Michele Emiliano sta giocando una partita sul filo del rasoio della legalità e per un magistrato, per altro ancora in carica, non è proprio il massimo.
Infatti Emiliano sta cercando il colpaccio e cioè di conquistare visibilità politica nazionale mettendo a rischio il suo stesso partito, il Pd.
Emiliano sta interpretando l’archetipo dello scaltro bizantino che cerca di forzare le regole pur di ottenere i suoi scopi ed infatti, è cosa recentissima la sua ardita manovra -peraltro riuscita- di fomentare la scissione di Rossi e Speranza per poi fare rapidamente marcia indietro dopo averli fatti uscire allo scoperto.
Senza contare la sua storia.
Emiliano è un magistrato che ha iniziato a fare politica indagando sulla missione Arcobaleno ai tempi di D’Alema premier; una inchiesta che giunse ad un nulla di fatto ma intanto lo mise in rampa di lancio.
Poco dopo sarà sindaco di Bari per lo stesso partito che aveva indagato e cioè sempre il Pd.
Fece poi il segretario regionale del Pd ed infine il presidente della Puglia.
Ora concorre allo scranno del primo partito d’Italia ma lo fa ancora da magistrato rendendo testimonianza dello strame che si fa ancora in Italia del concetto di regola; lo fa contro le riserve del Csm muovendosi come un elefante nei cristalli delle istituzioni.

