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Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”

Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”

Sergio Mattarella sceglie Salamanca per rilanciare l’idea di un’Europa fondata su valori profondi, destinata a resistere a chi vorrebbe indebolirla. Nel corso della lectio magistralis pronunciata all’università spagnola che gli ha conferito il dottorato honoris causa, il Presidente della Repubblica ha unito memoria storica, cultura e politica internazionale in un discorso che suona anche come un avvertimento ai nazionalismi e alle spinte disgregatrici.

Il passaggio più forte è quello dedicato alla tenuta del progetto europeo. “Come scrisse Maria Zambrano “La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce” In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea”.

Il discorso rafforza l’asse tra Roma e Madrid: “Le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti”. Poco dopo il Presidente allarga ancora la prospettiva: tra i due Paesi esiste “una relazione profonda, che ha inciso, al di là del rapporto tra gli Stati, sulle società dei nostri popoli, nelle quali dimensioni politiche, culturali, religiose e intellettuali si sono costantemente intrecciate e vicendevolmente influenzate”. Da qui la sintesi più netta della sua lectio: “Senza la Spagna e l’Italia non si può comprendere l’Europa”.

Mattarella lega questo patrimonio comune alla funzione della cultura, chiamata a reggere anche nelle fasi più buie. “Nella crisi dei valori che attraversa il continente in un secolo che ha conosciuto gli orrori del nazismo e del fascismo e quelli del comunismo, la cultura resta un argine, come testimonia il coraggioso discorso pronunciato da Miguel de Unamuno proprio in questa università il 12 ottobre 1936: “Venceréis, pero no convenceréis” (vincere ma non convincere) : parole che diventano simbolo contro le forze autoritarie e difesa della ragione, della coscienza libera”.

Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”
Mattarella, lectio magistralis a Salamanca: “Le fondamenta dell’Europa non cederanno a chi vuole smantellarla”

Da Salamanca il capo dello Stato allarga poi il ragionamento all’equilibrio mondiale e al progressivo logoramento del sistema multilaterale. “La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che ha finito per favorire l’attuale controtendenza, rispetto allo spirito di San Francisco, e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto”.

Nello stesso solco si colloca il richiamo all’Onu e al diritto internazionale. “L’Onu nasceva per sottrarre ai singoli Stati – non importa quanto potenti – le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace insomma non coincide con qualsiasi equilibrio ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”.

Il Presidente denuncia anche i segnali più recenti di arretramento: “Accade oggi che – in opposizione a quanto si afferma necessario per l’ordinata vita delle singole comunità nazionali – si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”. Una deriva che, a suo giudizio, sta scavando un vuoto pericoloso, fino a creare una “terra di nessuno” esposta a nuove scorrerie e a nuove spinte di dominio.

Da qui l’appello all’Unione europea a non restare spettatrice. “Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader che, nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: “Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche”. Un’ Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite. Tocca all’Europa saper dire di no”.

Quel no, nelle parole del capo dello Stato, significa rifiutare l’allargamento dei conflitti, la competizione come unica regola e una instabilità permanente che si ripercuote soprattutto sui più fragili. In un passaggio sul Medio Oriente, definito un arco di crisi “di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni”, e uno sugli effetti collaterali delle guerre, che finiscono per oscurare “quella climatica, da cui dipendono fenomeni migratori importanti; quella alimentare, quella energetica, quella demografica, quella sanitaria”.

Infine un cenno ai Trattati europei e alla direzione che indicano. “Distrarci oggi dalla sua applicazione significherebbe tradire la nostra cultura, i nostri popoli, abdicare al ruolo dell’Europa unita”. Per Mattarella la rotta è chiara. “Noi sappiamo dove approdare: ce lo indicano i Trattati dell’Unione Europea”.

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