La domanda che in molti oggi si fanno è se Nicola Zingaretti e il Partito Democratico, alla luce dei risultati delle elezioni regionali, non forzino la mano per andare al voto per il Parlamento liberandosi così dei grillini e dei renziani. D’altronde il Pd è stato il primo partito sia in Emilia Romagna sia in Calabria. Affaritaliani.it ha sondato il terreno tra deputati e senatori dem e la risposta è che non è ancora giunto il momento per un ragionamento di questo tipo. Che, nel caso, si potrebbe fare soltanto se a metà marzo dagli stati generali del Movimento 5 Stelle non arrivassero garanzie sull’impegno dei pentastellati per la tenuta e il rilancio dell’azione di governo.
Non solo, spiegano i Dem, prima va comunque portata a casa la riforma in senso proporzionale della legge elettorale, con soglia di sbarramento al 5%. Prima di compiere un passo così importante il Pd vuole portare a termine la costruzione di un’ampia coalizione in grado di battere il Centrodestra e capire se in questo rassemblement possono esserci anche i grillini. E magari anche attendere le Regionali di primavera per vedere se il trend viene confermato. E’ chiaro che un’accelerazione in tal senso arriverebbe in caso di vittoria in Toscana e in Liguria, magari anche nelle Marche, e di non debacle nelle due Regione del Sud chiamate al voto, Campania e Puglia. Il Veneto viene dato quasi sicuramente per perso con la riconferma di Luca Zaia e della Lega.


