MINORANZA PD – “Penso di poter parlare anche a nome di molti colleghi. Se domani si chiude il patto Berlusconi-Renzi sulla legge elettorale, un patto che esclude tutti gli altri, la maggioranza finisce domani”. Cosi’ Alfredo D’Attorre, esponente dell’area Cuperlo, torna sulle trattative tra il segretario del Pd e Silvio Berlusconi.
SCELTA CIVICA – E’ “urgente un incontro di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al Pd stesso, provochi una crisi di governo al buio”. E’ l’avvertimento che arriva dalla nota congiunta dei gruppi parlamentari del Nuovo centro destra, di Scelta civica e dei Popolari per l’Italia “in ordine alle consultazioni che il segretario del Pd ha avviato sulla riforma della legge elettorale con tutte le forze politiche e in particolare con quelle di opposizione”.
“Un passaggio cosi’ delicato come la riforma elettorale e la comune volonta’ di superare il bicameralismo paritario, che rallenta in maniera ormai inaccettabile l’efficacia dell’azione legislativa e di governo – scrivono Enrico Costa, Maurizio Sacconi, Andrea Romano, Gianluca Susta, Lorenzo Dellai e Lucio Romano – richiedono un’ampia intesa tra le forze di maggioranza il cui rapporto – avvertono – non puo’ essere ritenuto essenziale solo per le difficili, quotidiane, a volte impopolari attivita’ di governo”.
“Il doveroso confronto in Parlamento con tutte le forze politiche sulla riforma della legge elettorale e della Costituzione non puo’ infatti far venir meno – si sottolinea – la necessita’ di un preliminare accordo delle forze di maggioranza che si sono costituite proprio per guidare il Paese in una fase difficile di transizione attraverso le riforme necessarie. I sottoscritti Gruppi parlamentari ribadiscono la loro disponibilita’ , in tempi rapidissimi, a condividere con il PD e successivamente discutere con le opposizioni un pacchetto di riforme che prevedano:
1. il superamento del bicameralismo paritario;
2. una legge elettorale che garantisca rappresentanza delle culture politiche, governabilita’ e stabilita’ degli esecutivi, anche attraverso un modello di doppio turno;
3. una significativa riduzione del numero dei parlamentari”.
