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Politica
Napolitano

"Ora il Presidente si prende qualche momento di riflessione", annuncia di fronte alla Vetrata il portavoce del Quirinale, Pasquale Cascella. Espressione che vuol dire: non aspettatevi una risposta immediata, e' il tempo della riflessione. Che dovrebbe durare fino a sabato mattina, alle 10. Altrimenti non avrebbe avuto senso fare un secondo giro di consultazioni cosi' rapido, cosi' intenso. Cosi' defatigante.

Per tutto il giorno Giorgio Napolitano ascolta, scruta da sotto gli occhiali i suoi interlocutori, a cogliere un'espressione o un cenno. Soprattutto prende appunti. Esattamente come ha fatto nel primo giro di consultazioni. Il suo metodo lo descrive indirettamente Andrea Olivero, coordinatore di Scelta Civica, quando dice di aver accettato l'idea che il Capo dello Stato avvii processi esplorativi sulla base di un consenso su alcuni punti programmatici. E' esattamente quello che Napolitano ha fatto prima di affidare il preincarico a Pier Luigi Bersani: stendere una sorta di tavola sinottica da cui emergono i punti di contatto tra le posizioni dei partiti in merito ad una serie di provvedimenti concreti, in materia economica ed istituzionale.

Oggi piu' che mai pare valere quanto detto dal Presidente in quel caso: "A tutti, credo di poter dire, e' apparsa chiara la portata delle sfide da affrontare. In considerazione di cio', si e' ricavata - da parte della coalizione guidata dall'on. Berlusconi ma anche da parte di altri - l'esigenza di un governo di vasta unione, che conti innanzitutto sulle due maggiori forze parlamentari, ovvero - come si dice in linguaggio europeo - di grande coalizione".

Ma le difficolta' a procedere in questo senso sono apparse rilevanti: per effetto di antiche e profonde divergenze e contrapposizioni, che si erano attenuate nel corso del 2012 in funzione del sostegno al governo Monti ma sono riesplose con la rottura di fine anno", aggiunge, "Insisto sulla necessita' di larghe intese di quella natura, a complemento del processo di formazione del governo che potrebbe concludersi anche entro ambiti piu' caratterizzati e ristretti. Occorrera' comunque - per salvaguardare la posizione dell'Italia e anche per rafforzarne l'assertivita' e capacita' di spinta innovativa nel concerto europeo - forte spirito di coesione nazionale. Al di la' di quelle che potranno essere normali dialettiche maggioranza di governo/opposizione. Anche quella parte della popolazione che piu' soffre per la crisi economica e sociale e che piu' sollecita cambiamenti effettivi e' interessata allo sviluppo di confronti concreti e costruttivi, piuttosto che a scontri totali e paralizzanti".

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Parole pronunciate una settimana fa, ma che restano valide nella loro sostanza alla fine di questo tour de force, in cui qualche novita' si' e' stata registrata, ma i no sono stati piu' di quanto non si potesse immaginare. Inizia il Pdl con Silvio Berlusconi: apre ad un governo a guida Pd, con Bersani o senza, ma ribadisce che deve essere un governissimo, preludio ad un accordo sul Quirinale. Salgono i rappresentanti grillini, Lombardi e Crimi: no assoluto ad un incarico a nessuno, se non ad uno di loro. Poi che faranno? Si vedra'.

Vendola ribadisce Bersani. Il Pd con Enrico Letta non pronuncia il nome dell'ex segretario, ma boccia il governassimo auspicato da Berlusconi. Poi pero' apre ad una fase costituente per rivedere la Carta, abbattere i costi della politica e varare una serie di necessari provvedimenti economici. E questa e' l'unica novita' autentica della giornata, un'apertura ad un governo del presidente e di scopo (guai a chiamarlo tecnico), magari con una personalita' vicina al Pd, con grande profilo tecnico in materia economica. Il suo nome sara' l'oggetto della riflessione notturna del Presidente, il quale, pero', potrebbe avere gia' le idee chiare e dormire pertanto profondamente tutta la notte, come il principe di Conde' del Manzoni. I nomi circolati nei giorni scorsi vedono Amato, Saccomanni e Barca in prima fila. Nelle ultime ore sono calati i primi due, mentre e' salito il terzo. Cosi' come. Almento al momento, appaiono in ribasso le quotazioni di quell'ipotesi, circolata con insistenza nel pomeriggio, di dimissioni anticipate dello stesso Napolitano, per sbloccare l'impasse.


LA CRONACA DELLA GIORNATA

IL PD - "Le aspre contrapposizione e lo scontro fra le forze politiche degli anni scorsi e che hanno avuto un momento ancora piu' duro alla fine della scorsa legislatura rendono non idoneo un governissimo tra le forze politiche tradizionali". Lo ha detto Enrico Letta dopo le consultazioni al Quirinale. "Non sarebbe la risposta alla domanda che viene dal Paese", ha aggiunto.

Il Pd mantiene il suo progetto di Convenzione per le riforme. Lo ha spiegato Enrico Letta al termine delle consultazioni del Pd al Quirinale. "Abbiamo deciso di partire in questa gestione da un ascolto vero del risultato elettorale, dagli esiti clamorosi. Questo ascolto vero del Paese porta e ci ha portati a cercare une sito non tradizionale, politicista, che si rinchiudeva in vecchi schemi, per questo abbiamo cercato il coinvolgimento di tutti con una Convenzione costituente in cui fare la riforma della politica", ha spiegato il vicesegretario del Pd. "Quello era e per noi e' ancora il luogo in cui deve avvenire questa legittimazione reciproca delle forze politiche perche' questo il risultato elettorale impone e perche' le riforme si devono fare a maggioranza larga", ha sottolineato.

"I no che abbiamo ascoltato al progetto che Pierluigi Bersani ha presentato alle forze politiche rischiano di negare che il cambiamento possa avvenire nelle istituzioni e nell'economia". Lo ha detto il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, al termine dell'incontro con il Capo dello Stato. "E' con rammarico che abbiamo ascoltato questi no".

"Profonda gratitudine e fiducia piena" al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo ha espresso il vice segretario del Pd, al termine dell'incontro con il Capo dello Stato. "Non manchera' il nostro supporto alle decisioni che prendera'", ha aggiunto.

berlusconi
PDL E LEGA - Pdl e Lega sono disponibili a un governo di coalizione, di larghe intese ma non fatto di tecnici, ma di politici. Lo hanno dichiarato Silvio Berlusconi e Roberto Maroni dopo l'incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel secondo round di colloqui al Colle per la formazione del governo in seguito alla fumata nera del pre-incarico a Pier Luigi Bersani. Il Cavaliere ha anche ribadito l'apertura al segretario Pd e ha precisato che da parte del Pdl non c'è nessuna pretesa sul nome del post-Napolitano.


"Siamo disponibili a un governo di coalizione con Pdl, Pd, Lega, Scelta civica - ha spiegato Berlusconi - siccome delle tre forze uscite dal voto ciascuna con un terzo di elettori, una si è messa all'opposizione, è nell'interesse del paese che le altre due diano vita a un governo". "Confermo che la posizione della Lega è di essere disponibili a un governo di coalizione che però sia politico e non tecnico", ha aggiunto il leader del Carroccio Maroni. "Siamo stati contro il governo Monti - ha aggiunto - figuratevi se adesso accettiamo un altro governo tecnico, meglio le elezioni. Vogliamo un governo che dia risposte al paese e per fare questo deve essere un governo politico. È la condizione che abbiamo esposto al presidente".

"Siamo disponibili a che il Pd avanzi una sua candidatura. Ci va bene Bersani come anche altre possibili candidature", ha spiegato il Cavaliere che poi sull'elezione del nuovo capo di stato ha detto: "Voglio sgomberare il campo da alcuni retroscena: non c'è stata alcuna discussione nè posizione da parte nostra sul Quirinale. Sta nella logica delle cose che, se si fa un governo di coalizione insieme, insieme si debba discutere su chi sia il migliore presidente della Repubblica".

Intanto riunione del Movimento 5 Stelle a Montecitorio nel palazzo dei gruppi, al piano assegnato ai grillini: sono presenti i capigruppo di Camera e Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, e senatori e deputati che non sono partiti per il weekend di Pasqua. Alle 16 i capigruppo saliranno al Colle per le consultazioni con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per ora non è prevista la presenza di Beppe Grillo.

M5S - "Abbiamo preso atto che alla conclusione delle consultazioni di Bersani non ci sono le condizioni per una maggioranza politica, Napolitano ce lo ha comunicato. Noi abbiamo ribadito quanto già detto: siamo disponibili a formare un governo a cinque Stelle e rilanciamo a Napolitano questa opportunità". Lo ha detto il presidente dei senatori del M5S, Vito Crimi, al termine delle consultazioni con Napolitano.

"Un governo a cinque Stelle - ha proseguito - che possa immediatamente avviare alcune iniziative legislative come il reddito minimo di cittadinanza. Non accordiamo la fiducia a governi politici o pseudotecnici ma ribadiamo la disponibilità a votare in Aula leggi che si accordino col programma nostro come la legge elettorale".

Beppe Grillo ha inoltre smentito "categoricamente" di aver parlato di governo "pseudo-tecnico". Lo ha fatto con una telefonata a Sky Tg24 riferita da Paola Saluzzi in diretta. "L'unica proposta in piedi - ha fatto sapere Grillo - è un governo a guida 5 stelle".

GRILLO - Grillo all'attacco dei politici. E dei giornalisti. "Fiducia a chi? A persone che hanno disintegrato questo Paese da vent'anni?", ha detto il leader del Movimento 5 Stelle in una telefonata a "La Cosa", la webtv dei grillini. "Sono parole che in bocca a queste persone sono parolacce - ha proseguito - Responsabilità... Un'altra parola... Noi saremmo responsabili del fatto che il Paese non è governabile perché non facciamo alleanze e non diamo la fiducia. Servirebbe un neurologo".

I partiti "non hanno ancora capito cosa sta succedendo", ma "per loro è finita, entreremo in Parlamento, faremo i nostri venti punti, taglieremo i costi della politica e i finanziamenti al'editoria". "Un governo c'è - ha ribadito - si potrebbe domani mattina andare in Parlamento e fare con una semplice votazione l'abolizione della legge elettorale e tornare alla legge precedente. Sarebbe un segnale". "Siamo una grande rivoluzione francese senza la ghigliottina - ha detto ancora Grillo - siamo un miracolo che sta guardando tutto il mondo. In questo momento lo spread va così così, la borsa così e così, i bot si vendono, i cct anche: c'è una discontinuità tra pensiero e parola che è paurosa".

Poi l'attacco ai giornalisti "terrorizzati", una "casta peggio di quella dei politici: i politici li capisco, hanno una paura fottuta, i giornalisti cominciano ad averla e hanno ben ragione ad averla" perché "i giornali di carta scompariranno, la rete ingloberà tutto questo sistema medievale di fare informazione".

Il leader del Movimento 5 Stelle ha quindi parlato di uno dei cronisti che ha fatto una domanda a Crimi e Lombardi al termine delle consultazioni al Quirinale: "Quella voce lì la conosco, è di un povero ragazzo frustrato che deve dire che ha sentito una cosa che non ha sentito per 10 euro a pezzo. E' uno sfruttato, si tratta di apprendisti giornalisti. Noi toglieremo i finanziamenti diretti e indiretti".

"E' la trasformazione antropologica dell'informazione - ha aggiunto - che è diventata cattiva e violenta. C'è una confusione tra sondaggi, esperti. In televisione c'erano delle persone, dei professori che parlavano di grillini che volevano un governo pseudo tecnico. Siamo nel settore della psichiatria - ha detto ancora - bisogna guardarli sotto il profilo delle compulsioni e dei comportamenti. Non è normale. Faccio un plauso ai nostri deputati e senatori che si sono distinti tra un ammasso di informazioni, un groviglio di cose: è incredibile - ha concluso - come nascono cose dal nulla, poi vengono riproposte da un altro nulla e si creano discussioni vuote sul nulla".

VENDOLA - "In questo momento delicato e complesso della politica italiana abbiamo e ritenuto di sottolineare che la soluzione piu' idonea a traghettare l'Italia fuori dal pantano e' nel conferimento dell'incarico a Pier Luigi Bersani". Lo dice il leader di Sel, Nichi Vendola, dopo i colloqui con Giorgio napolitano al Quirinale. "Bersani - ha aggiunto Vendola - ha incarnato con coraggio la necessita' di un dialogo con la domanda di cambiamente cosi' prorompente nel paese e che si e' espressa nelle urne". Il leader di Sel ha ribadito che "e' interdetta qualsiasi possibilita' di governo di larghe intese con il Pdl".

"Il Pdl non e' alleato possibile tanto piu' in una situazione come quella che vive oggi l'Italia". Lo ha detto Nichi Vendola al termine delle consultazioni al Quirinale. Il Pdl, ha ricordato, e' quello "dell'assedio ai tribunali, la cospirazione piu' vigliacca come quella che ha portato a concordare le dimissioni del ministro Terzi".

Nichi Vendola ha chiesto che Pier Luigi Bersani riceva l'incarico di formare il governo e si presenti in parlamento a chiedere la fiducia. "C'e' la necessita' di portare fino in fondo il tragitto, portare in parlamento un squadra di governo e un programma di cambiamento", ha detto dopo le consultazioni al Quirinale. "Di la' del capo della coalizione di centrosinistra non vi e' alcuna possibilita' di risolvere l'intricata situazione della politica italiana", ha chiarito.

"Fino ad ora da Grillo sono arrivati prevalentemente degli insulti, Bersani e' la piu' matura e forte espressione della volonta' di dialogo con il M5S: la sua eliminazione sarebbe un netto indebolimento della prospettiva di dialogo con quella parte dell'Italia". Lo dice Nichi Vendola ai giornalisti che chiedono se una soluzione altra rispetto a Bersani potrebbe essere presa in considerazione per favorire un'apertura del Cinque Stelle.

 

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