“Il partito è in caduta libera. Il trend fa spavento”. Così Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, in un colloquio con il Corriere della Sera, mette nel mirino la scelta di Matteo Salvini di convocare un congresso straordinario. Una mossa che, secondo Romeo, non servirebbe ad aprire davvero il confronto interno, ma a cristallizzare gli equilibri attuali. “Vuole procedere con il congresso. Che, però, come le dicevo, non è altro che un trappolone. Perché lui non è che lo allarga ai militanti, no: lui intende organizzarlo con tutti gli stessi identici delegati che l’hanno già eletto segretario un anno e mezzo fa. Niente più che un espediente tattico, ne prendo atto. E non partecipo”, dice Romeo.
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Il riferimento è al congresso straordinario annunciato da Salvini dal palco di Pontida, dove il segretario aveva spiegato di voler convocare l’assise a ottobre per verificare la fiducia della base e decidere insieme la linea del partito. L’annuncio aveva inizialmente incassato una reazione più prudente da parte di Romeo, che aveva definito il congresso “un’occasione di confronto” e il suo arrivo “il sintomo che c’è la necessità di rilanciare il partito e riguadagnare la fiducia degli elettori”.
Nei giorni successivi, però, il fronte critico ha iniziato a mettere in discussione proprio le modalità con cui il congresso dovrebbe essere organizzato. Il nodo, secondo la ricostruzione emersa nel fronte dei cosiddetti nordisti, è la composizione della platea dei delegati: senza nuovi congressi territoriali, a votare resterebbero gli stessi delegati dell’ultima assise. “Io e Attilio Fontana e tutti gli altri ci stiamo muovendo solo ed esclusivamente per il bene del leghismo e, pensi un po’, pure dello stesso Salvini. Nessuno gli ha mai avanzato la richiesta di farsi da parte. Non è una sfida personale. La questione è solo politica”, sottolinea.
Alla base della contestazione, spiega Romeo, c’è soprattutto la condizione elettorale della Lega. “Perdiamo uno 0,2 per cento al mese. Questo significa che, se si dovesse votare a maggio, rischiamo di arrivarci intorno, se non addirittura sotto al 4 per cento”, afferma il capogruppo. Urge quindi intervenire prima delle prossime elezioni.


