Manovra, gli incentivi alle imprese valgono la sfida della crescita
Per le imprese italiane la novità della manovra 2027 è soprattutto una conferma: il governo Meloni ha deciso di mantenere gli incentivi alle assunzioni, gli sgravi sulla produttività e le agevolazioni agli investimenti, evitando che molte misure scadano a dicembre. Un pacchetto che rientra nei nove miliardi destinati alla proroga degli interventi precedenti, all’interno di una legge di Bilancio da circa 26 miliardi.
La continuità delle agevolazioni offre alle aziende un riferimento per le decisioni sui prossimi investimenti. La super deduzione del costo del lavoro al 120%, il cosiddetto «più assumi meno paghi», resta uno degli strumenti principali. Su una nuova assunzione dal costo ammissibile di 30mila euro, un’azienda può dedurne fiscalmente 36mila.
Il vantaggio effettivo dipende dalle imposte dovute, ma rende meno costoso aumentare il personale. La manovra proroga inoltre al 2027 gli esoneri contributivi per le assunzioni stabili di giovani, donne e lavoratori nelle ZES. Viene confermata anche la tassazione all’1% sui premi di produttività.
Su un premio lordo di 2mila euro, l’imposta sostitutiva scende a soli 20 euro, ferme restando le eventuali trattenute contributive. Per le aziende significa poter premiare i risultati lasciando una quota maggiore del compenso ai dipendenti. Resta inoltre l’aliquota agevolata del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, che secondo i dati richiamati dal governo hanno interessato oltre 4 milioni e 250mila lavoratori.
A questo si aggiungono gli interventi sulle lavoratrici madri, con il rafforzamento delle agevolazioni per favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Un aiuto che può incidere anche sulla disponibilità di personale nelle aziende. Per autonomi e professionisti arriva poi l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia del regime forfettario.
La modifica, prevista dal disegno di legge, consentirebbe a molte partite Iva di aumentare il fatturato senza uscire immediatamente dalla tassazione agevolata. Resta da completare il necessario coordinamento con Bruxelles sul regime Iva.
Il capitolo più consistente riguarda gli investimenti nel Mezzogiorno. La ZES unica del Mezzogiorno potrà contare su 2,4 miliardi nel 2027 e altri 1,25 miliardi nel 2028. Secondo il Check-up Mezzogiorno 2026 di Confindustria e SRM, a metà anno erano stati autorizzati progetti per oltre 9 miliardi di investimenti diretti, con circa 25mila occupati previsti.
Il dato che colpisce riguarda i nuovi insediamenti: rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti. Non si parla, quindi, soltanto di ampliamenti: molti progetti prevedono nuovi insediamenti industriali, dall’agroalimentare all’automotive, fino all’elettronica e alla manifattura.
Anche dal mondo delle imprese arriva una richiesta di continuità. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo il 23 ottobre a Taormina, ha sollecitato una manovra che sostenga «l’iperammortamento» e la «Zes unica», chiedendo «meglio poche cose, ma con una visione a lungo termine».
Un richiamo alla necessità di rendere prevedibili gli strumenti fiscali, soprattutto mentre si chiude la fase straordinaria del PNRR. Un altro segnale arriva da Transizione 5.0, pensata per sostenere l’ammodernamento tecnologico e l’efficienza energetica delle imprese. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato oltre 25mila progetti presentati, per un valore di 7,3 miliardi di investimenti. Le domande presentate in pochi mesi mostrano l’interesse delle aziende a rinnovare impianti e processi produttivi.
Il nuovo meccanismo dell’iperammortamento permette di maggiorare fiscalmente il costo dei beni acquistati, riducendo l’imponibile delle imprese. La misura riguarda macchinari avanzati, digitalizzazione e investimenti nell’autoproduzione di energia rinnovabile. Urso ha inoltre indicato l’obiettivo di prolungare il piano oltre il 2028, affiancandogli incentivi per il cloud e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie aziende.
Per la manifattura italiana, alle prese con concorrenti che spesso beneficiano di energia meno cara e maggiori dimensioni aziendali, aggiornare gli impianti è una necessità. Modernizzare gli impianti può aumentare la produttività, ridurre gli sprechi e aiutare le imprese a difendere le proprie quote di mercato.
Per molte imprese il problema non è soltanto trovare risorse da investire, ma sapere su quali regole potranno contare nei prossimi anni. I progetti presentati per la ZES e per Transizione 5.0 mostrano che la domanda di investimenti esiste; autorizzazioni e richieste, però, non sono ancora cantieri conclusi né posti di lavoro effettivi. Per trasformare quelle intenzioni in impianti, tecnologie e occupazione serviranno tempi amministrativi più rapidi e regole stabili.
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