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Politica
Tribunale sede

Lodo Mondadori in Cassazione a Roma e la presunta compravendita di senatori davanti al Gup di Napoli: domani per Silvio Berlusconi e' una nuova giornata di processi. Il lodo Mondadori e' una delle vicende giudiziarie piu' complesse degli ultimi vent'anni, che vede contrapposti Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, e ha segnato la storia recente dell'editoria italiana. Il processo arrivera' al suo ultimo atto domani con l'udienza davanti alla terza sezione civile della Cassazione chiamata a stabilire, in via definitiva, la questione del risarcimento che, secondo i giudici del merito, la Fininvest deve alla Cir di De Benedetti. Gli 'ermellini' dovranno decidere se confermare o meno la sentenza pronunciata il 9 luglio 2011 dalla Corte d'appello di Milano, che ha stabilito una somma di risarcimento pari a 560 milioni di euro a carico della Fininvest e a favore della Cir. L'udienza si aprira', come di consueto, con la relazione in cui si ripercorreranno tutte le tappe giudiziarie, poi la parola passera' alla Procura generale per la requisitoria, e dopo, tocchera' alle difese.

Il verdetto, secondo quanto prevede il codice di procedura civile, sara' reso noto solo con il deposito delle motivazioni della sentenza, che, per legge, deve avvenire entro un mese. La decisione della Suprema Corte, dunque, e' attesa, salvo sorprese o proroghe, prima di agosto: per i giudici di secondo grado, la Cir subi' un danno "immediato e diretto" dalla sentenza con cui la Corte d'appello di Roma, nel 1981 - giudice relatore Vittorio Metta - sanci' la nullita' del lodo arbitrale che era stato favorevole a De Benedetti per il controllo della Mondadori, che, di conseguenza, passo' nelle mani di Berlusconi. Dalle dichiarazioni della teste Stefania Ariosto, che nel 1995 inizio' a parlare di tangenti ai giudici romani, ha poi origine il procedimento penale 'Lodo Mondadori', incentrato su un versamento di 425 milioni di vecchie lire al giudice Metta per annullare il lodo: nel 2007, vengono condannati in via definitiva gli avvocati Cesare Previti, ministro della Difesa nel primo Governo Berlusconi, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, e lo stesso Metta, tutti per corruzione in atti giudiziari.

E' proprio questa pronuncia che da' il via al processo civile che la Cassazione affrontera' domani. In primo grado il giudice milanese Raimondo Mesiano - a cui il Csm diede tutela per gli attacchi subiti dopo la sua decisione - stabili', il 3 ottobre 2009, un risarcimento a favore della Cir per danno patrimoniale da "perdita di chance" di quasi 750 milioni di euro. Una cifra che in appello, dopo il ricorso della Fininvest, e' stata 'ridimensionata' e fissata in 560 milioni. Anche Berlusconi venne inizialmente coinvolto nel processo penale: nel 2001 la Cassazione confermo' nei suoi confronti la prescrizione del reato di corruzione semplice.

Corruzione in concorso. E' l'accusa mossa a Silvio Berlusconi, all'ex senatore Sergio De Gregorio e all'ex direttore del quotidiano L'Avanti, Valter Lavitola, che domani mattina devono comparire davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli, Amalia Primavera, nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta compravendita di senatori tra il 2006 e il 2008. Con molta probabilita' Berlusconi, assistito dagli avvocati Michele Cerabona e Niccolo' Ghedini, non sara' presente in aula anche se non possono del tutto escludersi colpi di scena.

Nel marzo scorso, i pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli avevano chiesto il giudizio immediato per i tre indagati, richiesta che era stata respinta dal gip Marcella Cimma. Secondo l'accusa, l'ex premier avrebbe versato tre milioni di euro a De Gregorio, eletto nelle file dell'Idv, tramite Lavitola, per convincerlo a passare con il centrodestra e far cadere il governo guidato da Romano Prodi. Una parte del denaro, 2 milioni circa, sarebbe anche stata data in nero. Un'operazione che, dicono i pm, sarebbe stata tentata anche con altri senatori grazie a De Gregorio.

L'inchiesta, condotta dalla Procura napoletana, dopo le dichiarazioni rese da Lavitola all'indomani del suo arresto nell'aprile 2012, si e' arricchita di quelle spontanee rilasciate da De Gregorio a dicembre scorso. L'udienza preliminare si annuncia accesa in quanto gli avvocati dell'ex premier sono pronti ad avanzare alcune eccezioni davanti al gup. Tra gli elementi d'accusa, anche una perizia sui movimenti di denaro nei conti correnti riconducibili a De Gregorio, un flusso di 25 milioni di euro circa in 10 anni. La prescrizione del reato e' vicina, settembre 2015.

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