Alessandro Zan, parlamentare del Partito Democratico, ha legato il suo nome al Ddl sulla lotta all’omotransfobia. Un argomento sempre attuale, ma che ha riconquistato l’attenzione dei media dopo la grave aggressione avvenuta a Roma ai danni di una coppia gay. Nella sua intervista ad affaritaliani.it, auspica che siano finalmente superati i tentennamenti che hanno fin qui ostacolato la sua approvazione.
Onorevole Zan, alla luce delle ultime vicende romane c’è la necessità di velocizzare l’approvazione al Senato il Ddl che porta il suo nome…
Ci sono tutte le condizioni per partire al Senato perché la situazione politica si è stabilizzata dopo la crisi del Governo Conte II. Ora, il parlamento nella sua autonomia in Senato può incardinare nella legge in commissione Giustizia e avviare l’iter, anche perché siamo a metà dell’opera e non possiamo perdere questa grande occasione. Questo il sesto tentativo che si fa in parlamento per approvare una legge di questo genere, ma nel frattempo, si consumano quotidianamente casi di violenza e discriminazione che sono inaccettabili, perché perpetrati contro le persone per la loro condizione personale. I fatti recenti avvenuti a Valle Aurelia, sono la punta dell’iceberg di una realtà molto più profonda e molto vasta. Mi auguro che l’indignazione espressa da Fratelli d’Italia e dalla Lega, che in passato avevano ostacolato l’approvazione della legge, si tramuti in un consenso.
*BRPAGE*Anche perché i numeri ci sono…
Sì, certo. In passato le leggi sui diritti civili sono state approvate con maggioranze che non sempre coincidevano con le maggioranze che sostenevano il governo. Quindi è giusto e importante approvarla il prima possibile.
Lei sta lavorando anche con esponenti di altre formazioni politiche. Quali sono quelle più sensibili al tema?C’è stato un fronte compatto composto da Pd, Leu, Italia Viva e Movimento 5 Stelle. In più ci sono stati deputati di Forza Italia che alla Camera hanno votato la legge. E il numero dei sanatori e senatrici di Forza Italia che dichiarano di essere disposti a votare a favore della legge sta crescendo col passare dei giorni. E dunque, questo è un segnale molto positivo anche perché l’Italia è l’ultimo grande Paese europeo a non avere una legge di questo tipo, e non è più accettabile che ci sia questa situazione. Insomma, stiamo parlando di vittime che subiscono violenza motivata esclusivamente dalla loro condizione personale. Ricordiamo che questa è una legge avanzata, che tocca anche la misoginia, quindi l’odio verso le donne, e l’abilismo, che è l’odio verso le persone disabili. Per cui non è una legge che riguarda solo l’omotransfobia.
Non sarebbe il caso di iniziare davvero a introdurre nell’educazione civica insegnata nelle scuole anche il rispetto delle differenze?
Il 17 maggio in Italia si celebra la giornata contro l’omofobia, è una prassi celebrarla anche se non è ancora stata istituzionalizzata, ecco durante quella giornata e nell’ambito dell’autonomia delle scuole e senza prescindere dei patti fra insegnanti, genitori e studenti, possono essere intrapresi progetti che si possono occupare di insegnare il contrasto alle discriminazioni, partendo proprio dall’insegnamento del rispetto delle differenze. Perché nonostante le nostre differenze siamo tutti uguali nei nostri diritti. Ed è questa la cosa importante. Inoltre, può essere utile anche nella lotta alle forme di bullismo. Se si insegnasse il rispetto e la gentilezza nei confronti di tutte le differenze, questo paradigma cambierebbe.
*BRPAGE*Lei crede che una volta approvato il Ddl le cose potranno davvero cambiare? La prospettiva di pene forti e del carcere è un ottimo deterrente per non vedere più scene come quella vista a Villa Aurelia a Roma?
Il carcere è l’ultima ratio. Se uno uccide una persona solo perché omosessuale e prende un’aggravante per questo motivo, commette un reato diverso dall’incitamento all’odio. Ma il tema è un altro. Nel nostro ordinamento esiste già la legge Reale-Mancino, che contrasta i crimini d’odio per ragioni razziali, religiose ed etniche. Questa legge in sostanza dice che se tu commetti istigazione all’odio o violenza non per quello che fa una persona ma per quello che è, si prevede un aumento di pena. Ma questo avviene in tutte le democrazie occidentali. Perché le persone che vengono colpite per la loro condizione personale devono avere una tutela rafforzata, altrimenti possono continuare ad essere oggetto di violenze. Chiaro che poi è difficile che uno sconti la pena in carcere, per una serie diversa di motivi. La legge, infatti, prevede un percorso alternativo alla pena detentiva, un percorso che si effettua con varie associazioni e che se ben organizzato porta grandi risultati. E in queste situazioni si può dire che lo Stato esce vincitore.
Quali sono le mosse per il futuro?
Intanto cerchiamo di portare a casa questo Ddl, che già sarebbe un grandissimo risultato. L’obiettivo si concentra pragmaticamente sull’approvazione di una legge di grande civiltà che l’Italia attende da trenta anni. Fallire è facile, portare a casa il risultato è più difficile ma proprio per questo serve molta determinazione. Una volta approvata la legge, penseremo al futuro.

