale facciano parte forze lontane dallo schieramento. Questo, spiegano ad Affari, “non sarebbe un grosso problema. Basta, appunto, saperlo motivare. In fondo, è stato così anche quando abbiamo dato vita al Conte uno con il Movimento cinque stelle. Di sicuro, sarebbero più difficili da spiegare i ritardi sui ristori. Abbiamo tante Partite iva, commercianti e imprenditori che aspettano risposte e fatti concreti da noi. E a loro delle formule importa poco. Chiedono soluzioni ai problemi”.

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