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Politica

Di Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

 

Silvio Berlusconi, malgrado il modo come lo hanno dipinto la sinistra, l’intellighenzia e la satira, è un essere umano. E malgrado ciò che temono la sinistra, l’intellighenzia e la satira, benché in ottima forma per la sua età, è mortale. Dunque considerare il futuro dell’Italia senza Berlusconi non è uno sterile esercizio di fantasia. Fra l’altro, quand’anche a ottant’anni continuasse a far politica, non potrebbe farla a lungo. Perfino l’eterno Konrad Adenauer si è arreso all’età, ad un certo momento.

Il futuro politico dell’Italia non dipenderà né dal berlusconismo né dall’antiberlusconismo. Questa sciocca polarizzazione intorno ad un singolo uomo, che tanto fastidio ha potuto dare sia ai simpatizzanti sia agli antipatizzanti, finalmente finirà. Naturalmente rimarrà l’Italia. E – come ci ha insegnato Tocqueville – perfino dopo un’immensa rivoluzione come quella francese, il Paese del “dopo” somiglia al Paese del “prima” più di quanto si possa pensare. Dunque per immaginare che cosa sarà l’Italia bisogna guardare a ciò che essa è oggi ed è stata ieri.

Considerando soltanto il tempo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il popolo italiano ha dimostrato due tendenze fondamentali: da un lato verso la stabilità, il buon senso, la conservazione, dall’altro verso l’utopia e il progressismo. Se queste pulsioni avessero avuto gli stessi connotati che hanno in altri Paesi, per esempio la Gran Bretagna, avremmo avuto un Partito Liberale e un Partito Socialista. Purtroppo da noi la situazione è da sempre molto più complessa.

La “destra” vuole preservare i valori tradizionali ma nel frattempo desidera anch’essa i vantaggi che offre la mentalità progressista. Ecco perché da un lato è profondamente ostile ad uno Stato invadente e ad un fisco opprimente, ma dall’altro gli chiede le stesse cose che chiedono i progressisti. Dunque gli impone di spendere e, per conseguenza, di tassare. Sia detto di passaggio, ciò spiega la strabiliante quantità di fallimenti dell’azione di Berlusconi: probabilmente lui avrebbe realmente voluto adottare una politica liberale, ma tutti, intorno a lui, questa politica la volevano soltanto a parole e sono riusciti a bloccarlo. Infatti oggi abbiamo un governo che include sia la “destra”, sia la “sinistra”, ed ambedue concordano nell’oppressione fiscale e nello statalismo. Al punto che se qualcuno mette in dubbio l’efficacia di questa politica sono disposti ad attuare una scissione, pur di tenerlo in vita.

Curiosamente, partendo dall’altra estremità dello spettro politico, il quadro presenta analoghe contraddizioni. L’utopia incanta tutti ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E poiché ogni riforma, ogni serio cambiamento ha luogo a spese di qualcuno, anche qui le resistenze alle innovazioni sono maggiori del prevedibile. Fra l’altro la stessa volgare e rapace invidia dei ricchi si scontra col fatto che “ricchi sono quelli che hanno più di me”. E dunque i ricchi – se si eccettuano i miliardari – sono introvabili. Fra le file di coloro che si dicono di sinistra e che votano a sinistra vi sono legioni di cittadini che hanno parecchio da conservare: e di loro i partiti “progressisti” devono tenere conto. La sinistra in Italia è rivoluzionaria a parole e conservatrice nei fatti.

Il quadro totale è quello di una destra statalista e socialisteggiante e di una sinistra ottativa e piena di cautele. La destra non vuole rischiare che i suoi elettori passino a sinistra, la sinistra non vuole rischiare che i suoi elettori passino a destra. Anche questi ultimi ormai hanno parecchio da perdere, e si risentono come quelli di destra quando si parla di imposte, per esempio sulla casa o sulla benzina.

L’Italia è il Paese delle “mosse”, quella della conservazione e quella della rivoluzione. La sostanza profonda è il desiderio di tutti di avere tutto dallo Stato senza pagare troppe tasse. L’erario deve assicurare la salute, la scuola, l’ordine pubblico, e perfino salvare le imprese decotte (se sono abbastanza grandi) per i famosi “livelli occupazionali”, ma nel frattempo non dovrebbe pesare troppo col fisco. E di fatto si arriva fino alla situazione attuale.

Probabilmente una grande crisi economica internazionale, e non la fine politica o fisica di Berlusconi, produrrà un grande cambiamento momentaneo. Ma difficilmente ciò farà mutare la nostra mentalità. Per qualche tempo ritroveremo un po’ di buon senso ma dopo, probabilmente, torneremo alla nostra situazione d’elezione: la speranza, anzi la precisa richiesta che lo Stato ci dia tutto gratis, continuando a protestare per ciò che esso ci chiede. 
 

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