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Mattarella? Un presidente globe-trotter

Dopo Mosca, va in Argentina e Uruguay

Multilateralismo, dialogo e convivenza. Sono tre tra le parole chiave per spiegare l’impegno internazionale di Sergio Mattarella, presidente globe-trotter che in un anno ha gia’ toccato cinque continenti e, appena rientrato da Mosca nel pieno di una crisi che ricorda gli anni della Guerra fredda, si appresta a salire di nuovo su un aereo per atterrare in Argentina e Uruguay. Obiettivo del Capo dello Stato e’ infatti riaffermare lo standing dell’Italia non per tornare a una ‘italietta’ che aspira a diventare media potenza, ma per esercitare la nostra influenza nei consessi sovranazionali a partire dalla Ue. E il viaggio a Mosca di questi giorni e’ stato l’esempio piu’ calzante per spiegare questa linea: nel rispetto delle sanzioni europee, Mattarella ha avviato un dialogo con Putin nei giorni piu’ caldi dopo la crisi siriana, un dialogo difficile ma la cui necessita’ e’ stata confermata dalla presenza del segretario di Stato Usa Rex Tillerson in Russia poche ore dopo. Da un anno a questa parte il Presidente della Repubblica ha gia’ effettuato visite di Stato o ufficiali in quasi tutti i Paesi europei e, per quanto riguarda gli altri continenti, in Messico e Stati Uniti, Cina, Indonesia e Vietnam, Tunisia, Etiopia e Camerun. Nei prossimi mesi in agenda ci sono Argentina e Uruguay in maggio e si sta lavorando a una visita in Canada e una in Africa. L’obiettivo di consolidare e rafforzare il ruolo internazionale del Paese vede poi il biennio 2017-2018 come un banco di prova ma anche una opportunita’. Quest’anno l’Italia guida il G7, ha ospitato la cerimonia dell’anniversario dei Trattati Ue e siede in Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’anno prossimo guidera’ l’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa che ha presieduto anche agli accordi di Minsk sul conflitto tra Russia e Ucraina. Nel pantheon di Mattarella, va ricordato, c’e’ Alcide De Gasperi, la cui politica creo’ dalle macerie della guerra una posizione italiana atlantista ed europeista. Ma il presidente ha studiato anche la politica di dialogo di Aldo Moro e ha lavorato gomito a gomito con Romano Prodi che poi da presidente della commissione Ue inauguro’ la linea dell’allargamento dell’Unione e quella di partenariato e vicinanza. Insomma una scuola di superamento degli steccati, anche in piena Guerra fredda, che lo ha portato a disegnare una politica estera, con tutti i limiti che il suo ruolo impone, improntata alla valorizzazione degli organismi sovranazionali, dalla Ue all’Onu. E a un dialogo continuo con tutti gli attori.

Il multilateralismo dunque e’ il faro del presidente, convinto che un singolo paese, anche forte, poco possa davanti a sfide globali e che solo un contesto di dialogo che esclude l’uso delle armi possa portare alla pace. Lo ha detto chiaro e tondo a Mosca, parlando con Putin, e spiegando che sui tre fronti caldi di Ucraina, Siria e Libia l’opzione militare e’ da escludere mentre il peso delle diverse potenze e dei diversi attori va utilizzato che recuperare le condizioni per la pacificazione. Anche la Russia non deve essere ghettizzata ma deve essere riconnessa ai forum internazionali e responsabilizzata perche’ eserciti la sua influenza per evitare conflitti. Tutto cio’, ovviamente, nella fermezza verso il rispetto dei diritti: nessuno puo’ pensare di non rispettare le regole “per buone intenzioni, perche’ le buone intenzioni sono opinabili” ha detto da Mosca il Capo dello Stato. Parlava in senso piu’ ampio, ma la linea antitetica alla vulgata machiavellica per il capo dello Stato vale in ogni ambito. L’altro faro della sua politica e’ la convivenza. Soprattutto in questi anni di fanatismo e intolleranza, per Mattarella anche la societa’ civile, dai leader religiosi agli intellettuali, deve concorrere a determinare un clima di non contrapposizione. E infatti nei suoi viaggi il presidente mette sempre in agenda un colloquio con i leader religiosi del Paese visitato, dall’imam al rabbino al patriarca. Insomma, dopo due anni e oltre trenta missioni internazionali, il Capo dello Stato e’ deciso a proseguire la sua opera di confronto e dialogo, convinto che l’Italia non si possa isolare ma sia parte integrante di una rete di cooperazione e collaborazione. Per questo a Putin che gli faceva notare come si possa ormai parlare di un continente Euroasiatico, Mattarella ha risposto che il continente, per l’Italia, e’ Euroasiatico-africano. La battuta e’ stata accolta dal sorriso degli ospiti, ma e’ segno di quanto sia forte la consapevolezza che l’Italia ha un futuro se connette continenti diversi, incastonata com’e’ al confine tra est e ovest e tra nord e sud del mondo.