Le Sardine scoprono il terremoto in centro Italia, a due mesi dalle elezioni. Il 24 luglio il loro tour nazionale arriva proprio nelle Marche, martoriate dal terremoto, a ridosso delle elezioni regionali con l’obiettivo di promuovere la buona politica e combattere l’astensionismo.
Il movimento delle Sardine ha annunciato su Facebook che dal 23 al 28 luglio si terrà il loro tour nelle regioni in cui si voterà a settembre.
“Fratta Polesine-Padova-Pesaro-Acquasanta-Arquata del Tronto-Marina Palmense-Lecce-Cassino-Grosseto-Pisa-Genova-Stella: queste le tappe confermate fino ad oggi. Non è un tour elettorale, ma un tour politico”, hanno sottolineato.
Andranno in visita alla ricostruzione post sisma 2016 di Arquata del Tronto, uno dei Comuni più colpiti, dove incontreranno il vicesindaco, Michele Franchi. Il tour proseguirà al cimitero partigiano internazionale di Pozza, frazione di Acquasanta, per ribadire il valore dell’antifascismo.
Ma nelle Marche non le hanno mai viste, tanto meno occuparsi del terremoto. A circa 4 anni dal sisma la ricostruzione è rimasta al palo nonostante la sovrabbondanza di annunci, appelli, decreti, interventi e passerelle. In alcune zone sono ancora visibili le macerie.
Abbiamo chiesto al leader del movimento Mattia Sartori come mai ora si occuperanno di terremoto: “Ci occupiamo della comunità, non è che ci occupiamo di terremoto”. E mi fa parlare con il referente marchigiano che si occupa del tema, Giorgio Mattiuzzo, al quale chiediamo:
C’è chi vede della strumentalità nel fatto che oggi tiriate fuori la questione terremoto. Ma ve ne siete mai occupati?
“Abbiamo fatto un solo incontro generale come Sardine e poi c’è stato il lockdown, il secondo incontro sarebbe stato a Camerino (zona terremoto, ndr). Siamo nati a novembre, ma faremo delle proposte programmatiche sul terremoto, stiamo definendo l’iniziativa di Arquata.”
E a chi vede della strumentalità nella vostra iniziativa a due mesi dal voto cosa rispondete? Mattiuzzo: “Ho sentito questa critica ma noi non dobbiamo candidarci”.
Allora chiediamo cosa pensano dell’iniziativa coloro che sono stati in prima linea sulla ricostruzione. Il vicesindaco Michele Franchi :“Sono felice di accoglierle, come abbiamo accolto tutti quelli che sono venuti. L’importante è far capire a tutti che qui non è una passerella da attraversare. Sono passati 4 governi e siamo ancora al palo. La responsabilità non è certo delle Sardine. Io sono di sinistra ma li accolgo come avrei fatto con altri. Credo che tutti i miei cittadini debbano essere arrabbiati con i politici, in senso generale”.
Domenico Pala, consigliere comunale di Arquata: “Mi chiedo cosa vengano a fare? Se vengono come Sardine e portano un po’ di tonno mi ci faccio un panino. Vengono a farsi i selfie? Non c’è ne è bisogno. Abbiamo già una selva burocratica con cui combattere tutti i giorni”.
Roberto Cataldi, parlamentare dei 5 Stelle Piceno, da anni molto battagliero sul tema anche dentro il suo movimento: “Alla sua domanda se le ho mai viste rispondo che non le ho mai viste. Poi può essere che se ne siano occupate ed io non le ho incrociate”.
Giacomo Manni, ex consigliere comunale di Ascoli Piceno anche lui molto attivo sul tema ricostruzione: “Francamente penso occorra rispetto verso una comunità che ha vissuto e sta vivendo un dramma, quello della ricostruzione ferma al palo, se avessero avuto interesse dovevano essere presenti prima, sono ormai quasi 4 anni dalla prima scossa sismica, non guarda caso due mesi prima dall’elezioni regionali dove il PD è dato perdente. Per me essere vicini a quei valori della sinistra che fu, significa anche e soprattutto dimostrare una maggiore sensibilità e rispetto soprattutto nei drammi umani e sociali. Questa modo di fare politica non ha nulla a che vedere con la vera sinistra, ma rappresenta proprio quel che è diventata la politica, un teatrino fine a sé stesso”.
Le Sardine sono dichiaratamente un movimento di sinistra e che vorrebbe la vittoria del centro-sinistra nelle contese elettorali. Eppure a maggio il tono del movimento sembrava differente.
“Ci prendiamo una pausa di riflessione”, ebbe a scrivere il leader Santori, in uno scritto pubblicato sulla pagina ufficiale del movimento.
Il movimento di protesta che appoggia di fatto chi sta al governo (non si era ancora vista una cosa del genere), quello che neanche nato veniva misteriosamente catapultato per mesi su tutte le aperture dei telegiornali, ad ogni ora, gonfiando le proprie fila, aveva annunciato il 26 maggio scorso di essere entrato in stand by.
Anche perché scriveva sempre Santori “sento che più prendiamo la direzione politica più finiamo per imitare gli altri. Più rincorriamo i like più caschiamo nella trappola del narcisismo”. Una riflessione interessante. E il 28 maggio: “Arrivano momenti in cui bisogna riconoscere i propri errori, i propri limiti, le proprie incompatibilità”. La riflessione è durata però fino al 29 maggio. 3 giorni di riflessione! Concluso il ritiro per gli esercizi spirituali hanno pubblicato un manifesto politico. Oggi le ritroviamo in tour in tutta Italia a parlare di antifascismo, con il fascismo imputato agli avversari politici della sinistra e ad incontrare chi fa politica di sinistra. Fortuna che erano in pausa di riflessione e non prendevano una direzione politica!


