Politica
Il Green Deal ha fallito, il tutto elettrico non è sostenibile: la Lega continuerà la battaglia per lavoro e libertà di scelta
Intervista ad Alberto Di Rubba, responsabile Automotive della Lega

Il Green Deal ha fallito, Alberto Di Rubba: "La Lega è stata la prima forza politica a denunciare questa deriva"
Che bilancio fa del 2025 per l’automotive europeo e italiano?
"È stato un anno difficile, segnato da confusione normativa, mercato in sofferenza e un clima di incertezza che ha colpito imprese, lavoratori e cittadini. Le immatricolazioni non hanno dato i segnali di ripresa promessi, mentre intere filiere produttive hanno continuato a pagare il prezzo di scelte ideologiche imposte dall’Europa".
Negli ultimi mesi Bruxelles ha annunciato una parziale retromarcia sul Green Deal. È un cambio di rotta reale?
"No, è una retromarcia timida e tardiva. L’Unione Europea ammette implicitamente di aver sbagliato, ma senza il coraggio di cambiare davvero direzione. Si continua a spingere sul tutto elettrico, senza neutralità tecnologica e senza ascoltare il mondo produttivo".
Una linea portata avanti dalla Commissione guidata da Ursula Von der Leyen.
"Esatto. Ed è paradossale che mentre stabilimenti chiudono e lavoratori perdono il posto, la presidente della Commissione europea si aumenti lo stipendio. È il simbolo di un’Europa distante dalla realtà, che continua a colpire industria e famiglie senza assumersi fino in fondo le proprie responsabilità".
Quali sono oggi gli effetti più evidenti di queste politiche?
"Produzioni che rallentano o si fermano, investimenti congelati, famiglie che rinviano l’acquisto di un’auto perché non sanno cosa sarà consentito domani. E soprattutto viene negata la libertà di scelta: ai cittadini viene imposto cosa comprare e quando, senza alternative concrete".
Eppure anche molte case automobilistiche stanno rivedendo i piani sul full electric.
"È la prova che il Green Deal, così com’è stato concepito, ha fallito. I grandi marchi stanno rivedendo gli obiettivi perché il mercato non risponde. La realtà industriale sta smentendo l’ideologia".
Qual è stata la posizione della Lega in questo contesto?
"La Lega, con Matteo Salvini, è stata la prima forza politica a denunciare questa deriva. Abbiamo portato avanti questa battaglia dentro e fuori le istituzioni, al fianco delle associazioni di categoria, delle imprese e dei lavoratori che ci chiedono di non mollare. E lo abbiamo dimostrato nei fatti. Abbiamo presentato una mozione di sfiducia al Parlamento Europeo contro Ursula von der Leyen e abbiamo sostenuto anche le altre mozioni presentate da altri gruppi".
Che tipo di transizione proponete?
"Una transizione vera e sostenibile, non ideologica. L’elettrico può avere un ruolo, ma realistico, intorno al 15%. Per il resto servono tutte le tecnologie disponibili: motori tradizionali sempre più efficienti, biocarburanti e neutralità tecnologica. È l’unico modo per difendere industria, lavoro e ambiente senza distruggere il settore".
Cosa vi aspettate dal 2026?
"Il Green Deal va cancellato, ma il problema principale è chi lo ha voluto, imposto e difeso. Finché l’Europa resterà nelle mani di una sinistra ideologica, lontana dalla realtà industriale e del lavoro, queste politiche continueranno a fare danni. Serve un cambio politico netto a Bruxelles, per superare definitivamente questa impostazione e restituire centralità a industria, occupazione e libertà di scelta".
Una battaglia che continuerà anche nel nuovo anno.
"Assolutamente sì. Finché queste politiche non verranno superate, la Lega non arretrerà neanche di un millimetro".
