Meloni in Kuwait, quattro anni di governo e un viaggio che parla di benzina, difesa e Ucraina
Mentre a Bruxelles si discute di come riportare l’Europa al tavolo dei negoziati per la guerra in Ucraina, Giorgia Meloni vola in Kuwait, dove raccoglie una disponibilità a prolungare il tetto ai prezzi dei carburanti praticato dalla rete Q8. Durata e condizioni della proroga restano da definire. Le due notizie raccontano la volontà della premier di tenere insieme interessi nazionali e ruolo internazionale. Il Daily Telegraph, poi, citando fonti diplomatiche, ha inserito Meloni in una rosa di cinque personalità europee considerate per un eventuale ruolo di interlocuzione con la Russia di Vladimir Putin nei futuri negoziati di pace sull’Ucraina. Accanto alla premier italiana figurano il presidente finlandese Alexander Stubb, quello ceco Petr Pavel, la prima ministra danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Støre. L’ipotesi del Telegraph resta, per ora, un’indiscrezione.
Meloni ha cercato fin dall’inizio della legislatura di coltivare un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, senza rinunciare alla propria collocazione europea e atlantica. Una linea che potrebbe costituire un elemento utile qualora Bruxelles decidesse di individuare una figura capace di dialogare con le diverse componenti occidentali. Naturalmente, un eventuale ruolo negoziale richiederebbe un mandato condiviso, obiettivi comuni e soprattutto il consenso delle parti coinvolte. Condizioni tutt’altro che scontate.
Anche per questo la visita in Kuwait assume un significato che va oltre il protocollo. L’incontro con l’emiro Sheikh Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah ha prodotto un Piano d’azione bilaterale per il periodo 2027-2030 e intese nei settori degli investimenti, della difesa e della cooperazione industriale. Tra queste figurano un accordo per promuovere gli investimenti diretti, una lettera d’intenti che coinvolge Leonardo e un protocollo di collaborazione tra Carabinieri e Guardia nazionale kuwaitiana.
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I carburanti
Ma la notizia che interessa più direttamente le famiglie italiane riguarda i carburanti. Dal confronto tra Meloni e l’emiro è emersa la disponibilità del Kuwait a prolungare il tetto ai prezzi di benzina e gasolio applicato dalla rete Q8. Un’apertura arrivata nelle stesse ore in cui Eni annunciava la prosecuzione fino alla fine dell’anno del proprio meccanismo di contenimento dei prezzi. La compagnia guidata da Claudio Descalzi aveva introdotto a settembre un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, inizialmente per trenta giorni. La proroga lascia possibili adeguamenti dei livelli alle condizioni di mercato.
Il confronto sui carburanti ha anche un risvolto meno visibile: per gli autotrasportatori che riforniscono i mezzi fuori dalla rete ordinaria dei distributori, un tetto applicato alle pompe potrebbe non tradursi nello stesso risparmio. È una delle questioni pratiche che accompagnano l’annuncio.
La disponibilità del Kuwait è un’apertura diplomatica, non ancora un risultato verificabile alle pompe: conteranno prezzi, durata e condizioni effettive della proroga. Anche perché la questione non riguarda soltanto gli automobilisti. Il prezzo del gasolio incide sui trasporti, sulla logistica e sui costi delle imprese, con effetti che possono trasferirsi lungo la catena distributiva fino ai prodotti acquistati quotidianamente dalle famiglie. In un Paese nel quale gran parte delle merci viaggia su strada, la stabilità dei carburanti rappresenta una variabile economica di primo piano. Il viaggio mostra anche il versante economico della diplomazia: agli accordi fra governi si chiede di produrre effetti misurabili sul mercato interno.
Il bilancio
La missione coincide con il quarto anniversario dell’esecutivo, che Palazzo Chigi accompagna con un dossier sui risultati della legislatura. Il Governo contabilizza 140 miliardi di euro tra tagli fiscali, sgravi contributivi e agevolazioni nel periodo 2023-2027: una somma cumulata di misure differenti, non una riduzione annuale delle imposte. Il documento richiama inoltre l’aumento dell’occupazione e il percorso di riduzione del deficit. Sono i dati sui quali l’esecutivo costruisce il proprio bilancio politico; per valutarne gli effetti restano centrali la crescita e il recupero del potere d’acquisto dei salari.
Sul traguardo dei quattro anni insiste Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma: “È un risultato senza dubbio storico, che nessun governo di questa Repubblica era mai riuscito a raggiungere”. Una valutazione con la quale Palazzo Chigi rivendica il valore della continuità dell’esecutivo, anche nella conduzione delle relazioni internazionali.
La missione in Kuwait e il possibile coinvolgimento nei negoziati sull’Ucraina appartengono a due piani diversi, ma si inseriscono entrambi nel tentativo della presidente del Consiglio di rafforzare il peso dell’Italia nelle relazioni internazionali. Nel primo caso si registra un’apertura sul fronte dei carburanti, accompagnata da nuovi accordi bilaterali. Nel secondo, per ora, esiste soltanto un’ipotesi diplomatica riferita dalla stampa britannica. Il dato politico è questo: dopo quattro anni, il peso internazionale della premier si misurerà meno sui vertici frequentati e più sulle decisioni alle quali riuscirà a contribuire.
Il vero banco di prova sarà dunque duplice. Da una parte incidere sulle grandi questioni europee, dalla sicurezza all’Ucraina, con una posizione riconoscibile e condivisa dagli alleati. Dall’altra utilizzare le relazioni internazionali per sostenere un’economia italiana che continua a fare i conti con energia costosa, crescita contenuta e salari ancora sotto pressione. Il Kuwait è un primo banco di prova: la disponibilità annunciata dovrà tradursi in condizioni effettive per consumatori e imprese. Sull’Ucraina, invece, il mandato resta tutto da costruire. La visibilità internazionale può aiutare, ma saranno gli accordi raggiunti e la loro attuazione a misurare il peso dell’Italia.
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