Usa, Meloni frena l'Europa sui contro-dazi. Un pericolo la deriva di Macron. Così la premier tenta (di nuovo) di tenere uniti tutti - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 14:14

Usa, Meloni frena l'Europa sui contro-dazi. Un pericolo la deriva di Macron. Così la premier tenta (di nuovo) di tenere uniti tutti

Gaza, Ucraina, Groenlandia, Iran: settimana cruciale. Inside

Di Alberto Maggi

Contro-dazi agli Usa? Tutto rinviato al Consiglio Ue straordinario che dovrebbe tenersi giovedì sera in presenza


È metà mattina in Italia quando Giorgia Meloni si presenta davanti ai giornalisti a Seoul, ultima tappa di un trionfale viaggio in Asia. Ma più che sui risultati portati a casa tra Oman, Giappone e Corea del Sud, le domande del giorno sono tutte sulle reazioni di Donald Trump all’iniziativa di otto Paesi europei che hanno inviato un piccolo contingente militare in Groenlandia. 

Meloni si sforza, ancora una volta, come fa da un anno a questa parte, di non allargare il solco tra la Casa Bianca e i partner europei. Mai come oggi una posizione difficile, mentre dalle capitali del Vecchio Continente si moltiplicano le dichiarazioni che prometto fulmini e saette contro gli Usa, con Macron che si spinge a far trapelare la volontà francese di attivare gli strumenti anti-coercizione dell’Ue: dazi aggiuntivi, limiti agli investimenti americani, blocco alle importazioni di alcuni beni. 

Una deriva che Meloni considera pericolosa: la leader di Fratelli d'Italia teme che un’escalation possa far saltare l’accordo di luglio scorso sui dazi finendo col colpire anche chi, come l’Italia, ha ritenuto di non partecipare alla mini-missione groenlandese. Il tutto mentre al Parlamento europeo anche il Ppe di Manfred Weber e i Patrioti di Jordan Bardella si allineano alle sinistre chiedendo proprio di congelare il voto su quell’accordo. 

Meloni, visibilmente soddisfatta per essere stata inserita nel “Consiglio per la Pace” di Gaza, riferisce di aver parlato con Trump, evoca una possibile “incomprensione” tra i contendenti e si sforza di predicare calma e sangue freddo e di ricondurre tutta la vicenda sotto l’ombrello della NATO, in qualche modo dimostrandosi poco entusiasta dell’ennesima iniziativa velleitaria di Macron, Starmer e Merz. 

Sembra una posizione isolata, si attende in serata la riunione degli ambasciatori dei 27 presso l’Ue chiamata a predisporre la reazione muscolare contro Washington. Ma a fine serata trapela che tutto è rimandato, compresi quei 93 miliardi di extra-dazi che l’Ue avrebbe voluto imporre da subito agli Usa. Tutto rinviato al Consiglio Ue straordinario che dovrebbe tenersi giovedì sera in presenza e, forse, a valle degli incontri al vertice che si terranno a Davos, dove sono attesi sia Trump che Meloni che i principali leader mondiali. 

Una settimana che si preannuncia cruciale per le sorti delle tante partite aperte: Gaza, Ucraina, Groenlandia, Iran. Meloni sembrava poterci entrare in una posizione di grande difficoltà e, invece, una volta di più, l’Europa che abbaia ma non morde sembra dare ragione alla premier e al ruolo da pontiere con gli Usa che si è ritagliata in questi mesi. E non è da escludere che alla fine spetterà proprio a lei metterci la classica “buona parola” con Trump per non mandare a carte e quarantotto decenni di legame transatlantico.

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