Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato in data odierna la seguente legge: “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. Ora sono diversi gli scenari che si aprono, nel caso in cui gli annunciati ricorsi contro la riforma della legge elettorale vengano totalmente o in parte accolti dalla Corte Costituzionale.
Ecco quali:
– LA SENTENZA AUTO APPLICATIVA: nel caso in cui la Corte intervenga solo su alcuni elementi marginali della legge, come la questione della parità di genere o delle sottoscrizioni per le liste, la sentenza potrebbe diventare auto-applicativa e quindi – come spiegano i costituzionalisti Stefano Ceccanti e Michele Ainis – non richiederà necessariamente un intervento successivo di governo e Parlamento. Serve comunque che ci sia la cosiddetta ‘normativa di risulta’, secondo cui viene certificato che la legge resta in piedi dopo l’intervento della Corte.
– LE MODIFICHE DEL PARLAMENTO: in base alle eventuali osservazioni contenute nella sentenza della Consulta, se si trattasse solo di determinati punti della legge – sottolinea il costituzionalista Antonio Baldassarre – il Parlamento ha la facoltà di modificare la legge seguendo le indicazioni della Corte.
– LA BOCCIATURA: se la sentenza dovesse bocciare in toto la nuova legge elettorale, ritenendola in tutta la sua sostanza incostituzionale (eventualità ritenuta improbabile dai costituzionalisti), si andrebbe al voto con la precedente legge elettorale a meno che non ci siano i tempi e la volontà di approvarne un’altra in Parlamento. Questo perché – come precisa Ainis – secondo la Costituzione, il Paese non può non avere una legge elettorale immediatamente applicabile, a meno che non sia in stato di guerra.
– IL CASO DI CONSULTELLUM E ROSATELLUM: la Consulta potrebbe rivedere in diverse parti la legge elettorale, che di fatto ne emergerebbe profondamente cambiata rispetto a quella approvata dalle Camere: una eventuale modifica sostanziale riguarderebbe ad esempio interventi sul premio di maggioranza o l’obbligo di indicare il leader della coalizione. In quel caso però il Parlamento avrebbe comunque la facoltà, se ci sono i tempi, di approvarne un’altra. In questo senso esiste un precedente simile: nel 2015 durante il governo Renzi fu approvato l’Italicum, concepito per disciplinare solo la Camera dei deputati, visto che il governo confidava nell’approvazione della contemporanea riforma che avrebbe dovuto abolire l’elezione diretta del Senato. Ma il referendum costituzionale bocciò questa riforma, lasciando il Senato privo di una legge omogenea alla Camera. Nel gennaio 2017, la Corte Costituzionale intervenne quindi cancellando la parte sul ballottaggio: nacque così un secondo Consultellum (dopo il primo del 2014, che cambiò invece il Porcellum) ma a causa di tali stravolgimenti e della successiva approvazione di un nuovo testo, non fu mai applicato. Per superare questa ‘frammentazione’, il Parlamento approvò in quello stesso anno una nuova legge elettorale, nota come Rosatellum.
– IL NODO DEI TEMPI: Il punto delicato è il “quando”, come afferma il costituzionalista Carlo Fusaro: se la decisione della Consulta arrivasse mentre il procedimento elettorale è partito, servirebbe fermarlo e ricominciare, per permettere di presentare – ad esempio – le liste con meno firme. Così come i tempi sarebbero stretti, ma non impossibili, per l’approvazione di una nuova legge elettorale ex novo.


