Europa, quale modello di partito per rilanciare il processo costituzionale?
Nessuna legge elettorale, per quanto europeista e repubblicana può di per se stessa compensare la crisi del sistema politico e più in generale della rappresentanza, dicevamo all’indomani delle presidenziali francesi su questa testata.
Ne ero convinta allora, lo penso ancora oggi dopo le elezioni tedesche.
La stagione politica fin qui vissuta, in Italia come in Europa, ci consegna il tema non solo di quale rapporto definiamo tra rappresentanza e governabilità, ma pure come esercitiamo la funzione di rappresentanza e con quali modalità gestiamo il potere esecutivo.
Possiamo nascondere il tema, ma non per questo la realtà cambia.
Ecco perché è importante lo scatto in #Avanti di Enrico Letta subito raccolto da Matteo Renzi e Tommaso Nannicini: siamo nelle condizioni di rilanciare il processo costituzionale europeo, dobbiamo farlo con azioni reali volte a riorganizzare le sensibilità culturali e politiche senza dimenticare decenni di azioni comunitarie.
Personalmente credo che senza una connessione forte tra le assemblee legislative regionali degli stati membri sia più difficile imprimere la direzione di marcia nonché l’effettivita’ delle scelte. Non a caso in Europa si è costituito da tempo il Comitato delle Regioni, il cui ruolo potrebbe essere rafforzato mentre sul fronte operativo è viva l’associazione dei parlamentini regionali Calre di cui Raffaele Cattaneo è oggi vice presidente.
Questo orizzonte è certamente importante per i prossimi mesi, ma nell’immediato è fondamentale per l’Italia la cui legge di bilancio è un giro di boa sulla ripresa effettiva del continente.
In silenzio lo sanno bene Draghi e Visco, il Presidente della Repubblica e il Presidente emerito lo hanno richiamato a più riprese fin dal Gennaio scorso, Lorenzo Guerini, per conto di Matteo Renzi, raccolse subito la sfida in quella lucida intervista di inizio anno rilasciata a L’Unità.
Allora all’indomani della festa di Imola e una breve riflessione: compiremmo un errore se pensassimo, lo dico al mio partito, il PD, di distinguere oggi i compiti di indirizzo, rappresentanza e raccordo tra i collegati alla legge di bilancio.
Beppe Grillo sulle pagine di Avvenire riferendosi all’attuale sistema politico italiano, affermò di interpretare il sentimento di autodeterminazione di una parte dei cittadini: si tratta di un termine impegnativo, ma a mio avviso corretto, per raccontare una fase non ancora conclusa. Oggi assistiamo a diverse varianti sul tema, ma la sensazione è la stessa di mesi fa: un sistema economico e di riscatto che pure è andato avanti per molti, ma che lascia ancora troppi esclusi,
con storie politiche diverse.
Non c’è legge elettorale, senza legge sui partiti: la legge Guerini resta il riflesso speculare ad alcune delle modalità con cui i cinque stelle si sono appropriati di un neo identitarismo fin’oggi ancora immobile, incapace, salvo rare eccezioni, di evolversi in spirito civile diffuso. Il dibattito parlamentare in questo caso ha prodotto a mio avviso un punto avanzato di sintesi grazie al lavoro dei Presidenti Mazziotti e D’Alia sul tema della pertecipazione giovanile e sul rapporto tra diritto degli aderenti, coesistenza di sensibilità culturali e ruolo economico delle strutture di finanziamento. È chiaro, soprattutto per chi mantiene una vocazione maggioritaria, che non sia possibile prescindere da questi temi: e se l’amico Corritore all’epoca convinse sulle primarie come strumento di contendibilità del potere interno ai partiti, allora come oggi, continuerò ad argomentare che serve un processo di responsabilizzazione perché la democrazia europea si pratichi ogni giorno con un lavoro costante e meticoloso d’inclusione, valorizzazione di strumenti per l’auto rappresentanza, ascolto e capacità di indirizzo.
Un lavoro di rinnovamento del ruolo e della funzione dei partiti della tradizione democratica europea alla luce dello sviluppo tecnologico e dei processi demografici e migratori.
All’alba dell’ autunno il PD ha l’obbligo di sciogliere alcuni nodi organizzativi: valorizzazione del 2×1000 dati alla mano e trasferimento di quelle risorse ai circoli che presentino progetti di inclusione e reinsediamento sociale; mappa del patrimonio delle fondazioni di esponenti di partito e condivisione di un processo di utilizzo delle stesse sui territori a partire dal rilancio de L’Unità; fondazione di un network di associazioni di cittadini dei quartieri di housing sociale, in primis di quelle giovanili; consolidamento delle reti internazionali di democratici italiani favorendone la connessione più ampia possibile (in questo lo schema adottato da Italiani Europei sotto la direzione di Andrea Romano resta a mio avviso il metodo migliore); incentivo del crowd founding per il finanziamento di campagne non autoreferenziali ma finalizzate ad obiettivi precisi a partire da quella per un’Europa più forte.
Accanto alla chiusura dei congressi campani e al lavoro per le elezioni regionali, dopo la conferenza programmatica va strutturato l’impegno di ascolto e indirizzo sulla legge di bilancio: penso ad una vera e propria piattaforma di proposte del Pd sulla quale avviare una consultazione popolare.
Una proposta per la sicurezza, lo sviluppo e la coesione sociale da articolare in una molteplicità di “Leopolda”, incontri con i corpi intermedi, assemblee nelle scuole, nei quartieri popolari, votazioni on line propositive, ma rapporto di scambio con chi sta nelle istituzioni.
La stagione del “riformismo dall’alto”, l’Italia l’ha già vissuta in più occasioni nella sua storia e se il sud, grazie ai governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni sta finalmente avviando la modernizzazione della propria struttura economica e sociale, il nord negli ultimi mesi ha assunto maggior consapevolezza del proprio ruolo di accompagnamento nel rafforzamento di quella europea.
E molto lo si deve alla classe dirigente milanese: senza pensare ad alcuna supremazia della città su altre, va comunque dato atto di un lavoro di squadra capace di accompagnare i processi.
Dal 2014 ad oggi il tema resta uno: senza troppo clamore, ma con maggior respiro, occorre accompagnare le intuizioni di Renzi, in Italia come in Europa, offrendo una proposta per rivitalizzare i partiti come prima garanzia di stabilità per la crescita.
Alleanza e Protagonismo restano per me le chiavi di lettura attorno alle quali attuare l’esercizio del potere esecutivo e di quello di indirizzo, consapevoli che analogo lavoro tocca alle organizzazioni di rappresentanza economica e sociale.
Chissà forse nei week end autunnali dello scorso anno Giorgio Napolitano chiacchierava proprio di questo con il coordinatore nazionale della segreteria PD Lorenzo Guerini.
Silvia Davite, animatrice di LINK

