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Politica
M5s, chi sale e chi scende nello scacchiere grillino. Il terrore fra i "big"

L'esecutivo non fa bene ai grillini, almeno stando ai sondaggi che vedono il m5s in calo costante rispetto alle cifre ottenute il 4 marzo. Per giunta, dopo cinque anni di opposizione senza oneri di governo, ora che sono a Palazzo Chigi - e per di più a fianco di un alleato come Matteo Salvini che li sta pian piano fagocitando - gli esponenti pentastellati avvertono sulle spalle il gravoso peso della responsabilità nei confronti del Paese, finendo sull'orlo di una crisi di nervi. Crisi acuita dalle proteste dei No Tap in Puglia e dai disordini nell'amministrazione torinese di Chiara Appendino per la questione No Tav, tanto per citare soltanto due delle varie situazioni critiche che in questi giorni attanagliano i grillini e i loro esponenti più autorevoli.

Pensiamo soprattutto a Luigi Di Maio, il capo politico e quindi il più esposto dei "big" del Movimento anche in qualità di vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Di Maio vessato dagli oppositori interni che gli rimproverano il fatto di essersi "venduto" alla Lega per arrivare al governo, ma anche schiacciato dalla personalità di Salvini che gli ruba la scena a ogni piè sospinto, mettendolo spesso in ombra. Il richiamo, dai più giudicato scomposto, alla "testuggine" è un chiaro segnale dell'impasse del giovane esponente istituzionale che teme soprattutto il fuoco amico di una fronda che si allarga sempre più. Una fronda bicefala, una testa della quale è rappresentata dal suo eterno nemico e rivale Roberto Fico, tenuto lontano dal Governo con una carica di rilievo, quella di Presidente della Camera dei Deputati, ma che non gli impedisce di strizzare l'occhio alla Sinistra, titillando i desideri di alleanze con il m5s da parte di un certo Pd. Sono in molti a vedere in Fico colui che raccoglierà i cocci del Movimento 5 Stelle nel caso in cui Di Maio dovesse portarlo a infrangersi contro gli scogli della Realpolitik.

L'altra testa dell'Idra che minaccia Di Maio è ovviamente quella del nemico-amico Alessandro Di Battista che, riparando in Guatemala, ha evitato di sovraesporsi e d'impegnarsi in prima persona nell'esecutivo mantenendosi "puro" e soprattutto conservando un mandato (Di Maio ne ha già "bruciati" due) che gli permetterà di potersi ricandidare a qualsiasi carica. Di Battista, il "barricadero", è una carta più versatile che va bene sia a Destra sia a Sinistra, essendo meno connotato politicamente rispetto a Fico, ed è anche molto più vicino a Beppe Grillo, negli ultimi tempi emarginato dai diarchi Luigi Di Maio-Davide Casaleggio. Quel Grillo che, a detta di molti osservatori, attende come un ragno che la mosca Di Maio vada a imprigionarsi nella ragnatela di Salvini e che fallisca trascinando con sé anche la linea di Casaleggio Jr., permettendo così all'ex comico di riprendersi il Movimento assieme a Di Battista.

Un altro "big" grillino su cui pende una spada di Damocle è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, che per via delle sue tante gaffes molti danno per dead man walking, ovvero prossimo a essere silurato in un eventuale rimpasto di Governo prima delle elezioni europee. 

Quanto alle donne, Roberta Lombardi, un tempo dea ex machina del m5s e terza fra cotanto senno dopo Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, è ormai stata allontanata dalle stanze del potere che contano e relegata in Regione Lazio a reggere indirettamente la maggioranza risicata del governatore Nicola Zingaretti. Mentre la sua nemica sindaca romana Virginia Raggi è in bilico per vicende giudiziarie e per problematiche di amministrazione capitolina, tanto che il m5s potrebbe essere pronto a scaricarla definitivamente in caso di condanna per falso in atto pubblico.

Vincenzo Spadafora, mentore di Luigi Di Maio nonché Sottosegretario alle Pari Opportunità, è più defilato di questi tempi dopo l'articolo al vetriolo di Marco Lillo sul Fatto Quotidiano che ha rispolverato i suoi rapporti di amicizia con Angelo Balducci della "cricca" costandogli un ministero, ma continua a lavorare indefessamente sia sul fronte delle nomine Rai sia su quello delle prossime elezioni europee, alle quali sarà senz'altro candidato il redivivo Alfonso Pecoraro Scanio, del quale Spadafora era collaboratore stretto ai tempi del Ministero dell'Ambiente. Il temutissimo "nuovo arrivo" Pecoraro Scanio, vicino al Movimento fin dalla prima ora, e parente di una collaboratrice grillina alla regione Lazio, minaccia di offuscare l'astro di altri candidati a Bruxelles facendo anche storcere il naso all'ala più ortodossa che lo vede come un intruso (come del resto soffre la presenza ingombrante del prezzemolino Spadafora, che in passato ha frequentato trasversalmente la "vecchia politica" tanto osteggiata dai grillini).

Fra i nuovi arrivi "esterni in ascesa esponenziale nel M5s, troviamo l'economista ed ex assessore capitolino, dimessosi nel settembre 2016 per contrasti con la giunta Raggi, Marcello Minenna che, forte di un curriculum "a 5 stelle", ovvero straordinariamente ricco di collaborazioni nazionali e internazionali di estremo rilievo e incarichi prestigiosi ricoperti nella sua invidiabile carriera professionale, viene indicato come possibile prossimo presidente della Consob. Carica che - si vocifera ad altissimi livelli in ambienti economico-finanziari - lo ha catapultato nel mirino di potenti personaggi che non lo vedono di buon occhio, anche per vecchie ruggini personali e parentali, al vertice della succitata Commissione Nazionale per la società e per la Borsa. E chi sarebbero questi potenti personaggi a lui avversi? Qualcuno parla addirittura del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e di colei che l'ha preceduto a Palazzo Chigi, ovvero l'ancor temuta Maria Elena Boschi. 

Pure, l'insigne economista Minenna è oltremodo rispettato nel Movimento, mentre al contrario particolari idiosincrasie da parte dei grillini della prima ora investono Gianluigi Paragone, Emilio Carelli e Dino Giarrusso, che come fa notare il giornalista Mauro Suttora in un commento su facebook, "sono sempre in televisione mandati da Rocco Casalino. I 300 Parlamentari peones e la vecchia guardia" precisa ancora Suttora, "li detestano. Quando a giorni verranno pubblicati i loro stipendi, scoppierà un casino". 

Insomma, alla luce di tutto ciò di cui sopra, mentre Di Maio scende sempre più nel borsino grillino del potere ed è in fibrillazione poiché osteggiato da più parti, tanto da arrivare a minacciare neanche troppo velatamente il ritorno alle espulsioni dei dissidenti (tra i quali la senatrice Elena Fattori sta facendo la parte del leone); mentre molti attendono il ritorno del figliol prodigo Dibba; mentre una parte del Pd confida in un sussulto di Fico; mentre altre figure si muovono sotterraneamente per rosicchiare ulteriore potere come per esempio la defilatissima ma sempre più influente deputata Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze e il cui parere è determinante per certe cariche di rilievo, quali per esempio la suddetta presidenza della Consob; ecco che l'alleato leghista profitta delle difficoltà grilline e prepara la campagna europea e quella capitolina nel caso di dimissioni della Raggi.

E se nel Carroccio l'atmosfera è inebriata da visioni di trionfi futuri, nel m5s regna invece un'aria di terrore di pugnalate a tradimento e di timore per un avvenire che al momento si preannuncia piuttosto nebuloso o, peggio, fosco, nonché dilaniato da lotte intestine. Di moda nel m5s non va più tanto l'onestà, quanto invece il "tutti contro tutti"

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