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Licenziamenti, un altro anno di cigs. La verità sulla crisi della Lega

Licenziamenti, un altro anno di cigs. La verità sulla crisi della Lega
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La Lega Nord ha avviato un’ulteriore procedura per chiedere un altro anno di Cigs e/o disporre licenziamenti collettivi. ECCO COSA ACCADE NEL PARTITO DI SALVINI

Come stabilito dal D.L. n. 149/2013, convertito dalla legge n. 13/2014, anche i partiti politici – a seguito dell’abolizione del “finanziamento pubblico diretto” (quello “indiretto” probabilmente continuerà in eterno) – possono chiedere ed ottenere, in presenza dei requisiti di legge, la cassa integrazione guadagni straordinaria e procedere a licenziamenti collettivi secondo la procedura a suo tempo stabilita dalla legge n. 223/1991. Con parecchie facilitazioni. I partiti politici infatti – definiti “associazioni costituite per concorrere con metodo democratico a determinare le politiche nazionali” – possono licenziare e/o sospendere dal lavoro a zero ore il personale qualsiasi sia il proprio organico, a differenza delle aziende che possono ricorrere alla Cigs soltanto se hanno un organico costituito da un minimo di 15 unità.

Le disposizioni “pro-partiti” stabilite dalla legge n. 13/2014 (sarebbe molto più esatto dire “autostabilite”) hanno creato una ingiusta – e a mio avviso illegittima – disparità di trattamento rispetto all’intero mondo produttivo italiano caratterizzato da migliaia e migliaia di imprese di piccole dimensioni (quelle cioè con meno di 15 dipendenti) e da un numero ancora più elevato di micro-imprese (quelle con un massimo di 5 dipendenti). E questa disparità grida ancor più vendetta in periodi di gravi crisi economiche come è quello che ancora stiamo attraversando, al di là delle ottimistiche dichiarazioni di Governo e Confindustria. I sindacati invece sembra che abbiano fatto domanda per partecipare alla trasmissione “chi l’ha visti e sentiti”.

Il finanziamento della “Cigs politica” è assicurato, oltre che dalla contribuzione versata dai partiti, assolutamente insufficiente, dal Bilancio dello Stato – e cioè da tutti noi – nei limiti a decorrere dal 2016 di 11,25 milioni di euro l’anno.

Avvalendosi di queste disposizioni la Lega Nord ha già ottenuto un anno di Cigs, per un massimo di 71 lavoratori, dal 9.02.2015 all’8.02.2016.
Prima di questa ultima data la stessa Lega Nord ha avviato una ulteriore procedura per chiedere un altro anno di Cigs e/o disporre licenziamenti collettivi.

Alla presenza della Regione Lombardia, della Lega Nord e dei rappresentanti nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, il 1° marzo u.s. si è tenuta presso il Ministero del Lavoro un’apposita riunione al termine della quale è stato raggiunto tra le parti un accordo che prevede:

– la possibilità di chiedere la Cigs per riorganizzazione aziendale per un periodo di 12 mesi dal prossimo3 aprile per un massimo di 30 lavoratori, tra cui tutti i 17 in forza alla sede nazionale di via Bellerio;
– la possibilità di procedere, di intesa con i sindacati nazionali, al licenziamento di 20 dipendenti. La scelta delle persone da licenziare avverrà sulla base di un solo ed esclusivo criterio, quello “della non opposizione al licenziamento”, in luogo di quelli – anzianità di servizio, carico familiare, età, ecc. – previsti dalla legge n. 223/1991.

Aggiungo che il trattamento Cigs “verrà corrisposto direttamente dall’Inps” e che si potrà far ricorso alla rotazione dei lavoratori.
Nella riunione del 1° marzo la Lega Nord ha espressamente dichiarato che la ristrutturazione del proprio modello organizzativo ed operativo, già in corso di attuazione, prevede, in particolare, la riduzione dei costi fissi, l’accentramento delle funzioni, “l’esternalizzazione delle funzioni/attività non a carattere strettamente politico, la valorizzazione del volontariato e l’adozione di un modello organizzativo più flessibile e modulabile”.