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elezioni roma 2013 12
 
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E' la prima delle cause iscritte a ruolo dell'udienza pubblica di martedi' prossimo, 3 dicembre: il 'Porcellum' finisce al vaglio della Consulta, chiamata a valutare la legittimita' delle norme che attualmente regolano il nostro sistema elettorale. Relatore della causa sara' il giudice Giuseppe Tesauro. A sollevare la questione di costituzionalita' era stata la prima sezione civile della Cassazione, nello scorso maggio, sulla base di un ricorso presentato dall'avvocato Aldo Bozzi, in qualita' di privato cittadino.

La Suprema Corte, nella sua ordinanza di rimessione alla Consulta, aveva dichiarato "non manifestamente infondate" le questioni di legittimita' concernenti "l'attribuzione del premio di maggioranza per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica e l'esclusione del voto di preferenza".

Il meccanismo "premiale" previsto per la Camera, aveva evidenziato la Cassazione, "incentivando il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilita'" e "provoca una alterazione degli equilibri istituzionali": per questo, sarebbe "manifestamente irragionevole", in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, nonche' "lesivo dei principi di uguaglianza del voto" (art.48, comma 2, Cost.) e della "rappresentanza democratica" (articolo 1, comma 2, e 67 della Cost.). Per quanto riguarda il premio al Senato, si legge nell'ordinanza della Cassazione, "la violazione dei principi di ragionevolezza e uguaglianza del voto" sarebbe "ancor piu' evidente", se si considera che "l'entita' del premio, in favore della lista o coalizione che ha ottenuto piu' voti, varia regione per regione".

Ultimatum del governo ai partiti: cambiate la legge elettorale in Parlamento, prima che si pronunci la Consulta, oppure interverra' l'esecutivo con un disegno di legge (non un decreto, non ricorrendone i requisiti d'urgenza). Anche se, fonti parlamentari di maggioranza spiegano che dalla Corte costituzionale arriverebbero segnali circa uno slittamento ai primi di gennaio del pronunciamento nel merito sulla costituzionalita' dell'attuale sistema di voto, limitandosi il 3 dicembre a dichiarare ammissibile il ricorso.

Dunque, riferiscono fonti ministeriali, vista la volonta', almeno a parole, dimostrata da tutti i partiti di voler riformare il Porcellum, i tempi per dar vita a un nuovo modello elettorale, seppur stretti, ci sono. L'importante, ora, viene ancora spiegato dalle stesse fonti, e' spostare l'iter della riforma dal Senato alla Camera, dove i numeri della maggioranza sono schiaccianti per poi mettere i senatori di fronte all'alternativa di apparire come gli artefici della mancata messa in soffitta della legge 'porcata'. Ma Angelino Alfano prende tempo. Finora, infatti, la linea del Pdl - prima della scissione - e' sempre stata quella di andare a modificare la legge elettorale solo dopo le riforme istituzionali, mirando a un assetto semipresidenzialista. L'accelerazione impressa dal governo, forte del pressing del Colle, mette in difficolta' il Nuovo centrodestra, che teme di trovarsi le barricate dei 'cugini' di Forza Italia e non avere i numeri sufficienti per frenare una riforma targata Pd.

I Democratici attendono di conoscere nel dettaglio l'annunciata proposta di Matteo Renzi, dopo le primarie dell'8 dicembre. Un modello elettorale che per il primo cittadino di Firenze dovrebbe ricalcare il sistema adottato dai comuni. Tra le ipotesi targate Pd anche quella di un Mattarellum modificato, con l'introduzione di un premio di maggioranza del 25 per cento.

Altro scoglio da superare le riforme costituzionali, tema affrontato al Quirinale, assieme alla riforma elettorale, in un lungo incontro tra il Capo dello Stato e i ministri Franceschini e Quagliariello. Il problema e' che la fuoriuscita di Forza Italia dalla maggioranza abbassa di molto le probabilita' che le riforme istituzionali ottengano i 2/3 dei voti in Parlamento. Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, Giorgio Napolitano non si sarebbe detto preoccupato per l'iter delle riforme, ma avrebbe chiesto ai ministri quale sia lo stato dell'arte alla luce della nuova maggioranza che sostiene il governo. E se gli azzurri dovessero mettersi di traverso, viene spiegato da fonti sia Pd che Ncd, sarebbe gia' pronto un 'piano B': ovvero, ridurre il numero degli interventi da apportare alla Carta, dando la priorita' al taglio dei parlamentari e all'abolizione del bicameralismo perfetto.

Ma, al momento, la legge elettorale ha la priorita'. E se il rinvio del voto in commissione al Senato - Ncd ha chiesto tempo fino a lunedi' sera - non dovesse contribuire a sbloccare la situazione, interverra' il governo. Sul punto e' stato chiaro Quagliariello: "Se non si muovera' il Parlamento" prima della sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum "a quel punto si muovera' il governo". E il collega Franceschini aggiunge: la riforma elettorale "e' materia parlamentare, tutti l'hanno ricordato e noi siamo stati ad aspettare. Ma se ci fosse un blocco totale noi valuteremo di fare un'iniziativa, anche legislativa". Non si tratterebbe comunque di un decreto perche', rileva ancora il ministro per i Rapporti con il Parlamento, "sarebbe un precedente molto pericoloso". Ci sarebbe invece "un ddl, o un'iniziativa politica per spingere, vediamo".

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