Il governo spreme 2 miliardi dalle compagnie telefoniche ma salva Mediaset - Affaritaliani.it

Palazzi & potere

Il governo spreme 2 miliardi dalle compagnie telefoniche ma salva Mediaset

Le concessioni per le frequenze scadono nel 2018, Renzi promette una lunga proroga ma bisogna pagare subito: se rifiuti, vanno all' asta. Le tv - Mediaset & C. - invece non si toccano
 

Il governo è sorpreso dai rilievi dell' Unione europea sulla manovra finanziaria. Eppure più di una voce inserita fra le coperture di spesa è talmente fragile che il buco è evidente a occhio nudo persino da Bruxelles. Il caso del canone sulle frequenze della telefonia mobile è perfetto per riassumere il comportamento scriteriato, e insieme tracotante, di Palazzo Chigi. Si tratta di un argomento tecnico, ma non è certo secondario: nel bilancio dello Stato per il 2017 vale la bellezza di 1,8 miliardi.
Qualche premessa per capire l' operazione "corsara" messa in piedi tra Palazzo Chigi e Tesoro. Anche se il servizio è totalmente privato, lo Stato è proprietario degli apparecchi che irradiano l' Italia e trasmettono i segnali per i telefonini. Le compagnie telefoniche - quattro multinazionali, tutte straniere esclusa Telecom, controllata però dal francese Vincent Bolloré di Vivendi - ricevono in concessione le frequenze, investono dei soldi, ne traggono profitto (se va bene l' affare) e pagano una tassa annua.
Ora il governo, scrive il Fatto, s'è ricordato che l' ultima proroga, ratificata dall' esecutivo tecnico di Mario Monti, ha portato la scadenza delle concessioni relative alle bande di frequenze 900 e 1800 - quelle usate per la tecnologia 3G e 4G (e dunque per le connessioni Internet veloce) - al giugno del 2018. In Europa l' uso di quelle frequenze si mette all' asta per aumentare i ricavi pubblici, in Italia invece il governo ha deciso di imporre agli operatori di pagare subito un rinnovo di undici anni per soddisfare le esigenze della manovra elettorale, compilata per strappare consenso agli italiani al referendum.
Il prezzo fissato è di 1,8 miliardi di euro, denaro che (forse) sarà incassato nel 2017 e che (di sicuro) mancherà nel 2018, come risulta dal Draft Budgetary Plan inviato dall' Italia a Bruxelles.
Come acquistare una casa con un mutuo a lunga scadenza e disporre soltanto di una rata. Il progetto di Palazzo Chigi è, per così dire, bifronte: un po' è un ricatto, perché le aziende che non aderiscono all' offerta perdono la frequenza che viene messa a gara, e un po' un favore, perché il rincaro della tassa è minimo e blinda la concessione per un periodo di tempo considerevole. Telecom e Vodafone sborsano poco meno di 50 milioni di euro l' anno e, adesso, dovranno sganciare circa 570/580 milioni in un colpo solo per garantirsi undici anni di buoni affari.

Il governo, però, che tanta disinvoltura dimostra nel riscuotere denaro dagli operatori telefonici, è assai più timido quando si tratta di televisioni. Un paio di anni fa, per dire, l' Autorità di garanzia sulle Comunicazioni (Agcom), per un obbligo di legge, approvò un nuovo modello per calcolare il canone sulle frequenze tv. In passato Mediaset e sorelle pagavano l' 1% del fatturato e lo Stato, con piccoli scostamenti, attingeva dai 50 ai 60 milioni di euro l' anno.
Agcom, invece, due anni fa disse che la tassa andava trasferita al gestore delle frequenze e non all' azienda televisiva. Il principio introdotto dall' Autorità consentiva a Mediaset e Rai di risparmiare un bel po' di milioni, ma condannava le altre (emittenti locali comprese) - attraverso un rialzo progressivo - a pagare una cifra sproporzionata.