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Meloni, il fuoriprogramma alla Camera è una misteriosa agendina rossa: esce dall’Aula, poi rientra di corsa. E la premier annota tutto

Giornata fitta di impegni per la premier, che tra le comunicazioni parlamentari trova il tempo per i suoi appunti

Meloni, il fuoriprogramma alla Camera è una misteriosa agendina rossa: esce dall’Aula, poi rientra di corsa. E la premier annota tutto

Meloni “appuntatutto”: alla Camera spunta l’agendina rossa. E lei scrive senza sosta

Blu, rossa – sì, proprio come quella di Francesca Fagnani: che Meloni si stia preparando per Belve? – e chi più ne ha più ne metta: la passione di Giorgia Meloni per la cancelleria non è certo una novità. Ma il colore, specialmente negli ambienti istituzionali, vale meno del rituale.

Quello salta facilmente all’occhio esattamente come è accaduto quando – dopo il consueto caffè – Giorgia Meloni si è allontanata dall’Aula per qualche minuto per poi rientrare, dopo poco, con la sua agendina rossa tra le mani. Recuperata, la Premier si è rimessa al suo posto – accanto a Tajani, Mazzi, Abodi e altri dei suoi – e ha ripreso a scrivere, cosa che non ha praticamente mai smesso di fare dalle ore 15.15, cioè da quando sono iniziate nell’Aula di Montecitorio le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Europeo.

Una lunga giornata

La giornata tutta parlamentare di Giorgia Meloni è iniziata con le comunicazioni al Senato dalle 9, poi la consegna del testo alla Camera e il pranzo al Quirinale con Mattarella. Il dibattito alla Camera è l’ennesimo stress test della giornata: ma se “verba volant, scripta manent“, e lei lo sa bene. I temi sono scottanti – quasi quanto i prezzi degli ultimi giorni -, gli animi pure: così, nel mezzo della liturgia parlamentare, la premier torna a un gesto che le appartiene: prendere appunti.

Che la premier scriva in Aula è cosa nota. A dicembre 2022, presentando sui social Gli appunti di Giorgia, era stata lei a spiegare il suo metodo: “Io giro sempre con un quaderno di appunti, perché scrivo tutto”. E quei quaderni, aveva aggiunto, contenevano praticamente tutto il suo lavoro. Non solo promemoria, ma anche pensieri, cose da ricordare, materiale da rimettere in ordine e, perché no, qualche piccata risposta da concedere alle opposizioni dopo i loro interventi. La passione per gli appunti, insomma, accompagna Meloni, instancabile scrivana, anche nelle sedute parlamentari.

Ma, a Palazzo, i foglietti hanno anche una storia meno innocua. Nell’ottobre 2022, durante l’elezione del presidente del Senato, i fotografi immortalarono il foglietto che Silvio Berlusconi teneva tra le mani: un elenco numerato di giudizi su di lei, da “supponente” ad “arrogante”. Meloni rispose che mancava un punto e che non era ricattabile. Fu l’unica volta in cui degli appunti su di lei finirono in prima pagina, e non li aveva scritti lei. Quello di oggi, invece, resta un quaderno chiuso agli occhi altrui. Cosa ci sia dentro, non è dato sapere. Sta di fatto che Meloni continua ad affidarsi alla carta e alle sue amatissime penne colorate: “Le adora, non può farne a meno”, assicura chi le sta intorno. Speriamo durino fino a stasera.

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