Manovra da 26 miliardi, nove per confermare gli interventi esistenti. Cinque miliardi dal settore finanziario, 700 milioni ciascuno da energia e giochi. Giorgetti difende la prudenza, mentre l’opposizione deve ancora trovare una linea comune. La vera novità della manovra non sta soltanto nei soldi che il governo mette sul tavolo, ma soprattutto in quelli che ha deciso di chiedere a chi, negli ultimi anni, ha registrato risultati economici particolarmente robusti. Banche, assicurazioni, società energetiche e settore del gioco vengono chiamati a contribuire al finanziamento degli interventi per famiglie, lavoro e imprese. La legge di Bilancio 2027 vale circa 26 miliardi di euro. Di questi, nove serviranno a confermare provvedimenti già introdotti e destinati a scadere. Oltre un terzo, dunque, non finanzia nuove agevolazioni ma impedisce che quelle esistenti vengano meno. Un aspetto meno appariscente sul piano politico, ma tutt’altro che irrilevante per chi beneficia di riduzioni fiscali o sostegni economici. Meloni conferma le priorità: famiglia, natalità, potere d’acquisto, imprese e sanità. Ma deve finanziarle con una crescita debole e poco spazio per nuove spese. Le coperture: circa cinque miliardi da banche, assicurazioni e fiscalità finanziaria; 700 milioni dalle società energetiche, 700 dal gioco e un miliardo dai risparmi dei ministeri.
Totale: 7,4 miliardi, più di un quarto della manovra. Il governo chiede dunque un contributo maggiore ai comparti più solidi. Non ogni utile è un extraprofitto e non tutti i prelievi sono imposte permanenti: la distinzione conta, anche per giudicare l’effetto reale sui conti. Il sistema bancario, dopo anni caratterizzati da tassi d’interesse elevati e margini consistenti, viene chiamato a un contributo significativo. Una decisione non indolore, tanto che gli istituti di credito hanno manifestato forti perplessità. La presidente del Consiglio ha riconosciuto che questa volta non è stato possibile raggiungere un accordo preventivo con il settore. La questione più delicata riguarda però la natura del prelievo. Quanto sarà effettivamente aggiuntivo e quanto consisterà nell’anticipazione di imposte già dovute? Gli analisti di Intermonte, in una simulazione preliminare, hanno ipotizzato un impatto sugli utili bancari del 2,7% nel 2027, con circa il 30% del contributo rappresentato da maggiori imposte effettive e il restante 70% da anticipazioni fiscali.
Non è una previsione definitiva sulla legge approvata, ma evidenzia un problema concreto: reperire risorse oggi senza compromettere quelle degli anni successivi. Va inoltre verificato che le banche non recuperino parte del costo aumentando commissioni o peggiorando le condizioni del credito. Il governo ha comunque cercato di salvaguardare le realtà più piccole, prevedendo una franchigia e attenzioni specifiche per il credito cooperativo e territoriale. Una distinzione importante in un Paese nel quale moltissime piccole imprese dipendono ancora dal rapporto con le banche locali. Un ragionamento analogo vale per il settore energetico. I 700 milioni richiesti alle società dell’energia si aggiungono agli interventi già adottati durante l’anno per contenere i rincari delle bollette e dei carburanti.
La questione è particolarmente sentita perché, mentre famiglie e imprese hanno dovuto affrontare aumenti improvvisi dei costi energetici, alcune grandi società hanno beneficiato delle condizioni straordinarie dei mercati. Chiedere loro un contributo significa tentare di recuperare risorse per attenuare le conseguenze economiche della crisi. Occorrerà naturalmente evitare che il maggior prelievo venga trasferito sui prezzi pagati dai consumatori. Anche il gioco contribuirà con circa 700 milioni. In questo caso sarà decisiva la struttura del provvedimento: un aumento degli oneri per gli operatori avrebbe effetti differenti rispetto a una maggiore tassazione direttamente collegata alle giocate, che potrebbe ricadere anche sulle fasce economicamente più fragili.
Il capogruppo democratico al Senato, Francesco Boccia, ha definito il quadro economico del governo “il conto del fallimento di Meloni”, denunciando salari reali insufficienti, crescita debole e debito elevato. Ma tra i riformisti del Pd qualcuno sottotraccia sottolinea come Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra avanzino soluzioni differenti, dal salario minimo alla decontribuzione per i giovani, fino alla bolletta sociale legata all’Isee. “Proposte che meritano di essere discusse nel merito, ma sulle quali il campo largo deve ancora trovare una sintesi, soprattutto per quanto riguarda priorità, costi e compatibilità con i vincoli di bilancio. Non basta chiedere maggiori stanziamenti per ogni capitolo. Occorre indicare quali spese ridurre, quali entrate aumentare e quali interventi privilegiare”, dice un senatore di vecchio corso dei democratici.
L’estensione fino a 55mila euro dello scaglione Irpef al 33% produce un risparmio massimo aggiuntivo di 500 euro annui. È un intervento rivolto soprattutto al ceto medio, che si aggiunge ai precedenti tagli fiscali. Accanto alla riduzione dell’Irpef figurano gli incentivi per i giovani lavoratori, le agevolazioni sugli affitti, il rafforzamento dei congedi parentali e gli strumenti di sostegno alla natalità. Non tutte le misure riguardano le stesse famiglie e alcune avranno benefici limitati. Ma l’obiettivo è intervenire su costi che incidono direttamente sulle possibilità di risparmio e sulle scelte quotidiane. La sanità riceve ulteriori risorse, mentre gli investimenti e gli incentivi alle imprese
dovrebbero contribuire a sostenere la capacità produttiva. Anche su questo terreno, però, conteranno le modalità di attuazione e la velocità con cui i finanziamenti arriveranno ai destinatari.
La presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, ha richiamato la necessità di mantenere prudenza sui conti pubblici. Le previsioni governative, validate dall’organismo indipendente, indicano una crescita del PIL dell’1% nel 2026 e dello 0,8% nel 2027, con rischi prevalentemente orientati al ribasso. In altre parole, non ci sono margini per finanziare qualsiasi richiesta attraverso nuovo deficit. La copertura degli interventi diventa importante quanto la loro utilità. Non è passata inosservata, del resto, l’insolita loquacità di
Giancarlo Giorgetti durante il recente congresso della Lega a Milano. Secondo alcune ricostruzioni interne alla maggioranza, il ministro avrebbe voluto mandare un messaggio soprattutto a chi, come Salvini e Durigon, continua a chiedere maggiori margini di spesa.
Giorgetti, che con Meloni condivide la necessità di tenere sotto controllo i conti, sa bene che ogni concessione oggi rischia di pesare sul bilancio di domani. “Sono soddisfatto di continuare a garantire la sicurezza della finanza pubblica italiana in un contesto non favorevole”, ha dichiarato dopo il Consiglio dei ministri. C’è poi la partita europea. L’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo nel 2027 sarebbe un risultato politico importante, anche se non comporterebbe automaticamente la libertà di aumentare la spesa. A Palazzo Chigi si guarda già ai prossimi mesi, quando sarà più chiaro quanto spazio esista per nuovi interventi economici. E nella maggioranza c’è anche chi collega questa prospettiva al calendario elettorale. Una manovra più generosa potrebbe diventare un argomento da spendere davanti agli elettori. Per ora resta un’ipotesi. Ma è anche su questo che si gioca il confronto, tutt’altro che concluso, tra la prudenza di Giorgetti e le richieste degli alleati.
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