Michele Emiliano è stato a livello politico iscritto (ed è ancora) al Pd e segretario regionale della Puglia dello stesso partito e -a livello istituzionale- Sindaco di Bari e attualmente governatore della Puglia ed ha dunque rivestito ruoli preminenti nei due campi.
Contemporaneamente però Michele Emiliano è un magistrato ancora in organico e cioè non si è dimesso dalla magistratura e questo pone alcuni punti di domanda.
Intanto, dal punto di vista tecnico (diciamo così) Emiliano dice che questo obbligo non c’è mentre altri dicono di sì, in ogni caso il buon senso dovrebbe consigliare di non sommare al potere politico quello giudiziario visto che le moderne democrazie occidentali, dopo che Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède e di Montesquieu, sono fondate su questo elementare assunto.
La questione è rilevante per un semplice iscritto, diviene importante per un politico – magistrato che ricopra ruoli istituzionali, diventa essenziale per un magistrato che concorra alla carica di segretario di uno dei maggiori partiti del Paese.
Un caso emblematico di questo conflitto di interessi ce lo consegna lo stesso Emiliano che la prossima settimana dovrà comparire come testimone al processo contro il padre di Renzi consegnando alcuni sms ai magistrati inquirenti.
Già non è molto conveniente che lo sfidante alla carica di segretario testimoni contro il padre del suo avversario ma la cosa diviene eclatante se tale testimone è anche magistrato.
Più volte la stessa magistratura ha posto alla politica il problema ma non c’è mai stata una risposta a questo importante quesito. È bene infatti che un magistrato non possa rivestire due ruoli così importanti contemporaneamente e questo nell’interessa in primis della stessa magistratura.

