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Politica

di Francesca Immacolata Chaouqui

"Quante divisioni armate ha il Papa?" Chiedeva Stalin a Yalta nel 1945. Ieri erano in 200.000 le persone che in piazza San Pietro hanno assistito all'ultima udienza di Benedetto XVI. Eccolo l'esercito del Papa.

Gente armata di canzoni, speranze e preghiera, gente solida, disposta a fare sacrifici anche economici per recarsi in pellegrinaggio e ricevere la Benedizione (l'ultima da Pontefice) di Benedetto XVI.

Molto si è detto sulle ragioni che hanno indotto il Papa a lasciare il Pontificato: Si sono scritte lenzuolate di pagine sul rapporto fra Ratzinger e la Curia, Ratzinger e il potere, Ratzinger e le divisioni della Chiesa ma troppo poco a mio avviso si è scritto del rapporto fra Ratzinger e i fedeli.

Pensando a Giovanni Paolo II la prima cosa che salta alla mente è il rapporto che Lui aveva con la gente, la naturalezza con cui riusciva a parlare al cuore, il suo interesse per i giovani, il saper coinvolgere, sia nei primi anni di quel suo Pontificato che ha inciso pagine bellissime della storia del Mondo, sia alla fine quando gli schermi e i giornali erano pieni delle immagini di quel vecchietto fragile ma indomito in mezzo sempre a centinaia di persone.
Anche Il percorso di Benedetto XVI inizia davanti ad una folla oceanica che mai Roma aveva accolto così numerosa.

Ratzinger eredita quella folla: una Chiesa viva, pulsante ma in pieno cambiamento dovuto sia all'evoluzione globale del pianeta sia alle necessità umane di ricevere risposte a tematiche nuove.

E' quella la gente al cui cuore Ratzinger deve saper arrivare. E in questi otto anni lui lo fa. Lo fa con i mezzi di cui è capace: la cultura, la dottrina, l'esortazione alla preghiera e alla riflessione.

Ratzinger è un teologo, un brillante studioso e comunica secondo i mezzi che ha a disposizione a volte persino snaturandosi ma provando ad arrivare alla gente in tutti i modi e arrivando a sperimentarne anche di inediti che denotavano la straordinaria apertura mentale del Pontefice come per esempio la scelta di aprire un account ufficiale su Twitter per raggiungere i giovani sui grandi temi: la famiglia, le unioni di fatto, le coppie omosessuali, la contraccezione, l'eutanasia, la ricerca scientifica, la morale. Ma è bastato?

L'elezione di Ratzinger a Sommo pontefice fu espressione di una parte della compagine cardinalizia guidata dal già all'epoca potente Cardinal Bertone.
Il suo nome si sussurrava nei sacri palazzi già mesi prima della morte di Giovanni Paolo II ed era sostenuto e accolto da chi pensava che fosse necessario un Papa che lasciasse alla Curia lo spazio che il suo precedessore non concedeva preferendo interpretare in prima persona il ruolo di Padre e Pastore.
L'elezione di Ratzinger è frutto, a mio avviso, di un particolare processo che tiene conto della Chiesa intesa come istituzione piuttosto che come casa comune in cui raccogliere i fedeli.

La Chiesa funziona con l'esempio ma il ritratto del Vaticano che è venuto fuori da un anno e mezzo a questa parte è capace di generare parecchia, forse troppa, confusione anche nell'animo più saldo nella fede.

Ha un bel da fare il fedele a districarsi fra i misteri dello IOR, dell'APSA, delle carte private regalate ai giornalisti, della scelta di mediare fra questo o quell'interesse di tale o tal'altro Cardinale. Ed ha un bel da fare il cristiano ad orientarsi nel tradurre nella vita di tutti i giorni gli esempi del Vangelo: basti pensare alle ultime Elezioni Politiche per capire che nessuno dei partiti che ha ottenuto una quota significativa di voti è espressione della cultura cattolica. Non vi è uno spazio politico che riunisce in modo univoco i valori dei militanti Cristiani come è stato per molti anni in Italia e questo è purtroppo anche il segno del disallineamento della compagine cattolica, sfaldata e orfana di una traiettoria chiara che incanali i valori morali nell'opera sociale ed economica della classe politica.

La chiesa nel corso dei secoli si è coperta dei tesori più preziosi, delle opere d'arte più belle che manifestassero la magnificenza e la grandezza del Signore. Oggi invece la Chiesa ci è stata mostrata nel suo aspetto più fragile: quello dei giochi di potere biechi, delle abiezioni, dei ricatti, dei compromessi. A questo penso si riferisse il Papa oggi citando il passo del Vangelo in cui gli apostoli durante una tempesta si chiedevano perché Gesù li avesse abbandonati nelle difficoltà di quel momento.

Gesù non ha abbandonato la Chiesa e penso che nemmeno il Papa lo stia facendo. Benedetto XVI ha solo scelto di servire Dio in un modo a lui più consono: la preghiera e la meditazione. Lascia il posto ad un successore che avrà in primis il compito di parlare ai cattolici nella lingua universale delle azioni. L'apostolato cattolico deve tornare ad essere fulcro dell'attività cristiana in ogni parte del mondo. Il Vaticano, naturale centro di regia dell'azione Cristiana dovrà tornare ad essere la "stanza dei bottoni" ma con regole precise e forse più trasparenti e ispirate, meno terrene di quelle attuali. Qualcosa non ha funzionato, è tempo di cambiare. La sfida che aspetta il nuovo Pontefice è quella di fare in modo che la Chiesa si riappropri dei suoi fedeli. Che la gente torni a sentire il bisogno di Dio, di andare dal Parroco per un consiglio, che non consideri il Vaticano come un luogo nebuloso di passi felpati, parole a metà, ricettacolo di denari illeciti, nomine misteriose e misfatti.

Domani Benedetto XVI se ne andrà ma Io non credo che sia il suo sia il gesto estremo di chi dice "lascia che sia" e quindi abdica ad un potere maligno che lui non è in grado di contrastare ma bensì il gesto ispirato dalla Provvidenza di chi dice: io non ce l'ho fatta ma so che chi verrà dopo di me ce la farà.

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