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Politica
Italiani Amici della Russia: "Aiutiamo l'Ucraina, ma niente armi contro Putin"

"La Russia è il nostro ottavo fornitore"


Il gruppo è piccolo, circa 50 associati, ma determinato. Dal 2017 l’Associazione degli Italiani Amici della Russia promuove gli scambi culturali tra i due paesi e per il presidente Lorenzo Valloreja c’è anche di più, come si evince dal titolo del suo libro: “Al di là del pregiudizio. Saggio sul perché l'Italia per «rinascere» debba tassativamente: uscire dall'Unione Europea; uscire dall'Euro; uscire dalla Nato; allearsi alla Russia di Putin”.

L’associazione abruzzese, in queste drammatiche ore, scrive una lettera aperta ai parlamentari italiani, invitandoli a recedere dalla decisione di inviare armi all’Ucraina per aiutarla a resistere dall’invasione. Oltre a condivisibili considerazioni sul rischio di un’escalation globale, gli Amici della Russia la mettono anche sul piano della “realpolitik”, citando alcuni dati economici: “Tra le Nazioni dalle quali importiamo ciò di cui abbiamo bisogno, la Russia risulta essere all’ottavo posto mentre l’Ucraina si colloca alla trentesima posizione. Se osserviamo, invece, le esportazioni scopriamo che Mosca acquista beni dall’Italia per circa 7 miliardi di Euro mentre Kiev solo 1,9 miliardi. In altri termini sarebbe molto lesivo per noi favorire l’Ucraina a discapito della Federazione Russa”.

Vallereja e i suoi associati citano l’Art. 11 della Costituzione, questione che ha un suo fondamento (lo spiega anche il costituzionalista Alfonso Celotto in questa intervista ad Affaritaliani.it), auspicando che l’Italia possa fare da interlocutore privilegiato di Putin e quindi lavorare per una soluzione pacifica della situazione. Un ritorno “allo spirito di Pratica di Mare”, ma anche “alla lungimiranza ed al senso della Patria di uomini come Enrico Mattei ed alla realpolitik di politici come Giulio Andreotti e Bettino Craxi”, grazie ai quali “le relazioni bilaterali Italia - Federazione Russa, faticosamente ricostruite dopo la Seconda Guerra mondiale hanno fatto si che il nostro Paese fosse il più spregiudicato nel blocco occidentale e questo ci ha garantito una reale e ineguagliabile autonomia energetica e geopolitica”.

"Ricordiamoci l'aiuto in occasione del terremoto e del Covid"

Per gli Amici della Russia, “con l’autorizzazione alla cessione di armi all’Ucraina, stiamo distruggendo tutto il lavoro fatto in 70 anni di politica estera; un azione che, definirla autolesionistica, sarebbe solo un eufemismo. È incredibile rendersi conto di come e quanto, il Parlamento italiano abbia la memoria così corta”. Vallereja ricorda anche l’aiuto ricevuto dalla Russia di Putin “nella ricostruzione della città dell’Aquila a seguito del sisma del 2009; la mano prestata, dal Cremlino, all’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la Conferenza per la Libia di Palermo, quando, mentre i nostri alleati ufficiali (Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna) disertavano l’incontro, spuntando così la nostra azione diplomatica, la Russia, con una delegazione di tutto rispetto, si presentò all’appuntamento insieme al Generale Khalifa Haftar, salvandoci così la faccia, e l’incredibile contributo di uomini e mezzi, ben 17 aerei, durante la prima fase della Pandemia, dato gratis et amore dei, in sostegno della già flagellata popolazione di Bergamo”. Tutte ragioni che, secondo i proponenti, contano di più della decisione di Putin di invadere l’Ucraina, dove “il problema non nasce certamente oggi”. Per questo, “bisogna aiutare l’Ucraina dal punto di vista umanitario, ma non inviandole armi. Anche perchè, quando si arriverà alla fase post-bellica, non potremmo più presentarci come amici della Russia”.

 

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