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Obama, Renzi e la Merkel. Un’occasione per l’Italia di sostituire la Gb

Gli Usa sono orfani di un alleato storico in Europa e cioè la Gran Bretagna che ha da poco deciso con la Brexit di porre fine alla sua esperienza comunitaria

Obama e Renzi hanno sempre avuto un’ottima sintonia istituzionale dovuta principalmente al comune credo politico nella democrazia “all’americana” incarnata nei Democratici Usa e nel Partito Democratico italiano.
Questa visione comune è nata ai tempi dell’Ulivo di Prodi e si è poi rafforzata nel tempo con la costituzione del Pd nato dall’unione della Margherita e dei Democratici di Sinistra.
Dunque l’invito di Obama a Renzi alla Casa Bianca rientra in questa tradizione di simpatia che, nella fase finale del mandato del Presidente Usa si è trasformata in un vero supporto al referendum alle riforme costituzionali italiane.
Tuttavia il vero motivo che c’è dietro questo pubblicizzato incontro è probabilmente un altro.
Gli Usa sono orfani di un alleato storico in Europa e cioè la Gran Bretagna che ha da poco deciso con la Brexit di porre fine alla sua esperienza comunitaria (comunque sempre parziale dato il rifiuto dell’ euro e il mantenimento della sterlina); attualmente nella Ue non vi neppure un “asse” franco – tedesco, come spesso si dice, ma piuttosto un piccolo sistema orbitante con il sole germanico della Merkel al centro e il pianetino Francia in orbita intorno ad esso con un Hollande sempre meno influente e subordinato.
L’Italia, dopo l’uscita dell’U.K., ha tentato correttamente di sfruttare l’occasione propizia con il Convegno di Ventotene organizzato prontamente da Renzi per sancire il nuovo peso che l’Italia si sentiva chiamata ad assumere dalla importante defezione d’Oltremanica.
L’idillio, tuttavia è durato poco, qualche settimana da fine agosto a metà settembre. Già a Bratislava tutto era finito e il mini – sistema solare franco – tedesco proseguiva le sue evoluzioni solitarie ma inquietantemente improduttive per l’Europa tutta.
In tutto questo il quadro internazionale si è complicato per i fatti di Turchia, con un Erdogan aggressivo nei confronti del potente alleato Nato americano (che ha pensato bene di spostare le sue testate nucleari probabilmente in Romania), mentre la Siria diveniva il nuovo fulcro su cui si scarica tuttora  l’intera tensione internazionale delle superpotenze Usa e Russia, facendo paventare gravi minacce alla stabilità e alla pace mondiali con la flotta ex -sovietica che sta entrando nel Mar Mediterraneo proveniente dal mar Baltico con un appoggio sommergibilistico dal Mar Nero.
Come se non bastasse le prossime elezioni Usa saranno del tutto anomale con un contendente come Trump imprevedibile che ha fatto grandi concessioni di fiducia alla Russia di Putin.
Dunque la cena della Casa Bianca non sembra una iniziativa di Renzi, che naturalmente ha accolto con gioia l’evento, ma piuttosto del presidente Usa che ha dato il via ad un disegno strategico di sostituzione del tradizionale alleato britannico con l’Italia che se vincesse la Clinton troverebbe poi un seguito duraturo.
Gli Usa infatti hanno sempre “controllato” la Ue tramite l’Inghilterra e devono trovare un altro alleato atlantico affidabile e dunque questa è una possibilità per l’Italia non indifferente perché riuscirebbe così a contrastare l’egemonia della Merkel in Europa che si troverebbe oltretutto isolata anche dalla Russia con cui non ha più buoni rapporti.
L’Italia però sta cercando anche di non irritare troppo la Russia dopo l’invio del piccolo contingente italiano in Lettonia nell’ambito delle manovre annuali della Nato volte a rafforzare i confini orientali del Patto e quindi in Europa ha cercato di compensare con una apertura a favore sella Russia sulle sanzioni cercando così di accreditarsi come mediatrice tra le due superpotenze ai ferri corti.
Un’occasione dunque per il nostro Paese di contare di più se sarà capace di mantenere questo “canale privilegiato” con gli Stati Uniti, canale che aveva cercato invano di instaurare anche Berlusconi senza grandi risultati, se si eccettua un po’ di considerazione nel periodo del presidente Bush.
Renzi ha bisogno di allentare la pressione Ue sui conti pubblici e sui migranti perché sa che elettoralmente rischia molto e deve fare la voce grossa con Bruxelles in vista dell’appuntamento referendario di dicembre che come lui sa bene è visto da tutti come un referendum sulla sua leadership, come del resto fino a poco tempo fa aveva anch’esso dichiarato.