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Molte delle nuove leggi di riforma rimangono inattuate. Ecco perché

Leggi di riforma inattuate, mancano centinaia di decreti

Molte delle nuove leggi di riforma rimangono inattuate. Ecco perché
parlamento

Tutti noi, chi più e chi meno, siamo convinti che per modificare disposizioni già in vigore sia sufficiente che il Parlamento approvi la legge che dispone queste modifiche e che la nuova legge sia firmata dal Capo dello Stato e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Ma in realtà non è assolutamente così: decreti legge, decreti legislativi e leggi per poter concretamente modificare la normativa già in vigore necessitano di una serie di provvedimenti successivi così sintetizzabili:

–   decreti attuativi, ministeriali e interministeriali;

–   norme regolamentari e amministrative, anch’esse attuative, di competenza di Regioni, Province e Comuni;

–   circolari e disposizioni amministrative che Ministeri e Enti pubblici (in particolare Ministero dell’Economia, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno, INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate ecc.) devono predisporre e pubblicare.

E da sempre, sia pure con qualche eccezione, l’ordinamento giuridico italiano è caratterizzato negativamente (oltre che da una serie di regole eccessive, spesso poco chiare e/o inutili) dall’estrema lentezza, spesso al limite del vero e proprio illecito, con la quale Ministeri ed Enti pubblici emanano tutti questi atti di propria competenza, regolamentari ed amministrativi, sopraccennati.

Un sistema, questo dei ritardi, che spesso riesce addirittura a vanificare quasi del tutto la portata innovativa di una legge. Una realtà quindi ben diversa e lontana anni luce da quella che tanti giornali sbandierano nei titoli dei propri articoli, titoli che spesso – e quasi sempre in mala fede – “vendono” come definitivamente approvate anche semplici dichiarazioni di intenti o promesse di singoli ministri, formulate in una conferenza stampa o addirittura in semplici interviste televisive.

Ma veniamo ai fatti: secondo i dati forniti, anche recentemente, dalla stessa Presidenza del Consiglio e elaborati dai vari centri studi pubblici e privati specializzati in questo campo, i provvedimenti di legge definitivamente approvati da Governo e Parlamento, e già pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, richiederebbero per la loro effettiva e completa entrata in vigore 255 decreti attuativi. E di questi 255 decreti alla data del 15 luglio u.s. ne erano stati predisposti soltanto 48 e cioè meno di 1/5.

Sottolineo che questi decreti, anzi questi “mancati decreti”, non riguardano soltanto materie di poco conto ma anche i cosiddetti “provvedimenti bandiera” dell’attuale Governo, come Reddito di Cittadinanza, Decreto Sicurezza, Decreto Crescita, Decreto Sbloccacantieri, Decreto Semplificazioni e Legge di Bilancio.

Ed è su questi aspetti, quasi del tutto sconosciuti, che si dovrebbe invece soffermare l’attenzione dei giornali e dei media, più che sulle continue dichiarazioni di questo o di quell’altro ministro, dichiarazioni spesso smentite o rimangiate nel giro di poche ore e che sono, a mio avviso, una delle principali cause del sempre maggiore astensionismo e della via via più accentuata sfiducia che gran parte dell’opinione pubblica nutre nei confronti della nostra classe politica (e sindacale).

È vero, il ritardo nell’emanazione di questi provvedimenti attuativi non è una novità, anzi. Basti pensare che, sempre secondo i dati da ultimo comunicati, devono essere ancora emanati 8 decreti attuativi di provvedimenti di legge del Governo Letta, 40 del Governo Renzi e 86 del Governo Gentiloni.

Dunque il Governo Conte è in buona, anzi in ottima compagnia. Ricordo però che l’attuale Governo viene di continuo sbandierato come il “Governo del cambiamento” e che giornali e media continuano a discutere e a far finta di non sapere perché l’aumento del nostro PIL continua ad essere il più basso dell’Unione Europea e lo spread il più alto.

Un’ultima sottolineatura: rispetto a quella della Prima Repubblica, la lunghezza dei testi dei provvedimenti di legge approvati nella Seconda e attuale Repubblica è aumentata di quasi il 400 per cento, passando da una media di 3,6 pagine a quella attuale di 12,8, pagine in cui spesso si rincorrono interi articoli poco chiari o addirittura incomprensibili, a volte anche sgrammaticati.