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La linea di Meloni: con Trump sull'arresto di Maduro, ma la Groenlandia non si tocca. E lancia l'allarme sull'Artico nelle mani di Russia e Cina
Fonti vicine alla premier dopo il blitz in Venezuela. Inside

Meloni ritiene che Trump abbia ragione nel pretendere più attenzione all’Artico, dove l’Occidente latita mentre russi e cinesi espandono la loro presenza anche nucleare
Giorgia Meloni si appresta a partire per Parigi, attesa al vertice dei Volenterosi per l’Ucraina ospitato da Emmanuel Macron. Lì ritroverà i principali leader occidentali e i vertici Ue alle prese con la gestione del caso Venezuela e del nascente caso Groenlandia.
Meloni, si sa, è la più vicina a Trump tra i leader europei e non a caso Palazzo Chigi ha scelto di sposare la linea della legittimità dell’intervento Usa a Caracas come risposta alla minaccia ibrida rappresentata dal traffico internazionale di droga gestito dal cartello criminale guidato da Maduro. Sono questi i capi di imputazione che da oggi vedono il dittatore venezuelano alla sbarra a New York.
Meloni sceglie poi di non commentare le successive dichiarazioni di Trump, di lasciare la difesa della posizione a chi tra i suoi dirigenti ha sempre seguito il dossier venezuelano come Carlo Fidanza e di telefonare alla premio Nobel Maria Corina Machado per dimostrare la vicinanza al popolo venezuelano che da tempo invoca libertà dalla dittatura.
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C’è chi ha visto in questa telefonata una presa di distanze da Trump, poi freddo verso Machado, ma probabilmente è un modo per ribadire - indirettamente anche agli USA - il sostegno a una soluzione politica che ripristini l’ordine costituzionale violato da Maduro, legittimi l’elezione di Edmundo Gonzalez Urrutia e apra la strada a nuove elezioni quanto prima. Una strada tortuosa, ma di gran lunga preferita rispetto a quella degli accordi con ciò che rimane del regime bolivariano.
Nel frattempo il ciclone Trump si abbatte sulla Groenlandia e qui l’affare si complica: Meloni, confermano i suoi più stretti collaboratori, sostiene la sovranità danese sul territorio autonomo e non ha in animo di legittimare eventuali azioni unilaterali americane.
Di contro, ritiene che Trump abbia ragione nel pretendere più attenzione all’Artico, dove l’Occidente latita mentre russi e cinesi espandono la loro presenza anche nucleare. È possibile che il vertice di Parigi, dal quale non sono attese particolari novità sul fronte ucraino, serva per ricompattare gli alleati a difesa dell’Ue e di un suo Stato membro come la Danimarca. Chissà se servirà anche a far rientrare le ultime uscite del tycoon.
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