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Palazzi & potere
Elezioni 2018, M5s: vademecum per i candidati. Ma Di Maio decide (quasi) tutto

 L'ultima parola su tutto spetta al capo politico. O al suo staff. E guai a trasgredire. Nella seconda pagina delle "linee guida per i candidati alle parlamentarie" si legge in fondo che «ogni violazione accertata di uno o più degli impegni sopra elencati, sarà ritenuta lesiva e costituisce danno al Movimento 5 Stelle».
Gli aspiranti parlamentari, scrive Repubblica, non possono fare interviste se non hanno il via libera del candidato premier o dello staff comunicazione nominato dallo stesso Luigi Di Maio. Lo staff o il "capo" può anche sindacare sulla sala utilizzata per un incontro o una manifestazione. Nelle norme si legge che si potranno usare sale gratuitamente a patto «che non sia state richieste contropartite di nessun tipo e che il proprietario o il responsabile legale, nel caso di sedi di associazioni o onlus, non sia mai stato eletto in un partito politico o che l' accostamento del proprio nome a quello del Movimento 5 Stelle non possa provocare imbarazzo o danno d' immagine a giudizio dello Staff Comunicazione nominato dal capo politico».
Un capitolo delicato è quello delle donazioni. Quattro i punti.
Regole dettagliate. I candidati possono accettarle a determinate condizioni. La prima: «L' importo contante non superi i 200 euro e sia rilasciata la ricevuta». La seconda: « Nessun soggetto può contribuire alla campagna elettorale con una donazione superiore a mille euro». La terza: «Le donazioni vangano rendicontate pubblicamente » . La quarta: « Per importi superiori a 200 euro va effettuato un bonifico direttamente sul conto corrente del mandatario».
Gli aspetti su cui Di Maio e lo staff battono di più, scrive Repubblica, sono quelli comunicativi. Nove i punti. Si percepisce la paura che le pattuglie di candidati inesperti, tra gaffe e interviste senza rete, provochino problemi e facciano perdere consensi. Meglio il bavaglio. «I candidati potranno partecipare a trasmissioni televisive e radiofoniche locali secondo un calendario condiviso con gli altri candidati ed autorizzato dallo staff comunicazione nominato dal capo politico » .
Vietata la tv nazionale «se non espressamente convocati dallo staff comunicazione». Sì alla partecipazione ad incontri pubblici «organizzati esclusivamente in coordinamento con lo staff» .

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