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Politica
Matteo Renzi, il presidente che volle farsi re

Oversize, si dice in inglese. Di formato eccezionale, superiore alla media, quasi allarmante. Tutte qualificazioni che stanno benissimo a Matteo Renzi, tanto che viene naturale interrogarsi sul suo futuro. Soprattutto se, in partenza, non si fa parte né dei suoi estimatori né dei suoi critici. Il soggetto è infatti interessante al di là della sua posizione politica e perfino del suo valore come essere umano. È, già oggi, uno di quei personaggi storici che spiccano sullo sfondo come se fossero vestiti di bianco in una folla vestita di scuro o come se fossero gli unici a colori in una pellicola in bianco e nero.

Tutto ciò non significa che se ne stia dicendo bene. Della schiera di questi personaggi speciali fanno parte sia Napoleone sia Masaniello, sia Hitler sia Alessandro, ma non De Gaulle: perché il Generale era serio e rassicurante come un monumento. Il suo stesso humour era soltanto una gioia per l'intelligenza. Mentre al contrario Renzi è colorato come Arlecchino, rumoroso e appariscente come un fuoco d'artificio, insolente e popolaresco come Masaniello, coraggioso fino alla guasconeria e all'imprudenza.

Ecco perché non se può dire né bene né male, per il momento. Perché per divenire un personaggio indimenticabile non basta che Cyrano abbia un gran naso, che sia poeta, che sia capace di comporre e di recitare versi irridenti mentre si batte a duello: è necessario che, quando proclama: “Alla fin della licenza io tocco”, tocchi davvero. Nello stesso modo Renzi sta accumulando da mesi premesse su premesse, una più azzardata dell'altra; sta sfidando tutti; continuando a ridere come Cassius Clay, si sta procurando quanti più nemici può; sta promettendo la Luna e poi, quando non gli sembra sufficiente, anche qualche pianeta e, chissà, lo stesso sole.

È come quando a teatro, un atto dopo l'altro, si accumulano i problemi in vista di un epilogo che suonerà come una lezione morale di cui il protagonista, oggetto di condanna o di ammirazione, sarà il paradigma. Certo, nella realtà, dinanzi al successo le fronti si inchinano sempre, le critiche scolorano, i plauditores divengono moltitudine, e se il trionfatore porta un cappello blu, domani moltissimi porteranno un cappello blu. Se invece il successo manca, subentra il disprezzo e – peggio di tutto – l'irrisione.

La vicenda di Renzi somiglia all'azzardo del gladiatore, do or die, vincere o morire. Il giovane avventuriero non beneficerà, come Cyrano, della grandezza anche nel momento in cui non ha l'amore e perde la vita ignominiosamente, perché a lui manca il lato umano. Come Achille, è un violento condannato a vincere. In conclusione sarà dunque il più grande politico della prima metà del Ventunesimo Secolo o il più grande e infantile bluff nel quale gli italiani si siano lasciati invischiare. In totale, un gigantesco punto interrogativo.

Solo il tempo e le realizzazioni concrete daranno la misura del suo valore. Queste realizzazioni dipenderanno da lui soltanto in parte, naturalmente, ma lui se ne è fatto carico e ne risponderà, perché s'è presentato come un novello Ercole capace per un momento di tenere il Globo Terracqueo sulle sue spalle o come Mosè, capace di comandare al mare di farsi da parte.

Esemplare la vicenda attuale. Pur di avere la nuova legge elettorale nella formulazione uscita dal Senato, buona o cattiva che sia, il Primo Ministro ha fatto dimettere dalla Commissione Affari Costituzionali tutti i membri del suo partito contrari a quella legge, provocando l'indignazione di molti, e vaste condanne, persino degli imprevedibili “grillini”. Ma il Capo impugna il suo destino e tira diritto anche se ha tutti contro. Se sfuggirà agli agguati, non sfuggirà alle peggiori accuse e certo avrà aggiunto un'altra tessera al mosaico dei molti che gli augurano non di inciampare, ma di rompersi l'osso del collo.

L'accumulazione dei nemici, dei problemi, delle promesse somiglia alla martingala semplice degli ingenui che vanno a giocarsi il patrimonio a Montecarlo. Anche la martingala semplice può funzionare, se il giocatore è fortunato e sa fermarsi in tempo. Ma ciò è contro la natura passionale e travolgente dei grandi condottieri e, a forza di insistere, dopo Jena, Auerstaedt, Lipsia e Austerlitz, può sempre esserci Waterloo.

Gianni Pardo

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