Il ballottaggio nazionale previsto nella nuova legge elettorale perde consensi all’interno del centrodestra. La Lega resta contraria e Forza Italia non ha presentato l’emendamento che era stato ipotizzato nelle scorse ore.
Legge elettorale, Lega e Forza Italia frenano sul ballottaggio nazionale
Il secondo turno nazionale è passato in pochi giorni da una delle modifiche più discusse della riforma elettorale a un’ipotesi con possibilità ridotte di entrare nel testo finale.
Forza Italia non ha presentato in commissione Affari costituzionali al Senato l’emendamento sul ballottaggio che era stato valutato nei giorni precedenti. La Lega continua invece a mostrare una netta contrarietà.
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Secondo l’ANSA, nella maggioranza resta depositato sul punto l’emendamento del senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera. La proposta prevede un doppio turno in determinate condizioni, qualora nessuna coalizione raggiunga una determinata soglia al primo voto.
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Il Carroccio preferisce un meccanismo che consenta di determinare il vincitore già dopo il primo turno. Forza Italia, inizialmente più disponibile a discutere il doppio voto, ha scelto di non presentare una propria modifica.
La premier Giorgia Meloni avrebbe guardato con interesse alla soluzione del ballottaggio soprattutto per rafforzare la governabilità in presenza di forze esterne alle due principali coalizioni. L’assenza di una posizione condivisa tra gli alleati rende però difficile arrivare all’approvazione parlamentare della modifica.
Legge elettorale, come cambia la riforma
Il centrodestra ha invece trovato un’intesa su altri punti della legge elettorale. Tra le modifiche depositate c’è l’introduzione delle preferenze. In una delle formulazioni allo studio, l’elettore può indicare fino a tre candidati oltre al capolista. È stata anche eliminata dal testo la previsione di una ripartizione 60-40 tra uomini e donne nei capilista, mentre restano meccanismi di equilibrio di genere in altre parti del sistema.
Un’altra modifica riguarda la norma sui partiti sotto il 3%, criticata anche per possibili problemi di costituzionalità.
Sul percorso parlamentare si prepara un confronto lungo. Le opposizioni hanno presentato oltre 650 emendamenti sui circa 700 complessivi. Otto proposte comuni chiedono, tra le altre cose, preferenze per tutti i parlamentari, l’eliminazione dei capilista bloccati e lo stop all’indicazione del candidato premier sulla scheda.
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Elly Schlein ha annunciato che il Pd farà “muro” con le altre opposizioni contro il testo, criticando anche l’ipotesi del ballottaggio.
Le votazioni in commissione dovrebbero proseguire nei prossimi giorni. L’approdo del provvedimento in Aula al Senato è previsto per il 9 settembre, mentre il voto finale è indicato per il 25 dello stesso mese.


