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Politica
Majorino (Pd) e l'immigrazione: un libro per "cambiare tutto"

In “Cambiare tutto – L’Europa, l’Italia e l’immigrazione” ci sono anche i contributi di Bartolo, Mauri, Porsia, Scavo e altri

Pierfrancesco Majorino conosce particolarmente il tema dell’immigrazione, per esperienza diretta. Da assessore al Welfare del Comune di Milano ha dovuto gestire in prima persona varie fasi critiche e in particolare l’ondata di migranti siriani che a partire dal 2013 si è riversata sul capoluogo lombardo, crocevia per poi approdare a diversi Paesi europei. Senza un particolare aiuto ne’ da parte dell’Europa che dal governo nazionale, col quale invece ha spesso polemizzato, l’esponente del Pd ha dato vita a una struttura emergenziale che aveva il suo fulcro nella stazione centrale di Milano e in particolare nel mezzanino divenuto una sorta di simbolo della solidarietà tipicamente ambrosiana.

Diventato parlamentare europeo, Majorino ha poi seguito da vicino nuove crisi come quella al confine tra Bielorussia e Polonia, recandosi personalmente tra i disperati in fuga, nonostante la repressione anche piuttosto dura delle forze dell’ordine locali. Lo ha fatto (e lo fa) battendosi con energia contro ogni forma di muro, sia fisico che culturale. La sua prospettiva è molto chiara: su questo tema bisogna cambiare tutto. “Cambiare tutto – L’Europa, l’Italia e l’immigrazione” (edito da Laurana) raccoglie le testimonianze di altri autorevoli esperti del settore, quali Pietro Bartolo, Don Virginio Colmegna, Nancy Porsia, Nello Scavo e Matteo Mauri, oltre a molti altri.

Una sinfonia di voci nella quale Majorino non si sottrae al compito di fare un autorevole assolo, tracciando una chiara proposta politica: “Cancellare la vergogna dei campi di detenzione, legalizzare i canali di accesso, pensare a piani per l’educazione, la formazione, il lavoro, la salute, la tutela innanzitutto dei minori e delle donne: queste dovrebbero dunque essere alcune leve su cui concentrare il massimo degli sforzi, tentando, peraltro, di immaginare un sistema in grado di garantire ovviamente il rispetto del diritto di asilo e di affrontare anche la condizione dei cosiddetti migranti economici, categoria, questa, creata artatamente dalla politica e foriera di numerosi equivoci. Poiché, come si chiede spesso intervenendo al Parlamento europeo Pietro Bartolo, ‘non si capisce quale sia la differenza tra la morte per guerra e la morte per fame’”.

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